– C’è una contraddizione che governo e maggioranza non riescono più a nascondere: ed è una contraddizione prima culturale che politica. Non si può invocare il garantismo quando il diritto penale lambisce i piani alti dello Stato, le élite amministrative, i ceti dirigenti, e poi riscoprirsi inflessibilmente securitari quando il bersaglio è la piazza, il disagio sociale, la marginalità, il conflitto.
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Contropiede Dico la mia. Obiettivamente. Le decisioni della presidente del Consiglio dei ministri sulle persone impegnate al governo sono dettate da forti motivi di opportunità politica: lei sola ha il diritto- dovere di valutare; è lei il decisore. Così sia: chi altri ? Ma qualcosa ho da dire, in assoluta libertà di pensiero: attenzione a non accreditare, proprio adesso, una contro-svolta giustizialista dopo la svolta garantista che ha caratterizzato la cultura politica…
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Dice al Foglio un addolorato Nicola Porro che la decisione di chiedere le dimissioni di Daniela Santanchè, da parte della presidente del Consiglio, «è stata una scelta che ha tradito il principio garantista». Ma mi pare evidente, e da quel che dice non escludo appaia evidente anche a lui, che il tradimento dei principi garantisti (peraltro sempre molto selettivamente praticati, cioè solo con gli amici) non è un effetto collaterale, ma il principale motivo della…
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Garantismo è rispetto delle regole, ma non è un'applicazione meccanica che finirebbe per consegnare all'intelligenza artificiale la giustizia e la politica: è a quest'ultima, alla politica, che spetta la distinzione tra un piano penale e uno appunto politico, quindi tra il diritto di difendersi e il dovere di non trascinare le istituzioni con sé. Le dimissioni non sono una confessione, non sono un'ammissione, non sono neppure una resa morale: sono un atto di ordine, persino di stile.
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Forse Giuliano Ferrara ha ragione. Forse i princìpi saldi non sono una cosa seria, forse sono ancora meno una cosa politica. Però sono una cosa. Il resto sembra piuttosto la produzione di nulla. “L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. Come diceva quello. Carlo Calenda Al direttore - Buongiorno a tutta la redazione. Scrivo semplicemente per ringraziarvi dell’eccellente lavoro che svolgete nel panorama informativo italiano.
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