Preoccupazione da parte della Cna per la proposta governativa di estendere la "web tax" a tutte le imprese italiane che operano nel settore digitale, senza più limiti di fatturato. Si tratterebbe di una forte penalizzazione per il settore, particolarmente per le piccole e medie imprese e le start-up. "Si rischia di pregiudicare le startup e lo sviluppo del settore – spiega il presidente di Cna Digitale, Nicola Ciulli –.
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«Una mazzata» per il settore dell’innovazione. Con il rischio di veder fuggire all’estero imprenditori e capitali. La manovra finanziaria punta a estendere la “web tax”, pari al 3% sul fatturato, ad ogni realtà che abbia ricavi derivanti da servizi digitali. Se approvata, non riguarderà più solo i colossi del big tech, ma dovrà essere pagata pure da piccole aziende, start up e realtà appena nate…
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La rivolta unanime del mondo dell’editoria contro la nuova web tax del governo Meloni ha pochi precedenti. La web tax oggi dev’essere versata dalle grandi aziende tecnologiche e dalle piattaforme digitali italiane e straniere, come Facebook, Google o Airbnb. La percentuale di tassazione del 3% va pagata sui ricavi delle attività digitali. Finora dovevano pagarla …
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L’intento annunciato era di colpire i giganti del web, ma se il provvedimento inserito nella manovra finanziaria dal Governo Meloni non cambierà, nel 2025 rischia di trasformarsi in un balzello sulle piccole e medie imprese digitali editoriali. Come la nostra, per capirci. Stiamo parlando della Digital services tax, la tassa sui servizi digitali, comunemente chiamata web tax. Fino ad oggi era rivolta ai colossi del web, come Google, Meta o Amazon con ricavi globali…
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"E io pago", come diceva Totò in 47 morto che parla. Ma con l’allargamento della web tax e l’innalzamento della tassazione sulle cripto-attività dal 26% al 42% i morti che parlano rischiano di essere due: i consumatori e le aziende più innovative. "Una Digital services tax più pesante – fa notare Paolo Barberis, cofondatore di Dada e papà di Nana Bianca, incubatore di startup – finirà per essere scaricata sulle tasche dei consumatori".
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Roma, 25 Ottobre 2024 (AGENPARL) – ven 25 ottobre 2024 Tlc: Butti, su web tax non escludo gradualità, serve legge su innovazione «La decisione del Mef» di istituire una web tax «ha un suo fondamento dal punto di vista finanziario ma io…
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Altre news SARONNO – ROMA La proposta inserita nella Legge di Bilancio 2025 intende ampliare la platea dei soggetti destinatari dell’imposta sui servizi digitali, cancellando il precedente limite quantitativo di 5,5 mil di euro di volume d’affari annuo. Tale previsione colpisce inevitabilmente e in misura ancor più marcata tutto il mercato del giornalismo digitale locale e iper-locale, principalmente basato su modelli di business incentrati su ricavi da…
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ANSO contro la web tax: “La norma sull’imposta sui servizi digitali è sbagliata”. L’Associazione Nazionale Stampa Online ANSO, in rappresentanza di tutte le testate di informazione locale e di tutti i propri iscritti chiede una modifica della norma sull’imposta sui servizi digitali. La proposta inserita nella Legge di Bilancio 2025 intende ampliare la platea dei soggetti destinatari dell’imposta sui servizi digitali, cancellando il precedente limite quantitativo di 5,5 mil di euro di volume d’affari annuo.
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I timori sulla nuova "web tax" all'italiana si fanno sempre più fondati dopo la decisione del governo Meloni di modificare l'imposta sui servizi digitali, introducendo nella bozza della manovra una vera e propria norma "stanga-imprese". Nei fatti molte delle aziende che operano nel settore digitale saranno soggette a una doppia tassazione: oltre a Ires, Irap e tutte le altre gabelle previste dalla legge, dovranno versare allo Stato anche il 3% del loro…
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L’allargamento della web tax alle piccole e medie imprese, previsto dalla legge di Bilancio per il 2025, colpirà inevitabilmente anche i giornali che realizzano ricavi dalla pubblicità online. La Federazione italiana degli editori (Fieg) esprime per questo “stupore e amarezza” e auspica “un intervento correttivo del Parlamento che eviti la beffa di una nuova tassazione sulle imprese italiane del…
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L'Italia sta per cambiare le regole della Digital services tax, la tassa sui servizi digitali, nota anche come web tax nel linguaggio comune. Fino a oggi, solo i colossi del web come Google o Meta dovevano pagarla, ma da gennaio 2025 il governo vuole estenderla a tutte le aziende che offrono servizi su internet nel nostro paese, eliminando le attuali soglie di fatturato globale e locale. Una decisione che sta facendo tremare il mondo tecnologico italiano.
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Sale la polemica sulla riforma della web tax che, secondo quanto stabilito alla manovra 2025, estende la tassazione del 3% a tutte le aziende che operano nel digitale e non più solamente a quelle che fatturano 750 milioni di euro a livello globale e che percepiscono un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiore 5,5 milioni in Italia. Da Netcomm alla Fieg, passando per la Fnsi si esprimono forti preoccupazioni sull’impatto sul Pil e sull’occupazione.
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Doppia sorpresa dal governo per il mondo dell’editoria. Da una parte c’è quella dell’informazione dei giornali che vede inaspettatamente estendere e applicare anche a loro una web tax sui servizi digitali legati alla pubblicità targetizzata, dall’altra c’è il comparto librario stupito non da qualche provvedimento ma dall’assenza di qualsiasi provvedimento per il rilancio del settore in un paese con l’indice di lettura tra i più bassi d’Europa.
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«Stupore e amarezza per la norma del disegno di legge di Bilancio che estende l’imposta sui servizi digitali a tutte le imprese che realizzano ricavi derivanti da servizi digitali».A metterlo nero su bianco in un comunicato è la Federazione italiana editori giornali (Fieg), protestando contro il governo per la cancellazione del meccanismo che ha finora risparmiato il versamento della web tax alle aziende più piccole.
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La legge di Bilancio 2025 allarga il perimetro della digital service tax all'intero mondo imprenditoriale. Il rischio boomerang è però elevato: anziché colpire le Big Tech, impallina le PMI Tutte le realtà che realizzano ricavi derivanti da servizi digitali «sono soggetti passivi dell’imposta sui servizi digitali». Così recita l’articolo 4 della manovra 2025 che rischia di penalizzare le attività che operano anche…
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L'Articolo 4 del testo che definisce la Legge di Bilancio 2025 estende la Web Tax a qualsiasi impresa che si occupi di servizi digitali. Prima questa tassa era riservata solo alle Big Tech, le società che avevano un fatturato globale di almeno 750 milioni di euro.
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E’ confermato il progetto del Governo Meloni di estendere la Web Tax a tutte le imprese che gestiscono i servizi digitali in Italia, così come l'aumento della ritenuta sulle plusvalenze delle criptovalute dal 26% al 42%. Le due novità, annunciate alla stampa dal viceministro dell’economia e delle finanze Edoardo Leo, sono state ora messe nero su bianco nel testo della Manovra di bilancio per il 2025 appena firmata dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, e…
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La misura contenuta nel ddl Bilancio paradossalmente colpisce tutte le imprese digitali italiane, sottoponendole a una duplice tassazione e accentuando così la disparità di trattamento e lo svantaggio competitivo nei confronti dei colossi globali del web
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