LEGGI – I giri di poltrone su Petrecca&C. e l’idea di Conte Flop, controflop e superflop. L’avvio della stagione televisiva in Rai non vive solo di turbolenze politiche, ma soprattutto di delusioni catodiche. Il sorpasso di Mediaset è un fatto appurato, le cifre sono sempre più critiche e confermano che nei primi 24 giorni di …
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Tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico non è ancora divorzio. Ma «è evidente che c’è un problema». Che si chiama Matteo Renzi. Mentre il Campo Largo va in frantumi in Liguria, Giuseppe Conte parla con il Corriere della Sera e chiude all’alleanza con Italia Viva: «Se vogliamo costruire un progetto unitario serio, bisogna anche assumere un atteggiamento costruttivo e di rispetto verso gli alleati», dice l’Avvocato del Popolo…
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Una volta era un pensoso cimento che appassionava gli storici, ma oramai sono i media a coltivare un culto febbrile per le date spartiacque, quelle che segnano un prima e un dopo e dunque si capirà presto se anche il 26 settembre 2024 è destinata a diventare una pietra miliare: in questo caso per il Pd, che due giorni fa ha deciso di auto-escludersi dal governo della Rai. Una scelta forte, perché…
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Caro Merlo, da settimane mi chiedo perché Elly Schlein perda tempo e energie a inseguire Conte. G.Carlo Di Girolamo e amici — Pescara Il campo largo è una necessità elettorale, e la paziente e leale tenacia di Elly Schlein la rafforza come leader della sinistra. Al contrario, sta logorando Conte la sua antica slealtà, ora confermata dall’astuta partecipazione alla lottizzazione del Cda della Rai …
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A parte le giuste e persino scontate considerazioni sul pessimo stato del rapporto Pd-5S-Avs, la vicenda della Rai offre il destro per alcune riflessioni più generali da proiettare nel futuro del centrosinistra. La prima riguarda la definizione stessa di “campo largo”, ormai uno stucchevole luogo comune che copre il vuoto. Sul piano locale, è vero, si trova prima o poi un punto di accordo tra Ell…
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Il voto per il rinnovo del Cda della Rai potrebbe rivelarsi letale per il campo largo. Nonostante le molteplici divisioni che hanno attraversato la coalizione di centrosinistra in queste ultime settimane, mai prima d’ora si era giunti a un simile livello di scontro. La tensione tra gli alleati d’opposizione è alle stelle. I due azionisti di maggioranza del cartello elettorale di centrosinistra, Pd e M5s, sono ai ferri corti.
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Da una parte il M5S e Avs, dall’altra il Pd con Italia Viva. I primi hanno partecipato al voto eleggendo i loro due rappresentanti (il pentastellato Alessandro Di Majo e Roberto Natale, già portavoce di Laura Boldrini, per Sinistra e Verdi); i secondi hanno rifiutato il voto e non hanno eletto nessuno di loro gradimento. Si sono scontrati così due visioni tattiche e due diversi interessi. A Giuseppe Conte interessava mantenere la posizione che già aveva all’interno del consiglio di amministrazione mentre Bonelli e Fratoianni…
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Parafrasando un antico detto popolare si potrebbe sintetizzare la situazione politica con: “tira più una poltrona della Rai che un carro del campo largo”. E su questo tema Giuseppe Conte si è dimostrato il nuovo interprete della tragicomica politica italiana. A quei pochi che ancora oggi continuano ad indicarlo come riferimento dei progressisti verrebbe da chiedere o richiedere un T.S.O. immediato.
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Il manifesto del 27 settembre 2024 Divide et impera. Meloni si prende la Rai e incassa la spaccatura del «campo largo». Dopo il voto ognun per sé sul cda di viale Mazzini, con M5S e Avs partecipi dell’accordo con la destra, arriva la rottura in aula sul lavoro. Volano le accuse tra Conte e Schlein
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Commedia sentimentale. Funziona quasi sempre. Ci metti due attori come si deve, lei e lui. Nei film sono agli antipodi. Lei è ricca e lui è povero. Lui è intellettuale e lei fatica con «I tre moschettieri». Lei è snob e lui porta la cofana. Lui è un figone e lei è una nerd. Lei è di destra e lui di sinistra. Poi, chissà perché, si attraggono. Prima si disprezzano, poi si sfiorano, quindi c’è il malinteso, mamma mia, ci resti male, poi un po’ sorridi, quindi, che angoscia, c’è ‘O…
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L'ultima lite si accende sul salario minimo. I 5 Stele si vedono dichiarare inammissibili una cinquantina di emendamenti, fra cui quelli sul sacro testo del salario minimo, e abbandonano l'aula in una nuvola di indignazione. I deputati del Pd invece restano e dal Nazareno scagliano frecce avvelenate contro le truppe di Conte: «Quando si tratta di ottenere poltrone in Rai, sono sempre presenti per votare.
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Non è la Rai. Non solo, almeno. Due istantanee raccontano il gelo che è caduto sul campo largo, l’alleanza del centrosinistra la cui salute viene messa in dubbio pure dai suoi protagonisti. «Il campo largo? Non esiste», si rassegna il verde Angelo Bonelli, altrimenti «avremmo una situazione differente. Ma ci stiamo lavorando, ci riusciremo». Il primo scatto della foto-storia del declino porta la data del 5 luglio: eccoli, fianco a fianco sorridenti, Giuseppe Conte ed Elly Schlein, con Maria Elena Boschi e il…
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Avete presente il campo largo? Ecco. Lo scriviamo ormai da un secolo che in politica non funziona l’equazione secondo cui 2 più 2 fa 4. Perché gli addendi devono essere compatibili, oltre che numericamente sommabili. Pd e M5S, insieme ad Avs e ad un pezzo di Terzo Polo, potrebbero ambire al governo del Paese. Ma non vanno d’accordo quando devono opporsi alla Meloni, figuratevi se possono stare insieme nella stanza dei bottoni.
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Campo largo, i tre passi di Conte per mollare l'alleanza di centro sinistra Pochi dubbi: tante le differenze di posizione nelle ultime settimane per non essere frutto di scelte Negli ultimi anni, il concetto di "campo largo" nel centro-sinistra italiano è stato più un’idea che una realtà consolidata. L'alleanza strategica tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, volta a costruire un fronte ampio contro la destra, ha sempre presentato fragilità e contraddizioni.
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Se tre indizi fanno una prova, bisogna concludere che Giuseppe Conte sta portando il suo movimento verso destra. Primo indizio oggi il Movimento cinque Stelle si prende il consigliere d'amministrazione della Rai, definita sprezzantemente dalla sinistra Tele Meloni, partecipando al voto che invece il Pd diserta perché lo considera un inciucio e dunque ha deciso di rinunciare al proprio seggio. Secondo indizio coerente con il suo passato, il leader dei cinque Stelle che da premier firmò i famosi…
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