L'importo medio dell'assegno nel 2024 è sceso di 36 euro in cinque anni. Anche per effetto delle strette sulle uscite L’importo medio dell’assegno pensionistico per i lavoratori privati nel 2024 è stato pari a 1.300 euro al mese. Nel 2019 era di 1.336 euro. Anche per effetto delle strette sulle uscite. La Stampa spiega oggi che un dipendente privato che ha maturato una pensione di vecchiaia con i requisiti, ovvero un minimo di 67 anni e 20 di contributi versati, riceve, in media, 1.074 euro al mese rispetto ai…
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Approfondimenti:
Lavorare più a lungo per una pensione perfino più bassa di prima. È quanto certifica il monitoraggio dei flussi di pensionamento Inps. Stando ai dati, l’importo medio dell’assegno pensionistico dei lavoratori del settore privato nel 2024 è pari a 1.300 euro al mese. Mentre, nel 2019, il trattamento mensile era di 1.336 euro. A pesare sulla media, soprattutto le pensioni anticipate più “ricche” de…
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L'età pensionistica media nei Paesi dell'Ocse passerà rispettivamente dai 63,9 anni e 64,7 anni per donne e uomini che sono andati in pensione nel 2024, ai 65,9 anni e 66,4 anni di chi ha cominciato la carriera nel 2024. Emerge dal consueto rapporto annuale "Panorama delle Pensioni - 2025" pubblicato…
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Le pensioni hanno fatto irruzione anche sulla legge di Bilancio 2026, suscitando le solite polemiche. Purtroppo, come accade quasi sempre, i commenti tengono poco conto della demografia e dei risultati di ricerca sul tema. Vediamo due aspetti importanti, fra i molti possibili. La demografia è chiara. Nei prossimi vent’anni – se non vi saranno migrazioni – tredici milioni gli italiani (nati nel 2006-2025) compiranno vent’anni, a fronte di ventidue milioni (nati nel 1961-1985) che ne compiranno…
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Dei tentativi di rivedere la manovra al capitolo pensioni resterà con ogni probabilità poco o niente. Lo scopriremo nei prossimi giorni, nella più tradizionale delle maratone natalizie che vedono protagonista il Parlamento con la legge di Bilancio (e pensare che, visto l’ammontare e il ridotto e il contenuto nel complesso piuttosto neutro, la manovra 2026 poteva naturalmente candidarsi a un “percorso netto”).
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C’è una generazione di lavoratrici e lavoratori che ha fatto tutto ciò che lo Stato ha chiesto: ha lavorato per quarant’anni, ha versato contributi regolarmente, ha garantito servizi essenziali alla collettività. Eppure, oggi, mentre si avvicina alla pensione, ha rischiato di ritrovarsi a pagare ancora una volta il prezzo degli equilibri di bilancio. Le novità spuntate e poi ritirate della nuova Legge di Bilancio, infatti, vanno tutte nella stessa direzione: posticipare, rallentare, scoraggiare…
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«Il nostro sistema previdenziale rischia il collasso» sostiene Pietro Ichino, che da esperto giuslavorista spiega che per ristabilire un equilibrio occorre aumentare l’occupazione, puntare di più sulle politiche attive sul lavoro per ridurre la scarsa partecipazione femminile e l’abnorme disoccupazione giovanile. Professor Ichino, il governo ha deciso di ritirare tutte le ultime proposte in mate…
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In principio fu Giuliano Amato, ma il vero salto di qualità arrivò con Silvio Berlusconi. «Da gennaio porteremo le pensioni minime a un milione al mese», promise una manciata di giorni prima delle vittoriose elezioni del 2001, quando c’era ancora la lira. Detto fatto. E siccome funzionò, la promessa del Cavaliere passò a mille euro al mese alla vigilia delle elezioni del 2018. Ma stavolta ne spuntava una ancora più grossa, di promessa.
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Nel testo definitivo della manovra economica che approderà a Palazzo Madama il 22 dicembre, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha voluto rassicurare lavoratori e sindacati: non sono previsti tetti né automatismi per l’innalzamento dell’età pensionabile. Una dichiarazione che punta a smorzare le tensioni in una fase delicata, segnata dall’invecchiamento della popolazione e dalla sostenibilità dei conti pubblici.
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«Un Paese con questa demografia mette seriamente a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico. Serve più consapevolezza». Carlo Cottarelli, economista ed ex direttore del Fondo monetario internazionale, oggi alla guida dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, invita a guardare ai numeri più che agli slogan quando si parla di sostenibilità della previdenza italiana. Specie con un ci…
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La nuova stretta sui pensionamenti anticipati è stata una sorpresa. Ma non si può dire che fosse del tutto inaspettata. In ognuna delle manovre degli ultimi anni, il governo ha provato a chiudere le vie che portano al pensionamento anticipato. E c'è una ragione. Il sistema pensionistico italiano è uno schema a "ripartizione". Significa che ogni fine mese le pensioni vengono pagate con i contributi che quello stesso mese hanno versato i lavoratori in attività.
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La nuova stretta sui pensionamenti anticipati è stata una sorpresa. Ma non si può dire che fosse del tutto inaspettata. In ognuna delle manovre degli ultimi anni, il governo ha provato a chiudere le vie che portano al pensionamento anticipato. E c’è una ragione. Il sistema pensionistico italiano è uno schema a “ripartizione”. Significa che ogni fine mese le pensioni vengono pagate con i contributi che quello stesso mese hanno versato i lavoratori in attività.
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