Invece di scontrarsi sull’Europa del passato, governo e opposizione, divisi fra loro e divisi all’interno, dovrebbero discutere seriamente il ruolo dell’Italia nell’Europa del presente e del futuro. Non è un ruolo scontato, che permetta di rifugiarsi nella retorica del vecchio Paese fondatore (opposizione) o di pensarsi come ponte politico (governo) fra un’America che ha cominciato a distaccarsi …
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Approfondimenti:
La discussione sulle esigenze di difesa delle nazioni dell’Unione Europea ha molti elementi di confusione. Non si capisce se le istituzioni sentano l’esigenza di Forze Armate uniche; se vogliano assicurare mezzi di finanziamento alle nazioni che le costituiscono; se – qualche maligno lo afferma – si tratta solo di dare soldi alle industrie tedesche, che fanno il bello e il cattivo tempo nel campo del finanziamento.
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In caso di aumento delle spese militari, si prevede uno sbilanciamento del rapporto DebitoPubblico/PIL. Quale sarà il Piano Strutturale di Bilancio italiano? Da Cottarelli e altri esperti dell’Università Cattolica la previsione. Nel lungo periodo saremo tutti morti (John Maynard Keynes) Quale sarà il PSB italiano in caso di aumento delle spese militari, qualsivoglia sia l’indirizzo scelto dalla Commissione Europea? Come noto, il Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSB) è il documento di programmazione che…
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Leggendo l'appello della Rete Pace e Disarmo „Europa di pace per tutti i popoli“, diffuso la settimana scorsa anche dal Centro per la Pace di Bolzano, mi è venuto il dubbio di non vivere nello stesso mondo. Un‘appello che non cita mai la causa della guerra in Ucraina, che, come semplice modo di fare pace, non chiede alla Russia di sospendere immediatamente ogni aggressione contro il suo popolo vicino.
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Europa che tenta la carta della politica industriale e fallisce. Europa che ottiene col Green Deal (principale atto della commissione Von Der Layen) il risultato opposto a quello sperato: distruzione di valore industriale, economico, sociale invece che sviluppo. E decine di migliaia di posti di lavoro…
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ReArm Europe: verso una politica di difesa comune o solo sesterzi? di Manuel di Casoli C’è una bellissima scena del film “Scipione detto anche l’Africano”, nella quale Marcello Mastroianni, al rientro da Cartagine, illustra le epiche gesta compiute, e si sente chiedere: “Si, vabbè, ma li sesterzi?”. Nihil novum sub soli, per passare dal romanesco al latino, niente di nuovo sotto il sole. Parliamo sempre e solo di sesterzi.
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Davvero oggi il problema dell'Europa in generale e dell'Italia in particolare è avere troppo pochi missili e carri armati? Per cui, una volta tirati fuori dalle tasche dei cittadini ottocento miliardi di euro che non abbiamo, saremmo tutti pieni di debiti ma molto felici e sicuri grazie ad arsenali traboccanti di droni? Sono portato ad escluderlo. L'ultima volta che l'Italia puntò su questo obiettivo finì malissimo: moltiplicammo baionette e sommergibili, ci ritrovammo umiliati e sconfitti.
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Tecnico Ibm al lavoro su Sage Adesso che si parla di riarmo vero, che esigerà tagli alle altre spese iniziando dalle pensioni ormai pluridecennali, è essenziale non sprecare soldi per navi che sono ferri vecchi o comunque già in numero eccessivo, dato che manca personale addestrato. Al contrario, è meglio comprare nuove armi all'avanguardia da aziende top del settore, così da accelerare l'economia.
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Episodio 46024 marzo 2025 Dopo 80 anni di pace, l’Europa saprà davvero difendersi? di Beda Romano e Enrico Marro L’ambizioso concetto di sovranità europea sta mettendo radici, anche se la strada sarà tortuosa. Lo ha confermato l’ultimo Consiglio Ue, con i suoi mille distinguo su riarmo e spese militari: lo storico salto in avanti della Germania viene frenato dall’incapacità di altri Paesi di seguirne l’esempio.
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Almeno fosse un vaso di coccio tra i vasi di ferro. Le incrinature ormai evidenti sulla superficie lo rendono ancora più fragile e i tentativi in corso per ripararle, o almeno per non aggravare la profondità delle crepe, procedono a stento. Vedi l’andamento lento del Consiglio andato in scena a Bruxelles: tutto rimandato a giugno o comunque più in là.L’Europa è un sentimento, l’ipotesi di una casa comune con una sola bandiera simbolica sul tetto e con le fondamenta cementate dagli stessi valori.
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Dall’annuncio di un «Riarmo dell’Europa» all’esilarante, ma non meno minaccioso, piano sulla «Prontezza 2030». Con questa espressione presa dal titolo del «Libro bianco Ue sulla difesa» (Il Manifesto, 20 marzo), e ispirata probabilmente a un manualetto di strategia militare in cui non mancheranno idiozie sulla «proattività», la Commissione Europea ieri ha inteso dire di «Essere pronta alla guerra entro il 2030».
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Nelle ultime settimane ha preso forma, talvolta in termini grotteschi, un rovente dibattito sulle politiche di difesa in Europa, e in particolare sull’eventualità di mettere in atto un imponente programma di nuovi investimenti nel settore militare. L’origine della querelle è stata, come noto, l’annuncio, da parte della Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, di un pacchetto di misure di governance economica, tese a favorire e facilitare…
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Cari pacifisti, le spese militari sono una cosa seria È una grande fuga quella della politica italiana. Lasciamo da parte il presidente del Consiglio alle prese con il grande rebus di un risiko geopolitico dagli esiti imprevedibili. Giorgia Meloni fa quello che può, ma sono troppe le variabili che sfuggono a qualsiasi controllo e rendono assolutamente incerto il possibile futuro. Sarà ancora dominato dalla presenza americana? L’amicizia senza limiti tra la Cina e la Russia illuminerà il firmamento degli antagonismi…
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I dazi di cui si parla da mesi sono sabbia negli ingranaggi dell’economia produttiva. Anche i “dazi di reazione” alzeranno immediatamente i prezzi dei beni stranieri e consentiranno il rialzo dei prezzi dei beni domestici che potranno così tendere al riallineamento. Se il principale beneficiario dei dazi è lo Stato (che incassa il dazio con cui coprirà le minori entrate derivanti dalla contrazione dei consumi), a pagarne il prezzo saranno i cittadini per l’inevitabile inflazione conseguente.
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Nel decennio 2013-2023 l'Italia ha aumentato le spese nel settore difesa del 132%, dimostrando che la volontà di recupero del nostro ritardo storico esiste ed è bipartisan. All'Italia dal piano ReArm Europe dovrebbero arrivare 15-20 miliardi di euro. Abbastanza per raddoppiare, nominalmente, il valore dell'intero comparto, che oggi si
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Aumentare la spesa militare senza restare prigionieri del debito pubblico e degli interessi in più da pagare con i soldi presi della spesa sociale. Al netto dell’enfasi militarista sui «valori» dell’«Europa» che avvolge un’ampia parte della politica e dell’opinione pubblica italiana, è questa la contraddizione reale che il governo Meloni sta cercando di affrontare. Senza trovare molte soluzioni che possano essere prese seriamente in considerazione a Bruxelles dove si stanno…
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L’Italia, in linea con le strategie di difesa della Comunità Europea, ha annunciato un massiccio piano di investimenti per il riarmo, con una cifra che si aggira attorno ai 50 miliardi di euro. Un’iniziativa senza precedenti negli ultimi decenni, che solleva interrogativi e critiche da parte di cittadini, economisti e politici. Il contesto internazionale, caratterizzato da tensioni geopolitiche crescenti, ha spinto i governi europei a rafforzare le…
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– Prima di tutto cerchiamo di non confondere: un conto è l’eventuale, e per ora non richiesto contingente a garanzia di una tregua in Ucraina, altro è il complessivo riarmo europeo. Problemi che si incrociano nelle video conferenze dei leader: ipotesi a breve il primo, progetto di lungo respiro il secondo. Per il quale occorrono volontà politica e disponibilità economiche. Sulla prima, nei 27 le sensibilità sono diverse, ma i principali Paesi e buona parte delle opinioni pubbliche, Italia compresa, sono concettualmente…
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