Una tazza di caffè potrebbe proteggere la salute del nostro cuore. Contrariamente a quanto pensato finora, infatti, bere il caffè non solo non aumenta il rischio di fibrillazione atriale, una patologia comune che impedisce al cuore di pompare correttamente il sangue e che può portare a ictus e insufficienza cardiaca, ma riuscirebbe addirittura a ridurlo. A raccontarlo sulle pagine di Jama è un nuovo studio coordinato dalla…
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Caffè contro la fibrillazione atriale: possibile? Più che favorirla, infatti, sembrerebbe ridurne gli episodi. Lo sostengono alcuni ricercatori sparsi tra Usa, Canada e Australia, che hanno allestito uno studio ad hoc per mettere alla prova il ruolo del caffè nella fibrillazione atriale. Secondo quanto riferiscono, e contrariamente a quanto ritenuto finora, il consumo di caffè (con caffeina) si associa a un rischio inferiore del 40% di fibrillazione.
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È opinione diffusa che troppi caffè aumentino il rischio di tachicardia e palpitazioni. O più semplicemente, ad un occhio meno clinico, rendano nervosi e sovraeccitati. Ma un nuovo studio americano dice il contrario, ribaltando lo stereotipo per eccellenza della bevanda regina delle pause aziendali. Lo studio clinico denominato Does Eliminating Coffee Avoid Fibrillation (Decaf), condotto dal cardiologo e professore presso l’Università di San…
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Uno studio pubblicato su Jama ribalta un luogo comune: nei pazienti con fibrillazione atriale il consumo quotidiano di caffè riduce le recidive rispetto a chi lo evita del tutto Per anni i cardiologi hanno ripetuto lo stesso consiglio: “Meglio evitare il caffè, può far venire le aritmie”. Ora una ricerca internazionale mette in discussione questa convinzione radicata. Secondo lo studio DECAF (Does Eliminating Coffee Avoid Fibrillation?), pubblicato il 9 novembre 2025 su JAMA…
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La gestione della fibrillazione atriale rimane uno dei nodi più complessi della pratica cardiologica contemporanea, sia per la crescente prevalenza della condizione sia per la difficoltà di intervenire sui fattori che ne favoriscono la recidiva. Tra questi, il consumo di caffè occupa da tempo una posizione ambigua, sospeso tra percezioni cliniche consolidate, suggerimenti prudenziali e un corpus di evidenze non sempre convergenti.
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