La Direzione nazionale di Fratelli d'Italia dà un risposta netta e responsabile al clima incandescente determinato dalle parole inaccettabili del procuratore di Napoli Gratteri che hanno fatto deflagrare le polemiche - già elevate- in questi giorni di fuoco. Alla politicizzazione estrema della campagna referendaria che sta operando il fronte
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Referendum, Arianna Meloni: "Ci mobiliteremo" 14 febbraio 2026 "Il governo non si sta spendendo abbastanza per il referendum sulla giustizia? Abbiamo già detto più volte che ci mobiliteremo". Così Arianna Meloni, rispondendo a margine della direzione nazionale di Fratelli d’Italia sulla campagna referendaria per la riforma della giustizia. "Se Giorgia Meloni non ci sta mettendo la faccia? Mi pare che Giorgia Meloni abbia parlato anche su questo ampiamente", ha poi aggiunto.
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ROMA "Sicuramente la sconfitta al referendum sulla giustizia non sarebbe positiva per il governo perché abbiamo messo la riforma nel programma e perché ci crediamo. Ed è un peccato che per una motivazione politica tra centrodestra e centrosinistra un referendum, che è giusto, venga bocciato. Questa è una cosa del tutto evidente che gli altri, dal loro punto di vista, strumentalizzerebbero e direbbero che ha perso il governo".
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La domanda che tutti si fanno, nel governo e nel centrodestra, è non se, ma quando “Giorgia”, come la chiamano loro, si deciderà a scendere in campo nella campagna per il referendum del 22 e 23 marzo. Al momento, si valutano due scenari e si fanno i conti con una realtà in cui ancora, sia pure non di molto, il “sì” è in vantaggio. In termini percentuali di un punto, 38 a 37. Ma se si estende ques…
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Una rilevazione interna dà il “No” in salita. Eventi con Giorgia il 13 a Milano e il 18 a Napoli. Ma il partito si divide “Siamo partiti in quarta e adesso scendiamo a patti con la realtà”, dice un dirigente di Fratelli d’Italia in vista della direzione nazionale convocata per oggi, che avrà un punto principale all’ordine del giorno: il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. La preoccupazione, nel partito, aumenta.
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“Sia il vostro parlare: “Sì, il sì”, “No, il no”; il di più viene dal Maligno.” (Mt 5,37) È evidente che quando si parli di un referendum costituzionale, chiamato per approvare o respingere una legge che modificherebbe la Carta italiana, si sta discutendo di un evento assolutamente polarizzante. Non esiste alcuna posizione intermedia tra il “Sì” e il “No” perché, non essendo previsto alcun quorum per la validità della consultazione, chi eventualmente si astenga semplicemente delega di fatto altri a…
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Forse nel Pd non se ne sono ancora accorti ma l’aritmetica suggerisce una cosa piuttosto semplice, benché paradossale: l’unico modo per contrastare davvero Giorgia Meloni è votare Sì e archiviare una segreteria dem che pare aver fatto della sconfitta non un incidente, ma un metodo, una vocazione. Intendiamoci, qui siamo nel campo della politique politicienne, nel mondo degli arabeschi, della supercazzola come avrebbe suggerito l’eterno Ugo Tognazzi.
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La data del referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario si avvicina e con essa sale – come è naturale e inevitabile – la vivacità del confronto mediatico e politico. Che vi sia una tale infervorata partecipazione – nell’epoca misera della livida antipolitica e in quella ancor più miserrima di una politica quasi endemicamente cianotica – è un buon segno tanto per il tessuto politico italiano, quanto per la vitalità della democrazia in quanto tale considerata.
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DONA ORA A seguire la campagna elettorale per il referendum costituzionale del prossimo 22 marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati, si viene colpiti dal moltiplicarsi degli interventi che mirano più che altro a discreditare legittimità e onestà di chi la pensa in modo diverso.Il fondo, in questo momento, si è toccato col procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha stigmatizzato i potenziali elettori del Si’ come delinquenti e quelli del NO come brave persone.
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