Una giornata indimenticabile, quella del 22 settembre. Decine di migliaia di ragazze e ragazzi, donne e uomini hanno sfilato in tutte le città italiane, in ogni piccolo centro, per dire il proprio basta al genocidio che si sta perpetrando a Gaza. Per rispondere all’arroganza del potere esercitata da Israele, con la sua corte di sudditi acquiescenti che, pur di non compromettere alleanze e – soprattutto – affari, hanno scelto la strada del silenzio complice.
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Maurizio Landini l'aveva invocata nell'autunno dello scorso anno, in vista della finanziaria: «Io credo sia arrivato il momento di una vera e propria rivolta sociale perché avanti così non si può più andare». La rivolta sociale contro le misure economiche (e non solo) del governo non solo non è
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Quanto sta accadendo in Palestina ha superato qualsiasi macabra immaginazione. Servizi, video, scatti, articoli e reportage, ogni giorno riassumono l’inferno che da troppo tempo si è scatenato a Gaza, in particolare. Lo sdegno è diventato indignazione sociale e richiesta di un intervento urgente da parte dei governi. L’Italia ieri è scesa in piazza per chiedere che vengano deposte le armi affinché si interrompa questa scia di sangue e distruzione.
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Dal 2022 giro l’Italia, tra oratori, scuole, sale varie, spesso in piccoli centri, in posti a volte improbabili invitato, da chi dice NO alla guerra. MI é stato così chiaro sin da subito come l’Italia della Pace fosse maggioritaria ma senza voce sui media. Le manifestazioni di ieri confermano l’isolamento di tv e giornali dal popolo, il loro vivere in cortocircuito con il mondo della politica e del potere ma non con il Paese reale
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Nonostante le divisioni sindacali, lo sciopero del 22 settembre mostra un movimento contro la guerra che nasce dall'indignazione ma è consapevole che per incidere bisogna bloccare tutto. Ora servono nuove convergenze capaci di raccogliere la spinta unitaria nata dal basso È nato un movimento. Un movimento ampio, attorno a uno sciopero generale, in solidarietà con la Flotilla, soprattutto in solidarietà con Gaza e contro il genocidio in corso.
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“L’umanità si realizza solo nella lotta che gli propone un mondo imperfetto” scrive l’intellettuale americana Rebecca Solnit, solo nel misurarci assieme nelle sfide che ci pongono la moralità, la mortalità, la convivenza, acquistiamo un’anima. E finalmente nelle piazze – strapiene quelle di ieri 22 settembre per lo sciopero generale – le persone stanno acquistando un’anima reagendo lucidamente alla verità di fatto – il genocidio in corso a Gaza – secondo un elementare principio di “umanità” per…
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