Cappello, mantello e sguardo lontanissimo, Ludovico Corrao raccontava con voce bassa e roca l’epopea del terremoto e la forza titanica per far fronte all’oscurantismo endemico dell’Italia. «Il terremoto – disse – è stato l’ultimo atto di una distruzione già in corso nel tessuto sociale e fisico della città, con la mancanza di acqua e di lavoro, con l’immigrazione, la malattia, la mafia». Era la notte tra il 14 e 15 gennaio quando la Sicilia cominciò a tremare e le case crollarono sugli abitanti di quattordici comuni: il giorno zero del Belice.
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