Il referendum dell'8 e 9 giugno affronta temi cruciali come cittadinanza, Jobs Act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine e responsabilità solidale negli appalti. Il voto affronterà normative attualmente in vigore e, in caso di vittoria del "sì", porterà alla loro eliminazione. Il raggiungimento del quorum è essenziale, infatti senza la partecipazione del 50% più uno degli aventi diritto, il referendum sarà nullo.
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Sono due le risposte dei promotori dei 4 referendum sul lavoro e quello sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno al boicottaggio lanciato da Forza Italia e da Fratelli d’Italia a nome del governo Meloni. La prima è del segretario della Cgil Maurizio Landini: «Invitare a non andare a votare significa che va bene la precarietà che c’è e che va bene morire sul lavoro- ha detto ieri in un’iniziativa a Pescara – L’astensione è un grave errore politico e porta a un autoritarismo inaccettabile».
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Referendum, Forza Italia: “Intervengono su leggi troppo complesse”. Avs: “Cancellano norme ingiuste”
A poco più di un mese dai cinque referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno, di cui quattro sul lavoro e uno sul percorso attraverso cui uno straniero può acquisire la cittadinanza italiana, i partiti politici prendono posizione. Per Raffaele Nevi di Forza Italia, “i referendum intervengono su legislazioni complesse come quelle sul lavoro e sulla cittadinanza. Per questo invitiamo a non andare a votare”.
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“Anche la destra è capace di slanci sui diritti. Non è che fa tutto la sinistra…” Alessandra Mussolini non potrà votare al referendum sulla cittadinanza, ma se fosse in Italia, andrebbe alle urne l’8 e il 9 giugno prossimi. “E’ l’unico potere che ci è rimasto, sarebbe sbagliato disinteressarsi”, dice l’ex deputata …
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Non entriamo nel merito, per carità. Perché come si conviene su temi referendari a un mese e giù di lì dalle fatidiche urne sta scoppiando la stucchevole polemica sul voto e non voto, sull'astensione. Antonio Tajani, capo di Forza Italia, ministro degi Esteri, l'ha detto: io mi astengo e invito tutti a fare altrettanto. Sta già venendo gi&ugrav…
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Giorgia cara, Antonio caro, un umile suggerimento: invitare gli italiani e le italiane (e sì, dal 1946 ci siamo anche noi!) a non votare ai referendum non porta storicamente proprio benissimo. Vi raccontiamo perché e partiamo da lontano. Il 9 giugno del 1991 si vota per il referendum sulla riduzione delle preferenze per l’elezione alla Camera dei Deputati. Bettino Craxi invita gli italiani a disertare le urne.
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Forza Italia ha realizzato un meme per rispondere a Riccardo Magi che ha definito «vergognosa e illiberale» l'indicazione per l'astensione sui referendum da parte del ministro Antonio Tajani. «Smemorato», vi si legge, mentre il post a corredo ricorda che anche Marco Pannella, mentore del radicale Magi, invitava i cittadini
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Cinque i quesiti nel referendum dell'8 e 9 giugno su lavoro e cittadinanza La sfida è doppia. E ruota attorno al raggiungimento del quorum, prima che al merito dei singoli quesiti referendari. Per la maggioranza meglio disertare le urne. "L'astensione è legittima", rivendica da Fratelli d'Italia il capogruppo in Senato, Lucio Malan: "La Costituzione - argomenta - dice che il referendum è valido se c'è la partecipazione di almeno la metà…
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A poco più di un mese di distanza dalla chiamata alle urne per i referendum, in programma nella due giorni di domenica 8 e lunedì 9 giugno, il dibattito politico tra le due parti s'infiamma: se da un lato c'è chi, come i sostenitori dei Sì, tenta di convincere favorevoli e contrari a esprimere la propria preferenza con il chiaro obiettivo di raggiungere il quorum, dall'altra si invitano i contrari ai quesiti referendari a restare a casa.
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È per questo che i partiti di centrodestra (più Azione e Italia Viva) stanno a uno a uno prendendo posizione invitando gli elettori a starsene a casa. L’ultimo in ordine di tempo a parlare è stato lunedì 5 maggio Antonio Tajani che ha rivendicato la legittimità del non voto in quanto scelta politica. Come Tajani anche Salvini e Fratelli d’Italia hanno detto ai loro elettori che la cosa migliore è disertare le urne.
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Scelta politica o dovere civico? L'esercizio del diritto di voto - o di non voto - ai referendum è al centro dello scontro politico. Cinque i quesiti su lavoro e cittadinanza; si vota l'8 e il 9 giugno e i blocchi sono nettamente contrapposti: la maggioranza invita all'astensione e le opposizioni, che propongono 5 sì, insorgono.
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È cominciato tutto in silenzio. Non con un proclama, ma con un invito sussurrato tra le pieghe dell’abitudine: «Restate a casa». È così che si sbriciolano le democrazie: non con il clamore di un colpo di Stato, ma con una carezza che disarma, con una rinuncia che si traveste da libertà. Oggi ci viene detto che non votare è un atto politico. Che l’assenza può valere quanto la presenza. Ma io lo so, come lo sa chi non si è mai…
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