Caricamento player Quando a febbraio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è andato a Washington per presentare al presidente americano Donald Trump un piano per attaccare l’Iran e rovesciare il regime, una delle premesse era questa: l’Iran non sarebbe riuscito a bloccare lo stretto di Hormuz. L’idea era che gli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro la catena di comando iraniana sarebbero stati così intensi e rapidi da impedire ai militari iraniani di organizzare una risposta efficace.
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In un contesto internazionale sempre più complesso, parlare di Iran oggi significa affrontare questioni cruciali che riguardano sicurezza, geopolitica ed energia a livello globale.Lombardia in Azione, su impulso della forte volontà e determinazione di Azione Lecco, di Giuseppe Lanzillotti, membro del Direttivo di Azione Lecco e di Andrea Zanoni, iscritto ad Azione Lecco ed esperto di Logistics and Defense Policy, organizza martedì 7 Aprile 2026…
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In un contesto internazionale sempre più complesso, parlare di Iran oggi significa affrontare questioni cruciali che riguardano sicurezza, geopolitica ed energia a livello globale.Lombardia in Azione, su impulso della forte volontà e determinazione di Azione Lecco, di Giuseppe Lanzillotti, membro del Direttivo di Azione Lecco e di Andrea Zanoni, iscritto ad Azione Lecco ed esperto di Logistics and Defense Policy, organizza martedì 7 Aprile 2026 alle ore 19:00 un webinar dal titolo “IRAN 2026: una guerra nel Golfo che ridefinisce…
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La stima del Financial Times include una somma compresa tra i 2,1 e i 3,6 miliardi di dollari destinata a coprire i danni e la sostituzione delle attrezzature La guerra di Donald Trump all’Iran sta costando agli Stati Uniti centinaia di milioni di dollari al giorno. Citando Elaine McCusker, senior fellow presso l’American Enterprise Institute (Aei) ed ex alto funzionario del Pentagono responsabile del bilancio, il Financial Times calcola che il costo della campagna militare…
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Gli alleati della Nato sostengono "silenziosamente" gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. Fa eccezione la Spagna, ma il Regno Unito, l'Italia, la Germania, il Portogallo e persino la Francia stanno facendo la loro parte, come scrivono in un'analisi per il Wall Street Journal Linas Kojala, ceo del centro studi di geopolitica e sicurezza di Vilnius, e l'analista Vytautas Leskevicius, ex ambasciatore lituano presso la Nato.
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Il contesto geopolitico rischia di crearci qualche grattacapo in più del necessario. All’instabilità di questi giorni si sommano infatti gli effetti negativi delle tariffe Usa sulle importazioni, nettamente inflattivi e contrari ad ogni logica di ottimizzazione della produzione mondiale, nonché i maggiori costi che la gran parte dei Paesi dovranno sostenere per gli investimenti nella difesa, diventati ormai inevitabili dopo le posizioni -inequivoche – prese dall’amministrazione Usa.
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Nella sua nuova Pillola di Economia, Mauro Peveri analizza in maniera impietosa la situazione internazionale con il conflitto in Iran e le conseguenze per le nostre economie. Era da tempo che non scrivevo, ma la confusione che circola sugli obiettivi della guerra in Iran impone alcune riflessioni. Donald Trump non è un attore irrazionale. La sua strategia è chiara: ridefinire gli equilibri globali attraverso rapporti di forza, utilizzando economia ed energia come strumenti geopolitici.
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L’America è diventata più imprevedibile di Israele nel gestire la guerra contro l’Iran. Il motivo è semplice. Washington non ha mai pensato all’opzione “fine guerra mai” che, invece, era tutt’altro che disdegnata dal governo israeliano di Benjamin Netanyahu, per il quale l’assalto a Teheran presupponeva la possibilità di disarticolare dalle fondamenta tanto la Repubblica Islamica quanto, in prospettiva, l’intera unità statuale della potenza centroasiatica.
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Lo Stretto di Hormuz è di fatto bloccato dall'inizio della guerra fra Usa e Iran: da lì transita circa un quinto del petrolio mondiale, e secondo dati Onu/Unctad il traffico navale è crollato del 95% nell'arco di un mese. Di lì passa anche il 30% delle esportazioni mondiali di fertilizzanti, con ricadute sui prezzi agricoli globali. Dall'inizio del conflitto i prezzi nell'UE sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 60% per il petrolio; in trenta giorni l'Unione ha già accumulato 14 miliardi…
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