– C’è più di un motivo per rallegrarsi di quanto accaduto mercoledì a Bruxelles, e guardare con minor pessimismo alle sorti della Ue. Il primo è la nomina di Raffaele Fitto, uno dei migliori elementi in circolazione nel non altrettanto nutrito panorama politico italiano: competente, rispettato, europeista, un democristiano che avrebbe potuto tranquillamente militare nel medesimo partito di Paolo Gentiloni
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Nicola Procaccini, eurodeputato e presidente del gruppo Conservatori (Ecr): perché il sì a Fitto nella notte? «Era andato tutto liscio. Poi si è scatenata la bagarre sulla lettera di supporto alla Ribera. In particolare sulla richiesta del Ppe delle sue dimissioni in caso di condanna per il disastro di Valencia. E per ripicca i socialisti hanno bloccato Fitto. Alla fine si è trovata una mediazione, inserendo il passaggio in un allegato e questo ha sbloccato Fitto.
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Non è finita. Mancano due passaggi perché la nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen entri in funzione il primo dicembre: il voto in plenaria a Strasburgo sull’intero Collegio dei commissari, che è previsto per mercoledì 27 novembre, e l’ultimo via libera da parte del Consiglio (una formalità). La valutazione positiva a larga maggioranza da parte delle commissioni parlamentari dei sei vicepresidenti esecutivi — Raffaele Fitto, Teresa Ribera, Kaja Kallas, Roxana…
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Antonio Decaro, alla fine anche il Pd vota Raffaele Fitto...«Ma era preventivato. Fitto è una scelta del governo italiano, non è che lo potevamo scegliere noi: ma non è né un sovranista né un antieuropeista. Sto parlando di un mio avversario politico, anche territoriale, però nessuno può dire che sia fascista o che non conosca la materia dei fondi strutturali. È stato presidente di Regione, li ha gestiti direttamente, ed è stato ministro alla Coesione e ha gestito la distribuzione delle risorse».
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