La stagione dei Presidenti delle Regioni è destinata a finire: la Commissione Affari Costituzionali del Senato, con il solo voto favorevole di Lega ed Italia Viva, ha bocciato l’emendamento al Decreto Elezioni che prevedeva il terzo mandato per i Presidenti di Regione. Anche il Pd ha votato contro, insieme a Movimento 5 Stelle, Azione, Alleanza Verdi Sinistra. Il provvedimento, che ora difficilmente potrà essere riproposto, riguardava il futuro…
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La proposta leghista della disciplina del terzo mandato per Sindaci e Governatori rispecchia la mancanza di visione e di una strategia di lungo periodo: del governo in carica e, in verità, di altri governi di quest’ultimo trentennio. Infatti, l’ultima riforma delle Autonomie locali degna di quel nome è la L. 142 del 1990: quello che è arrivato dopo obbedisce a presunte emergenze, peggio a contingenti se non partigiane aspirazioni ed ha generato la personalizzazione della politica, sempre in agguato.
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Salvini: "Su governatori andiamo avanti, vota Parlamento" La Lega, secondo quanto si apprende, ha ritirato l’emendamento al decreto Elezioni che prevede il terzo mandato per i sindaci con più di 15 mila abitanti. La proposta di modifica, oltre ad avere il parere contrario del relatore Alberto Balboni, aveva avuto il parere contrario anche del Governo. Sulla proposta della Lega che riguarda invece il terzo mandato per i governatori, che ha sempre parere contrario del relatore, il governo si è rimesso all’aula.
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La Lega non molla sul terzo mandato per i governatori e il braccio di ferro dentro la maggioranza di governo va oltre la "questione-Zaia" Sull'emendamento presentato dal Carroccio nonostante la contrarietà di Fratelli d'Italia, spiega Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali, in una intervista a Repubblica, "decidono i gruppi parlamentari cosa fare. Ma la nostra è una posizione politica e resta tale: se deve esserci una scelta democratica non può esserci limite".
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– Qual è l’istantanea che raffigura davvero la situazione della maggioranza? La sagra dell’amicizia e della compattezza che va in scena a Cagliari, officiata soprattutto dal leader più sospettato di manovre divisive, Matteo Salvini? Oppure, quella di Roma dove oggi, salvo ripensamenti in extremis del Carroccio, nella commissione Affari costituzionali del Senato andrà in scena la spaccatura del centrodestra con affossamento dell’emendamento leghista sul terzo…
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Roberto Calderoli, il ministro leghista degli affari regionali, tiene il punto sull’autonomia differenziata, la “sua” riforma, arrivata all’ultimo miglio alla Camera: «Alle opposizioni chiedo: basta slogan, confrontiamoci nel merito. Non voglio spaccare l’Italia, non voglio penalizzare il Sud». Sul terzo mandato per i governatori: «La Lega resta ferma sulla posizione politica: la scelta de…
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A Cagliari va in scena la pantomima di un’unità granitica. A Roma quella di una spaccatura che tutti si affannano a smentire ma è sotto gli occhi di tutti. Lo stato della maggioranza è questo, illustrato dalle due immagini contraddittorie che stentano a tenersi insieme. Il senso della kermesse cagliaritana era tutto nella passerella dei leader: non è la prima volta che si trovano insieme su un palco ma non era mai successo che prendessero tutti la parola.
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Luca Zaia, Lega, presidente del Veneto. Stefano Bonaccini, Pd, presidente dell’Emilia-Romagna. Michele Emiliano, Pd, presidente della Puglia. Vincenzo De Luca, Pd, presidente della Campania . Giovanni Toti, Italia al centro ex FI, presidente della Liguria. Attilio Fontana, Lega, presidente della Lombardia. Massimiliano Fedriga, Lega, presidente del Friuli Venezia Giulia. Sono sette i governatori già al secondo mandato e che in base alla legge 165 del 2004 non potranno ricandidarsi per il terzo.
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