Al culmine di una rivolta che in Iran sta evolvendo in una rivoluzione, i media da noi sono invasi dalla comparsa del figlio dell’ultimo scià. Per qualcuno sarà un fenomeno nostalgico, ma a guardar bene è il sintomo di una crisi più profonda: c’è chi non può immaginare il futuro senza rifugiarsi nei simboli del passato. L’idea che la salvezza dell’Iran possa arrivare da un “ritorno alla monarchia” o dall’intervento delle potenze straniere ripropone un modello verticale di potere che ha già fallito più volte nella storia del Paese.
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Non ci si lasci fuorviare. In Iran non è più una rivolta, è una rivoluzione. La differenza? Microscopica e immensa. Una rivolta – gli iraniani ne hanno conosciute almeno cinque in quindici anni – pretende riforme, soluzioni per la miseria, negoziazione. Una rivoluzione non si aspetta niente del genere e non ha intenzione di accontentarsi dell’ordine vituperato delle cose: non vuole la ristruttura…
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Dopo quasi due secoli di cammino, la sinistra dovrebbe capire immediatamente che le sue città sacre, simboliche, oggi sono Kiev e Teheran. Ciò che accade in Ucraina e in Iran la interpella perché chiama in causa i suoi valori di libertà, la sua vocazione alla solidarietà con i più deboli, il suo rifiuto dei soprusi e delle ingiustizie, il sostegno alla lotta per la liberazione da ogni tirannide, …
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Forse non è vero, o meglio non è esattamente vero. Ma l’impressione è che gli Stati Uniti di Trump preferiscano di gran lunga occuparsi della Groenlandia che dell’Iran martoriato degli ayatollah. Peraltro è quasi evidente. Da un lato, uno scatolone di ghiaccio zeppo di materie prime, ma abitato da meno di 60mila persone, quanto un quartiere di una media cit…
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Gli ayatollah non sono solo là, stanno anche qua. Quando alla fine degli anni Settanta ci fu la rivoluzione di Khomeini furono molti gli intellettuali italiani ed europei che videro nella cacciata dello Scià l’annuncio della rivoluzione marxista e comunista. Il principe di questi intellettuali fu Michael Foucault che si bevve letteralmente il cervello e in tanti in Italia gli andarono dietro. Tanto che l’Unità titolò così: «Iran: la vittoria popolare è travolgente».
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La storia iraniana dell’ultimo secolo è una storia di rivolte e violente repressioni. Ma è il 1979 a essere lo spartiacque cruciale: è l’anno della nascita della Repubblica Islamica, che da quasi cinquant’anni controlla il Paese e le vite delle persone che lo abitano. Secondo Massimo Campanini, che è stato uno studioso e professore di Storia dei paesi islamici all’Università di Trento, all’epoca della cosiddetta rivoluzione islamica «l’Iran aveva una solida tradizione di opposizione di tradizione laica».
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La cosa più desolante della sinistra è che l’odio ideologico antioccidentale ha la meglio sulla solidarietà umana con la sofferenza dei popoli oppressi dalla dittatura Per gentile concessione dell’autore ripubblichiamo un articolo di Antonio Gozzi apparso su Piazza Levante. Alcuni dei nostri affezionati lettori hanno storto il naso perché nel mio editoriale della settimana scorsa ho evocato l’Occidente (con la O maiuscola) e ho rimarcato il fatto che esiste un asse, che alcuni chiamano “asse del male”, costituito da…
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Uscito diviso dal Parlamento in tema di Iran e diritti umani, il ventaglio delle opposizioni non ritrova l’unità nemmeno in piazza. Lo stiamo vedendo in queste ultime ore. Ma era prevedibile. Per giorni si è scritto a proposito dell’impaccio di una sinistra, intesa nel senso più ampio del termine, incerta se e come manifestare conto gli ayatollah. Del resto, non era credibile che le manovre tatt…
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Da venti giorni gli iraniani continuano a manifestare nonostante la repressione del regime. Tanto feroce che il premio Nobel per la Pace Ebadi, incurante della palese contraddizione, giunge a chiedere agli americani di sopprimere la guida suprema Khamenei. La violenza, d’altra parte, è connaturata alla teocrazia khomeinista. La Repubblica islamica nasce eliminando l’opposizione laica e di sinistra, normalizza le esecuzioni di massa, soffoca nel sangue le proteste…
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Questo è il numero di venerdì 16 gennaio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui Nel 1979 il quotidiano Lotta continua, sopravvissuto allo scioglimento del partito omonimo, mandò in Iran un inviato a raccontare la rivoluzione khomeinista. Le cronache da Teheran del giornalista, poi passato a lavorare a testate di altro orient…
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Radio Cusano Campus – “Risulterò poco credibile, ma sono partita abbastanza preoccupata e con la paura di essere arrestata appena arrivata in Iran, e non ho trovato questo. C’erano turisti occidentali che camminavano per strada e non si sentivano in pericolo. Io stessa ho girato a Teheran in macchina, scegliendo dove andare”. Queste le parole di Elena Basile, ambasciatrice, su Radio Cusano Campus, nel programma “Battitori Liberi”, condotto da…
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La chiamata dei giovani. Questo è il segno che ci vuole. A prescindere da Trump (attacca o meno), a prescindere dai tormenti della sinistra (andare in piazza o no contro il regime di Teheran e andarci convinti o solo per vedere l’effetto che fa?) e a prescindere dalla manifestazione che si sta allestendo per sabato a Roma e che potrebbe essere bipartisan, la vera spinta per la Generazione Zeta in protesta in Iran non può che venire dalla mobilitazione dei loro coetanei nel mondo, in Europa e in Italia
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Tante di loro sono state uccise nelle manifestazioni di protesta in questi giorni, e chissà quando conosceremo il bilancio di questa strage; altre sono in carcere, torturate. Perciò mi sembra giusto oggi dedicare alle donne iraniane questo spazio, ospitando l’intervento di una di loro. Lo riprendo da Free4future dove potete guardare il video integrale. Ma osservazioni simili sono talmente diffuse tra le giovani iraniane, che ieri sera le avevo sentite espresse in termini quasi identici da alcune di…
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La domanda, avrebbe detto Antonio Lubrano in un vecchio programma Rai, sorge spontanea: ma la sinistra italiana che cos'è? O, meglio: la sinistra italiana dove sta? E con chi sta? Detto che, come rimarcato in altre circostanze, a Elly Schlein va dato il merito di aver cercato di rimettere in piedi il fronte progressista, di aver recuperato un po' di voti pd andati altrove, di aver vinto qua e là…
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Per approfondire un argomento di grande e tragica attualità l'appuntamento è per domenica 18 gennaio al circolo Arci Lavoro e Sport in via Pispini SIENA. In questi giorni drammatici di repressioni violentissime e in questa confusione di notizie imprecise o decisamente false, è importante fare chiarezza sulla verità del passato e del presente dell’Iran, della disumanità del suo regime dittatoriale, della realtà della sua Resistenza
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Sono partita per l’Iran e vi sono rimasta dieci giorni. Ho voluto esprimere solidarietà a un popolo martoriato da anni dall’isolamento politico ed economico occidentale. Un popolo che ogni giorno è sotto attacco israelo-americano. Un popolo la cui crisi economica si aggrava sempre di più anche per la guerra economica a cui è sottoposto da decenni. Odio il “noi” e il “loro”. Volevo sentirmi, per un breve momento, parte della loro storia, temere come loro gli attacchi esterni.
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In Iran qualcosa si è incrinato. Non si tratta di un’esplosione improvvisa, né di una protesta episodica destinata a spegnersi. È un movimento carsico, profondo, che attraversa la società iraniana e riaffiora con regolarità sotto la crosta di un potere autoritario che da decenni governa attraverso repressione, paura e controllo morale. A scendere in strada non sono frange marginali, ma segmenti sempre più ampi della popolazione: donne che rifiutano l’imposizione del velo, giovani che…
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Eloquente e significativo è il silenzio dei cosiddetti “buoni” sulla carneficina in atto dallo scorso 28 dicembre in terra persiana, dove, nell’estremo tentativo di provare a sedare le veementi proteste degli iraniani, il regime di Teheran ha già causato la morte di qualche migliaio di persone o forse più. Quel silenzio assordante di coloro che da anni urlano a gran voce contro ogni forma di violenza, specie se di genere, contro il patriarcato, il maschilismo tossico, la negazione delle libertà individuali e i diritti violati delle donne e della comunità Lgbt
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