In un articolo pubblicato a pagina 16 del Fatto Quotidiano del 16 gennaio, intitolato “L’illusione collettiva che Facebook sia una fonte di verità”, l’autrice Selvaggia Lucarelli fa una confusione fondamentale, che impedisce a lettrici e lettori di farsi un’idea corretta di che cosa sia e come funzioni il Third Party Fact-Checking Program di Meta (3PFC), di cui a inizio gennaio è stata annunciata la sospensione negli Stati Uniti
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Altre informazioni:
In una lunga intervista rilasciata nei giorni scorsi a Joe Rogan, noto podcaster statunitense, Mark Zuckerberg, CEO di Meta, la società che controlla colossi come Facebook, Instagram e WhatsApp, ha raccontato di come l’Amministrazione Biden (e l’Unione Europea) abbiano più volte minacciato le big data per ottenere l’oscuramento di contenuti e/o profili, talvolta collegati ad avversari politici e/o semplici portatori di un pensiero differente.
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Meta sta per lanciare "Community Notes", un sistema di annotazioni da parte degli utenti della piattaforma simile a quello utilizzato su X di Elon Musk. Il nuovo modello, si apprende ora, si applicherà solo ai contenuti organici e non agli annunci a pagamento Meta si prepara a introdurre "Community Notes", un nuovo strumento progettato per aggiungere garantire trasparenza ai contenuti organici pubblicati sulle sue piattaforme.
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L’11 gennaio il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha pubblicato un editoriale intitolato “Fuck Checking”. Insieme a molte considerazioni legittime e anche condivisibili, tuttavia, Travaglio descrive il programma di fact-checking sulle piattaforme Meta con gravi travisamenti ed esagerazioni. Questi fanno sì che al pubblico non siano fornite informazioni corrette su ciò in cui consiste il lavoro nostro e di molti colleghi da tutto il mondo all’interno del Third Party Fact-checking Program (3PFC), attivo in Italia dall’inizio del 2018 e di…
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Sono deluso. Pensavo che il dibattito social si accendesse di più, e soprattutto durasse di più. Il dibattito su Facebook che non farà più fact-checking (la verifica attenta dei fatti e delle fonti). Provvedano gli utenti, se ci tengono. Sono deluso e in realtà non dovrei esserlo, sappiamo bene come funziona la Rete, quanto è facile che un argomento diventi di tendenza, quanto è difficile lo rimanga a lungo, dove "a lungo" sta per "un paio di giorni a dire tanto".
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Diversa invece la reputazione del nuovo modello che verrà adottato da Meta. Il sistema introdotto da X delle Community Notes, che si basa sul controllo vicendevole degli utenti senza appoggiarsi ad enti terzi, si è dimostrato negli ultimi mesi uno strumento poco efficacie per mitigare la diffusione di notizie false. Un caso emblematico fu quello dell’attentato avvenuto a Southport quest’estate: la versione dei fatti che circolò su X identificava il fautore dell’attentato come un…
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Capisco che Mark Zuckerberg, che resta tra gli uomini più ricchi del mondo, si senta in dovere di allinearsi al nuovo presidente eletto degli Stati Uniti. Business is business resta un imperativo. L’Unione Europea non sembra troppo preoccupata, per ora. Anzi, ha accusato Meta, di proprietà del magnate Usa, di aver “oscurato” alcuni post di natura politica. Ma in un mondo della comunicazione globalizzato, fidarsi di rimanere chiusi, sicuri e garantiti, seppure nella bolla europea, non è prudente.
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Sì, secondo Silvia Giordano Cremonese, professoressa ordinaria in affidabilità e sicurezza delle reti d’informazione e della società alla SUPSI. “Anche se non mi aspetto un’ondata di fake news, il livello della comunicazione sui social media peggiorerà”. Il fact-checking, infatti, riusciva a bloccare le bufale, soprattutto in momenti delicati come le elezioni. Ora, invece, il rischio è che questi contenuti circolino liberamente, come accade su X dove il metodo delle Community Notes è già in vigore.
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Checking sulle sue piattaforme social (fra cui Facebook e Instagram) fuori dagli Stati Uniti fino a che non avrà pienamente testato cambiamenti introdotti.... Leggi tutta la notizia
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