La lettura dell’ex premier Paolo Gentiloni della nuova strategia di sicurezza nazionale americana è molto netta: «Un epitaffio sulle relazioni transatlantiche e una sentenza di divorzio dall’Europa». Un divorzio rancoroso: si profetizza la fine della nostra civiltà entro vent’anni. Perché tanta durezza verso l’Europa? «Penso siano due le ragioni. La prima attiene alla cultura Maga: il manifesto s…
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Il commento arriva dopo le parole, dedicate all’Europa, contenute nel documento legato alla nuova National Security Strategy degli Stati Uniti ed in cui il presidente Donald Trump ha, di fatto, scaricato il Vecchio Continente avvertendo che, se non cambia, rischia la "reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà" "Gli Stati Uniti capovolgono la storia definendo l'Europa e non la Russia il cattivo" in quella che è la nuova strategia delineata dalla Casa Bianca
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"Quando si tratta di decisioni che riguardano l'Unione europea, queste vengono prese dall'Unione europea, per l'Unione europea, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l'ordine internazionale fondato sulle regole". Lo riferisce un portavoce della Commissione Ue in risposta alla strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. "Il partenariato transatlantico è unico e, come sempre, gli alleati sono più forti insieme", evidenzia.
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Un'analisi lucida, che guarda con realismo alla Strategia di Sicurezza Nazionale Usa e al tipo di rapporto che delinea con l'Europa. Ma anche una risposta a quanti oggi si risvegliano con sgomento da un torpore durato anni, durante i quali hanno preferito crogiolarsi nell'idea dell'immutabilità dello status quo piuttosto
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“La nuova strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump da ieri segna una svolta radicale rispetto ai documenti di tutte le amministrazioni precedenti. È un testo che definisce quali sono le sfide a livello di sicurezza per gli Stati Uniti e le strategie per affrontarle. E se in passato lo sviluppo tecnologico militare della Cina e le guerre militari o ibride della Russia erano definite come minacce, ora questi due grandi Paesi vengono visti come un’opportunità per fare…
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Questa Europa, “piccola, lenta e vecchia” non serve agli Stati Uniti che affrontano Pechino per la supremazia nel mondo e nelle scorse ore Donald Trump non ha fatto altro che metterlo in chiaro. Lo sostiene il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un lungo post su X in cui commenta la Strategia di sicurezza nazionale Usa pubblicata ieri dalla Casa Bianca, aggiungendo che “ogni decisione, ogni atto futuro sarà affrontato con un solo obiettivo: il rafforzamento degli Usa nella competizione con…
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Milano, 6 dic. L'Alto rappresentante per la politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono ancora il principale alleato dell'Europa, cercando di minimizzare la nuova Strategia di sicurezza nazionale statunitense, appena pubblicata dall'Amministrazione di Donald Trump e molto critica nei confronti delle istituzioni europee. "Gli Stati Uniti sono ancora il nostro più grande alleato...
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"Da 3 anni, in privato, incontri, riunioni dei ministri, interviste, dico ciò che ieri è stato codificato nella Strategia di Sicurezza Nazionale Usa e cioè che il rapporto con l’Ue sarebbe mutato e che le garanzie di difesa regalate dopo il ‘45 sarebbero finite velocemente. Era chiaro, evidente. Con una tempistica più accelerata di quella che temevo (pensavo concedessero 2/3 anni in più) è accaduto ciò che era previsto.
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«La traiettoria della politica americana era evidente già prima dell'avvento di Trump che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile. Gli Usa hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario. Trump ha semplicemente esplicitato che l'Ue gli serve poco o nulla in questa competizione».
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Gli Stati Uniti sono ancora il nostro maggior alleato e dovremmo restare uniti. È Kaja Kallas, l'Alto rappresentante per la politica estera di Bruxelles ad alzare la testa di fronte a un'Europa ferita e stordita dopo la pubblicazione della nuova strategia di sicurezza nazionale americana fortemente critica verso il Vecchio Continente e le istituzioni europee.
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Dalla nostra corrispondenteBRUXELLES «Le parole usate nei confronti dell’Unione europea nella nuova strategia per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti sono molto gravi, offensive: lasciano di stucco». Per Brando Benifei, eurodeputato del Pd e presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti del Parlamento europeo, sono «espressioni, toni e concetti non adeguati per un alleato con cui l’Unione deve negoziare».
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Città del Vaticano Un documento che tradizionalmente viene pubblicato ad ogni mandato, un modo per definire le priorità del governo di Washington, tanto sul fronte interno quanto per le relazioni internazionali. Il testo suddiviso 29 pagine, più tre di prefazione, illustra la visione della nuova presidenza statunitense suddividendo il discorso per aree di influenza: blocco occidentale, Asia, Europa, Africa e Medio Oriente
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Dunque, visto dagli attici Maga di New York e Washington, il Vecchio continente è destinato a sgretolarsi come una scogliera atlantica, sottoposto com’è all’azione devastante e incessante delle ondate migratorie e degli uragani woke. Non è chiaro se a Trump questa ineluttabile estinzione della civiltà europea dispiaccia sul serio o se in fondo non si prepari al funesto evento con malcelata soddisfazione e un senso di rivincita covato fin dai tempi dell’indipendenza delle colonie, ma di sicuro il rischio esiste.
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"La traiettoria della politica americana era evidente già prima dell'avvento di Trump che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile. Gli Usa hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario. Trump ha semplicemente esplicitato che l'Ue gli serve poco o nulla in questa competizione".
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Non ci vuole molta fantasia per immaginare l’espressione dei leader dell’Unione e degli Stati europei mentre leggevano le due paginette su 33 dedicate dal presidente degli Usa al vecchio continente. Non bisogna neppure affaticarsi troppo per interpretare il raggelato silenzio generale che, con l’eccezione del ministro degli Esteri tedesco Wadephul, ha accolto la sprezzante intemerata di Donald Trump
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