Il professore Emiliano Giardina, associato di Genetica all’Università romana di Tor Vergata, ha spiegato perché la docuserie Netflix "Il caso Yara: oltre ogni ragionevole dubbio", dedicata all'omicidio di Yara Gambirasio, non dice la verità sulle prove scientifiche e sull'esame del Dna che hanno portato alla condanna di Massimo Bossetti: "Non esiste pertanto alcuna anomalia che suggerisca l'inutilizzabilità della…
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“Non ci sono delitti perfetti”. Lo aveva dichiarato uno degli investigatori del caso Yara. Più che una constatazione, era una sorta di esorcismo. Solo i romanzi gialli finiscono, come i salmi, tutti in gloria. Quello dell’uccisione di quella ragazza tredicenne che, uscita dalla palestra, scompare per essere ritrovata morta mesi dopo in un campo, sembra definitivamente risolto. Ma come ci si è arrivati al nome e cognome…
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La serie di Netflix sul delitto di Yara Gambirasio non dice la verità. Anzi, dà «più risalto ad alcune figure rispetto ad altre, e ciò crea confusione negli spettatori, portati a chiedersi chi sono i buoni e chi i cattivi». Lo spiega oggi in un’intervista al Fatto Quotidiano il professor Emiliano Giardina, associato di Genetica all’Università romana di Tor Vergata. Yara è scomparsa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra ed è stata ritrovata morta il 26 febbraio 2011
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C’era da aspettarselo che, prima o poi, l’omicidio di Yara Gambirasio e la lunga indagine che ha portato alla condanna del suo assassino, Massimo Bossetti, finisse in film. Già la scomparsa di Yara (26 novembre 2010), il ritrovamento del suo corpo in un campo incolto dove avevano già cercato decine di persone (26 febbraio 2011), il rinvenimento del Dna maschile di uno sconosciuto sugli slip della ragazzina, l’estenuante ricerca del proprietario di quel Dna, denominato Ignoto 1, durata anni, su e giù per la Val Brembana, il…
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“Puntare sull’aspetto umano del condannato ci sta, anche perché un ergastolo è una sconfitta per la società. Ma nel caso in questione è stato volutamente dato più risalto ad alcune figure rispetto ad altre, e ciò crea confusione negli spettatori, portati a chiedersi chi sono i buoni e chi i cattivi”. Emiliano Giardina è un …
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Oltre a essersene occupata per lavoro, lei ha realizzato un altro documentario sul caso, Yara, per Sky Crime. Diverso da questa? «Ho visto la serie di Netflix: è un’operazione non giornalistica, non si hanno tutti i dati, non ci sono le controparti (gli autori hanno interpellato familiari e avvocati, ma hanno preferito non partecipare, ndr). La vittima viene fatta “parlare” solo attraverso gli audio dei familiari agli atti, ma mancano i materiali di archivio degli avvocati di parte civile.
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