«Qui a El Fanguito non si parla male della Rivoluzione. Perché Fidel Castro ci ha dato il poco che abbiamo. Non Raúl o l’attuale presidente Miguel Díaz-Canel. Fidel. Avevo 16 anni quando entrò all’Avana e ci liberò dalla dittatura di Batista. Ne ho 68 e da quasi cinque decenni mi impegno per tener vivo il sogno di giustizia che ci regalarono i ribelli della Sierra Maestra. Dobbiamo, però, ammetterlo senza timore: ora le cose non vanno bene.
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Bruxelles – La normalizzazione dei rapporti tra Unione europea e Cuba può attendere. Rispetto a dieci anni fa è cambiato tutto, e il sostegno al regime castrista non è più una priorità. La priorità adesso è non indispettire troppo la nuova amministrazione americana, e il suo capo, il presidente Donald Trump. Il tycoon ha minacciato dazi a quanti proveranno a rifornire l’isola caraibica di petrolio, con l’obiettivo di fiaccare il governo e farlo implodere.
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La firma da parte del presidente americano Donald Trump di un decreto che stabilisce che gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi doganali ai paesi che vendono petrolio a Cuba è stata definita da L'Avana «un atto brutale di aggressione». «Denunciamo davanti al mondo questo atto brutale di aggressione contro Cuba e il suo popolo, sottoposto da oltre 65 anni al blocco economico più lungo e crudele mai applicato a un'intera nazione, che ora si promette di sottoporre a condizioni di vita estreme», ha denunciato su X il…
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Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale e istituisce una procedura per imporre dazi doganali sui beni provenienti dai paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba: lo ha annunciato la Casa Bianca. .
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La sospensione degli invii regolari di petrolio dal Venezuela unita al rallentamento degli aiuti anche dal Messico ha messo Cuba sull'orlo di una crisi energetica senza precedenti. Lo riferiscono diversi portali vicini alla dissidenza castrista che - sulla base anche di testimonianze dall'isola - danno conto di lunghe file ai distributori di benzina e della progressiva riduzione del trasporto pubblico, mentre un rilevamento della società di dati Kpler - citato oggi dal Financial Times - afferma che «agli attuali livelli di domanda e produzione interna…
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Il Cremlino rompe il silenzio e lancia un segnale politico chiaro sul dossier Cuba. Le indiscrezioni su un possibile embargo totale degli Stati Uniti contro l’isola caraibica vengono definite senza mezzi termini «allarmanti». A dirlo è Dmitrij Peskov, portavoce presidenziale russo, che commenta le notizie circolate nei media internazionali su una nuova offensiva economica di Washington per favorire un cambio di regime a L’Avana.
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Il presidente degli Stati Uniti considera l’emisfero occidentale come area di influenza diretta degli americani. In questo quadro, L'Avana torna al centro dell’agenda di Washington. Ma per ora la Casa Bianca esplora soluzioni non militari perché il rischio di un caos post-regime è elevato. Intanto la fine degli aiuti energetici da Venezuela, Russia e Messico ha aggravato la crisi cubana
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(Adnkronos) – Mentre cerca di non distrarsi e continua ad arrotolare sigari a una velocità impressionante, risponde alle domande senza alzare lo sguardo dalle foglie di tabacco. Non vuole dire il suo nome ma racconta di essere preoccupato per la parte della sua famiglia che ancora vive a Cuba: “Avrai visto i video online, da quando non arriva più il petrolio dal Venezuela la situazione è difficile.
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L’amministrazione Trump, rinvigorita dalla rimozione del presidente venezuelano Nicolás Maduro, è alla ricerca di figure interne al governo cubano che possano facilitare un accordo per porre fine al regime comunista entro la fine dell’anno. Secondo fonti vicine alla questione, Washington ritiene che l’economia di Cuba sia vicina al collasso e che il governo non sia mai stato così fragile dopo aver perso il suo principale sostenitore in Maduro.
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