La Cina punta sullo yuan digitale per rispondere ai dazi di Trump La strategia della Cina contro i dazi di Trump non passa solo per le tariffe, ma anche per l'utilizzo dello yuan digitale. Ecco come Pechino sfida il dominio del dollaro e l'Occidente. Alle minacce dell’aumento vertiginoso di dazi da parte degli Stati Uniti, la Cina ha reagito con altrettanti rialzi delle tariffe. Pechino non poteva abbassare la testa e mostrarsi debole agli occhi del mondo, e quindi si è arrivati a un vortice di…
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Riccardi La contesa commerciale, preferiamo non definirla guerra, tra Usa e Cina è iniziata dal presidente Obama e proseguita dai suoi successori. Ora amplificata ad alto volume da Trump, il cui telefono unitamente a quello di Xi, non squilla. Silenziato da quando è esploso il duello del secolo nel grande mercato degli scambi. L’ex Impero di Mezzo, con in portafoglio 760 miliardi del Tesoro americano, vanta un surplus commerciale monstre nei confronti dello zio Sam
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Buongiorno. I (piccoli) segnali di apertura sui dazi, con la Cina che sta valutando l'offerta americana di un negoziato e la Ue che insiste nel cercare un compromesso con gli Usa; le incognite dell'accordo tra Usa e Ucraina sui minerali; l'ombra delle «fake news», subito smentite, sul Conclave (per mettere in difficoltà uno dei papabili italiani); la vittoria di Mr Brexit alle elezioni amministrative inglesi; la classificazione di Afd come partito potenzialmente eversivo in Germania
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TAIPEI «Se lottiamo, lotteremo fino alla fine. Se parliamo, la nostra porta sarà aperta». La Cina si mostra disponibile al dialogo commerciale con gli Stati Uniti, soprattutto se sarà in grado di presentarli in una posizione di debolezza, con Donald Trump come il più bisognoso di un accordo. Ma intanto procede spedita i preparativi per una «guerra prolungata», non a caso il titolo di un vecchio saggio di Mao Zedong che i media statali hanno suggerito di rileggere per evitare…
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Dazi, prove di distensione tra Cina e Usa La Cina apre al dialogo con gli Stati Uniti sui dazi, dopo la guerra commerciale innescata dal presidente Trump. Pechino si dice disposta al dialogo, sottolineando che è stata Washington a chiedere per prima un nuovo confronto. Servizio di Marco Burini.
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Sta per partire la trattativa per scongiurare un prolungato muro contro muro che danneggerebbe pesantemente le prime due economie del pianeta? Il ministero del commercio di Pechino ha fatto sapere che ha «preso atto delle ripetute dichiarazioni di alti funzionari statunitensi che esprimono la volontà di negoziare con la Cina sulle questioni tariffarie. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno recentemente preso l’iniziativa di trasmettere messaggi alla Cina attraverso i canali pertinenti…
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Pechino sta considerando di offrire collaborazione nel controllo delle sostanze chimiche legate al fentanyl come modo per alleggerire le tensioni con gli Stati Uniti e riavviare i colloqui commerciali, affrontando una delle principali lamentele dell'amministrazione Trump. I funzionari cinesi stanno esplorando quali azioni si aspettano dagli Stati Uniti riguardo ai precursori chimici utilizzati nella produzione di…
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La crescente tensione commerciale tra Cina e Stati Uniti torna al centro del dibattito internazionale, con Pechino che lancia un messaggio chiaro: “Prima rimuovete i dazi, poi potremo dialogare.” Questo ultimatum rappresenta una linea rossa invalicabile per il governo cinese, che considera l’eliminazione delle tariffe imposte unilateralmente da Donald Trump come una condizione essenziale per avviare qualsiasi negoziato.
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Il Pil americano è sceso dello 0,3% nel primo trimestre, in parte questo calo è dovuto a un effetto anticipato dei dazi, imprese e consumatori Usa hanno fatto incetta di acquisti dall’estero per comprare a prezzi pre-dazi: così facendo hanno alimentato i Pil altrui più del proprio. Anche la Cina sente l’impatto del protezionismo americano: dati ufficiali del governo di Pechino segnalano una pesante caduta delle esportazioni, la più grave dalla pandemia
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