Il caso Anthropic contro il Dipartimento della Difesa statunitense ha acceso i riflettori sulla legittimità del governo nel forzare la rimozione dei vincoli etici dai modelli linguistici avanzati in nome della sicurezza nazionale, imponendo una riflessione profonda sul rischio che la “catena di approvvigionamento” diventi il grimaldello per un esproprio sistematico dei valori etici digitali. Il caso Anthropic contro il Pentagono: quando lo Stato smantella l’etica dell’IA La notizia della vittoria legale del…
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Il 28 febbraio scorso è stato un giorno nero per Anthropic, una delle AI company che con OpenAI e Google si contende il mercato dell’intelligenza artificiale generativa. Quel giorno, infatti, il Pentagono l’ha inserita nella lista dei "supply chain risk" e avviato la revoca di un contratto da 200 milioni di dollari, dopo che l'azienda aveva rifiutato di rimuovere due red lines: il divieto di utilizzare Claude in armi autonome letali e in operazioni di sorveglianza di massa.
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Questa è la nuova puntata della newsletter “Il Capitale”: per iscriverti gratuitamente, clicca qui. Anche i più giovani avranno visto 2001 Odissea nello spazio e quella scena a dir poco profetica. L’astronauta Dave Bowman, rimasto solo dopo la morte del collega, chiede all’intelligenza artificiale HAL9000 di alzare una saracinesca della navicella spaziale. HAL, con voce serafica, si rifiuta: «Mi spiace Dave, temo di non poterlo fare».
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Un modello AI capace di riprogrammare se stesso, ottimizzarsi fino a rendere superflue le aziende che lo hanno costruito: è questo il paradosso che agita i laboratori di ricerca più avanzati del mondo. Non è fantascienza. È una domanda concreta che i ricercatori di Anthropic, OpenAI e DeepMind si pongono ogni giorno, con crescente urgenza. E secondo alcune indiscrezioni, almeno un’organizzazione avrebbe già incontrato qualcosa di simile a questo scenario — senza renderlo pubblico.
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