"Penso che questa sia la manifestazione di un bullismo organizzato nella sua forma più raffinata. Il modo in cui vedono questa guerra non è solo una guerra contro l'Iran, ma anche una guerra per il controllo delle risorse energetiche di tutto il mondo, al fine di giocare la l…
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Una “pioggia nera” si è abbattuta sull’Iran nel fine settimana dopo che raid congiunti Stati Uniti-Israele hanno colpito depositi di petrolio. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Oltre ai precursori delle piogge acide – anidride solforosa e biossido di azoto – le colonne di inquinanti con ogni probabilità contengono un cocktail di idrocarburi, PM2,5 e composti cancerogeni, secondo Gabriel da Silva, professore associato di ingegneria chimica all’Università di Melbourne
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Acqua e petrolio: la guerra si gioca sull’attacco e la disponibilità delle risorse A CURA DI: Redazione CONDIVIDI La guerra ormai regionale scatenata dall'attacco Usa-Israele contro l'Iran colpisce anche le infrastrutture idriche di diversi Paesi della Regione che dipendono per l’acqua potabile essenzialmente dai dissalatori di acqua marina (con punte del 90% di disponibilità dì acqua da questi tipi d’impianti ad esempio per il Bahrein).
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Con l’estensione della guerra mossa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i governi regionali del Golfo Persico devono affrontare la propria vulnerabilità. La stabilità dei rifornimenti idrici viene messa a repentaglio. La maggior parte delle nazioni del Golfo dipende per l’acqua potabile dagli impianti di desalinizzazione costieri. Anche interruzioni, dirette o indirette, causate dal conflitto potrebbero innescare una rapida…
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A cura di: Raffaella Capritti Parlando di Medio Oriente e tensioni geopolitiche, da anni il baricentro del discorso è stato sempre lo stesso: petrolio, gas, rotte marittime, terminali, raffinerie. Oggi però il conflitto che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti sta facendo emergere con forza un’altra vulnerabilità, meno visibile ma particolarmente sensibile: quella della scarsità d’acqua potabile e della centralità della desalinizzazione.
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Le diplomazie dell’Asia occidentale si rimbalzano tra loro da giorni la responsabilità di un raid aereo. È quello che ha colpito l’impianto di desalinizzazione dell’isola iraniana di Qeshm, nello stretto di Hormuz, uno dei molti che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile. L’Iran ha accusato gli StatiuUniti di esserne autori, mentre la stampa israeliana lo ha attribuito all’esercito emiratino – ma sia Washington sia Abu Dhabi negano.
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Sulla costa del Bahrain un drone ha colpito un impianto di desalinizzazione, il luogo dove l’acqua del mare viene trasformata nell’acqua che scorre nei rubinetti di case, ospedali, caserme: un obiettivo che oggi, in questa guerra nel Golfo, vale almeno quanto un terminal petrolifero
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Guerra del petrolio contro guerra dell'acqua. La prima è iniziata ieri mattina quando le bombe e i missili israeliani hanno mandato in fiamme la raffineria di Shahran e altri depositi di greggio intorno a Teheran. A innescare la guerra dell'acqua ci ha pensato una falsa informazione fornita al quotidiano Jerusalem Post da fonti governative israeliane che davano per certo un attacco degli Emirati Arabi agli impianti di desalinizzazione della Repubblica Islamica.
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Dopo dieci terribili giorni di guerra scatenata dall’attacco israeliano e statunitense in Iran, la cui prima conseguenza è stata l’eliminazione fisica del capo degli Ayatollah Khamenei (oltre che la morte definitiva del diritto internazionale), tra le numerose quotidiane nefandezze collegate a questo assurdo conflitto una appare veramente funesta: media israeliani riportano che gli Emirati Arabi Uniti hanno effettuato un attacco contro un impianto…
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Secondo alcuni analisti nel Golfo Persico le centinaia di impianti di desalinizzazione presenti lungo la costa, che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città dell'area, sono minacciate dall'incedere del conflitto. E potrebbero non essere in grado di sostenere le popolazioni che vivono nell'area ascolta articolo Nell'ambito della guerra che sta infiammando il Medio Oriente e che vede…
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L'attacco di domenica (drone iraniano contro un desalinizzatore in Bahrain) rende concreto il pericolo per la rete di impianti da cui dipendono vita e industria anche in Kuwait, Oman, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti
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E' la risorsa più a rischio. Nel Golfo Persico centinaia di impianti di desalinizzazione lungo la costa trasformano l’acqua di mare in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città della regione Nella guerra in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele, la risorsa più a rischio potrebbe non essere il petrolio, ma l’acqua. Lo sottolineano analisti citati dal Wall Street Journal, secondo cui nel Golfo Persico centinaia di impianti di…
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(Adnkronos) – Nella guerra in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele, la risorsa più a rischio potrebbe non essere il petrolio, ma l’acqua. Lo sottolineano analisti citati dal Wall Street Journal, secondo cui nel Golfo Persico centinaia di impianti di desalinizzazione lungo la costa trasformano l’acqua di mare in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città della regione.
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In Medio Oriente il petrolio ha sempre spiegato le guerre. Ma questa volta l’arma nelle mani dei diversi attori belligeranti potrebbe diventare anche l’acqua. Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sui bombardamenti, sui missili e sullo Stretto di Hormuz, nella nuova “guerra del Golfo” appare un fronte molto più silenzioso - e forse ancora più pericoloso. Quello delle infrastrutture idriche.…
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"Sono stati loro a creare questo precedente, non l'Iran". Passata sotto traccia, la sottile accusa lanciata dal ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi apre nuovi drammatici scenari sul conflitto in Medio Oriente da far impallidire, per conseguenze economiche e soprattutto umanitarie, il blocco dei traffici di petrolio e gas nello Stretto di Hormuz. In un territorio di oltre…
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