Trent’anni dopo, Israele non ha ancora smesso di sparare contro Yitzhak Rabin. Quel 4 novembre 1995 non fu solo la morte di un uomo, ma la fine di un’idea di Stato. Un Paese capace di credere alla pace, al diritto, al compromesso. La pallottola esplosa da Yigal Amir non colpì soltanto il primo ministro, ma l’intera struttura democratica che gli estremisti volevano abbattere. Da allora, Israele non si è più rialzato: si è spostato verso la sua ombra
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Altre notizie:
Israele, 30 anni dall’omicidio di Yitzhak Rabin La sera del 4 novembre 1995, dunque 30 anni fa, in piazza Re di Israele a Tel Aviv, il premier Yitzhak Rabin fu assassinato da un giovane di estrema destra contrario agli accordi con i palestinesi. Servizio di Pierluigi Vito
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Presentazione del libro “E sceglierai la vita” (Minerva) di Adam Smulevich con:Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento Europeo Yuval Rabin, figlio Yitzhak Rabin Noa, cantante Adam Smulevich, giornalista ed autore del libroModera Paolo Conti, Corriere della Sera
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Israele ancora si deve riprendere. Sono passati 30 anni dall’assassinio di Itzhak Rabin, il premier che aveva firmato gli accordi di Oslo, stretto la mano a Yasser Arafat, promesso uno Stato palestinese. E l’onda lunga delle conseguenze di quell’omicidio del 4 novembre 1995 si fa ancora sentire sulla storia e sulle vicende tragiche di chi vive in Medioriente
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«Chi vuole prendersi il merito del successo deve anche assumersi la responsabilità del fallimento». Con questa frase, ripetuta in diverse fasi della sua carriera militare e politica, Yitzhak Rabin riassumeva una visione del potere e della leadership fondata sulla responsabilità, sul pragmatismo e sulla consapevolezza del limite. A trent’anni dal suo assassinio per mano di un estremista ebreo israeliano, nuove pubblicazioni d’archivio restituiscono il ritratto di un leader che cercò di tenere insieme…
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Rabin fu ucciso al termine di una manifestazione per la pace, davanti a migliaia di persone, da tre colpi sparati a bruciapelo. L’assassino, Yigal Amir, era un giovane estremista della destra religiosa, legato al partito Kach, messo fuorilegge per razzismo. Rabin era diventato il bersaglio dell’odio della destra sionista religiosa. Emblematico è il caso di un giovane militante che allora si vantò di essere arrivato fino alla sua auto, affermando che avrebbe potuto colpirlo.
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L’autunno a Tel Aviv è estate e inverno insieme. Le notti d’oriente scendono fredde, rapide come un sipario di tragedia shakespeariana sui giorni caldi, roventi della storia. Ma non della memoria. Si spengono le luci, rimangono le voci. Facendo riecheggiare nella mente del cronista le parole che Yitzhak Rabin gli rivolse all’indomani degli accordi di Oslo e incipit del pr…
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Il leader di sinistra fu assassinato il 4 novembre nel 1995 dall’estremista di destra Yigal Amir dopo aver partecipato a una manifestazione di massa per la pace in Kings of Israel Square a Tel Aviv, poi ribattezzata Rabin Square, organizzata per sottolineare l’opposizione alla violenza e mostrare il sostegno pubblico ai suoi sforzi per…
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Adam Smulevich ha 40 anni, è di famiglia ebraica, è fiorentino, è giornalista, è saggista e siccome negli ultimi mesi di guerra in tanti gli hanno chiesto di prendere le distanze dal sionismo e da Israele – ingiunzione morale di cui sono regolarmente oggetto gli ebrei della diaspora – ha pensato di accorciarle, viaggiando a lungo nello Stato ebraico. Lo ha fatto scegliendo le strade di Yitzhak Rabin, che esattamente trent’anni fa (il 4 novembre del 1995) veniva ucciso da Yigal Amir, un 25enne…
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Trent’anni dopo l’assassinio di Yitzhak Rabin, non è solo Gaza rasa al suolo l’immagine che più simboleggia il clima in cui giunge questo anniversario. C’è anche la foto diffusa ieri, in cui i soldati accusati di aver duramente seviziato un prigioniero palestinese nel campo di Sde Teiman si abbracciano fiduciosi che la faranno franca e non subiranno le conseguenze della loro brutalità. E poi c’è il video in cui il ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, in visita a una prigione, umilia e minaccia di…
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L’assassinio di Yitzhak Rabin, scrisse all'epoca il defunto giornalista e commentatore Prof. Moshe Negbi, fu un “omicidio perfetto e redditizio”. A distanza di trent'anni, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, “possiamo dire che l'omicidio fu perfetto perché il crimine fu commesso con la collaborazione dei rabbini che gli concessero l'imprimatur halakhico e non pagarono mai il prezzo per averlo fatto”.
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GERUSALEMME L’altra notte a Tel Aviv, nella casa dei Rabin, non è caduto solo il tabù che vietava ad Arafat l’ingresso in Israele. Lontano dalle telecamere, per la prima volta palestinesi e israeliani hanno condiviso le lacrime e il dolore per la morte di un uomo ucciso. Il pianto dei Rabin, il pianto del capo palestinese. «C’è stata autentica commozione, e lacrime, dall’una e dall’altra parte», ci racconta con pudore Abu Alaa, uno dei due alti dignitari dell’Olp che accompagnava Arafat.
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Ai funerali di Itzhak Rabin, il 6 novembre 1995, parteciparono un milione di israeliani, oltre alle decine di capi di Stato, monarchi, governanti venuti da tutto il modo. A cerimonia chiusa, i re, i presidenti, i deputati si misero in fila per stringere la mano e abbracciare Leah Schlossberg, moglie del premier assassinato da un militante dell’estrema destra. Quando arrivò il turno d…
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Migliaia di persone si sono riunite in piazza Rabin, a Tel Aviv, per commemorare i 30 anni dall’uccisione del premier Yitzhak Rabin. L’opposizione, guidata da Yair Lapid, ha lanciato un appello all’unità e alla difesa della democrazia. Rabin, premio Nobel per la Pace nel 1994, fu assassinato da un estremista di destra dopo un comizio a favore del dialogo con i palestinesi
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La sera di sabato 1 novembre migliaia di israeliani si sono riuniti in piazza Rabin a Tel Aviv per commemorare i 30 anni dall'assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin. Tra gli oratori presenti all'evento c'era anche il leader dell'opposizione Yair Lapid, che ha messo in guardia dal fatto che gli estremisti hanno distorto l'ebraismo trasformandolo in odio e violenza, e ha invocato l'unità, la democrazia e il rinnovamento degli ideali fondanti di Israele
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