La crisi che sta travolgendo gli stabilimenti italiani del gruppo automobilistico Stellantis si aggrava giorno dopo giorno, con una produzione ormai in caduta libera. Secondo i dati diffusi ieri da Fim-Cisl, la situazione è particolarmente critica a Mirafiori, dove si registra un calo produttivo del 68,4%, e a Melfi, con una flessione del 61,9% nei primi nove mesi del 2024. A questo si aggiunge il crollo delle vendite, che ha ridotto drasticamente il numero di veicoli prodotti…
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«Dati drammatici sull'auto, allo stabilimento di Termoli serve un sostegno sociale più ampio» A picco la produzione di Stellantis in Italia: il commento di Marco Laviano (Fim-Cisl) TERMOLI. I dati diffusi ieri dalla Fim-Cisl a livello nazionale hanno monopolizzato (o quasi) il dibattito sul mondo dell’automotive e sulla crisi di Stellantis, visto il “profondo rosso” a cui si è giunti sulla produzione di veicoli negli stabilimenti del nostro Paese.
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Un calo produttivo diffuso, che riguarda tutti gli stabilimenti Stellantis in Italia, che raggiunge il -31,7% nel terzo trimestre dell’anno, a quota 387.600 veicoli tra auto e veicoli commerciali leggeri. Lo rivela il report periodico curato dalla Fim-Cisl che proietta, per l’intero 2024, volumi sotto il mezzo milione di veicoli, con meno di un terzo dei volumi del 2023 (751 mila), e con le auto in particolare sotto le 300mila unità.
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Chiusura prolungata, per Mirafiori. Lo ha comunicato ieri Stellantis ai sindacati spostando il termine del fermo produttivo in atto dal 13 ottobre al primo giorno di novembre, con rientro fissato a lunedì 4. Una fermata (ulteriore) che riguarda sia 500 Bev che Maserati. Carrozzerie in stand by, quindi, a causa della gelata prolungata per il mercato dell’elettrico in Europa, nonostante proprio la…
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Unimpresa: “I capoluoghi di regione di Lazio, Lombardia e Campania raccolgono un terzo dei movimenti di denaro sporco delle mafie” C’è una esplosione dell’infiltrazione mafiosa nell’economia reale e nella finanza: il termometro delle operazioni sospette di riciclaggio, infatti, segna un aumento dell’85%, tra il 2022 e il 2023, per quanto riguarda i movimenti di denaro sporco legati a organizzazioni criminali.
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