Una grande maratona elettorale che partirà a settembre e arriverà a novembre inoltrato. È il ruolino di marcia delle regionali, che vedrà le Marche aprire le urne il 28 e 29 settembre, seguite poi il 5 e 6 ottobre dalla Calabria. Quindi sarà il turno della Toscana, dove il presidente sarà eletto il 12 e 13 ottobre, come annunciato ieri dal presidente uscente e candidato del campo largo Eugenio Giani
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Approfondimenti:
Il fischio d'inizio è per domenica 28 settembre. E poi ancora i due weekend successivi: 5-6 e 12-13 ottobre. Un voto ogni sette giorni. Per chiudere con novembre, in cui i seggi torneranno ad aprirsi per (almeno) un altro fine settimana. Sarà un autunno ad alta tensione elettorale, quello che aspetta partiti e leader al rientro dalle vacanze estive. Con ben sette appuntamenti disseminati in un arco temporale di circa tre mesi.
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Il 2025 si annuncia un anno di grande rilievo politico per l’Italia: sette regioni rinnoveranno i loro consigli e presidenti. Oltre alle sei già previste – Campania, Veneto, Toscana, Puglia, Marche e Valle d’Aosta – si aggiunge la Calabria, a seguito delle dimissioni anticipate del governatore Roberto Occhiuto. In totale, saranno chiamati alle urne circa 18 milioni di elettori, pari a oltre un terzo dell’intero corpo elettorale nazionale.
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Elly Schlein si dice "certa della vittoria alle regionali. I numeri ci dicono che siamo in testa", ha dichiarato la segretaria nazionale del Pd. Ma la realtà è assai diversa. E ci sono due grande da affrontare subito in Calabria e in Puglia. Schlein: "Vincere e vinceremo" Parlando in
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Non ci sarà l’election day, ma il prossimo autunno sarà caratterizzato da diversi fine settimane elettorali. Sono infatti attese le elezioni regionali in ben sette territori, con sfide molto importanti anche per gli equilibri nazionali. Al voto andranno Campania, Veneto, Toscana, Puglia, Marche e Valle d’Aosta. Regioni a cui si è aggiunta di recente anche la Calabria, in seguito alle dimissioni di Roberto Occhiuto, che ha già annunciato che si ricandiderà.
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Un test sui territori, a due anni dalle nuove elezioni politiche, 2027. Per molti è la stagione delle Regionali, che partirà da settembre, il vero giro di boa per molti partiti politici. Al voto sei Regioni a statuto ordinario (Puglia, Toscana, Marche, Calabria, Veneto, Campania) e una a statuto speciale, la Val d’Aosta. Nessun election day, ma date di voto disseminate da fine settembre fino a fine novembre.
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Le date delle elezioni per le regionali diventano uno strumento di battaglia politica. E fanno da apripista al cantiere della legge elettorale nazionale, in stand-by da settimane. Con un orizzonte simile per il centrodestra: piegare le necessità a proprio vantaggio. Il caso delle regionali è paradigmatico. Nessun election day, come avvenuto nel settembre 2020, in pieno Covid. Al contrario: elezioni disseminate qua e là per quello che, come lo ha definito il deputato di Alleanza…
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Nel 2025 si rinnovano sei consigli regionali italiani (Campania, Veneto, Toscana, Puglia, Marche e Valle d’Aosta) dopo le elezioni svolte a settembre 2020, rinviate allora in autunno a causa della pandemia. Oltre 17 milioni di cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo Presidente di Regione e i rispettivi Consigli. Alcune regioni hanno già fissato la data del voto, mentre altre devono ancora stabilirla ufficialmente.
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ROMA – Sette regioni pronte all’elezione dei presidenti e dei consigli e il rischio concreto che oltre 21 milioni di italiani chiamati al voto siano sostanzialmente convocati ai seggi a fine settimana alterni. Per tutto l’autunno. Accantonata la proposta, più volte rilanciata dalle opposizioni, di un election day per Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria, lo scenari…
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La partita per le regionali non smette di impensierire il Pd neanche a Ferragosto. A dare grane a Elly Schlein sono soprattutto Puglia e Campania. In Puglia, come scritto dal Fatto già nei giorni scorsi, il candidato in pectore Antonio Decaro si è messo di traverso alla corsa al Consiglio regionale dell’attuale governatore Michele Emiliano. …
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Tre anni fa, con un’intervista su Rai3 a Lucia Annunziata, Carlo Calenda rigettò il patto elettorale con il Pd di Enrico Letta e con Avs, cinque giorni dopo averlo sottoscritto. Fu l’atto finale del suicidio collettivo dell’estate 2022 che ha consegnato la maggioranza parlamentare a Giorgia Meloni (non la maggioranza degli elettori). Alle elezioni del 25 settembre si presentò una sola squadra in corsa per il governo, la destra guidata dall’attuale premier.
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Passano le settimane, si sciolgono faticosamente alcuni nodi, ma la partita delle Regionali vede le due coalizioni con ancora molti problemi aperti. E il tempo stringe perché, normativa alla mano, tra settembre e la terza domenica di novembre gli elettori dovranno essere chiamati al voto. Nel centrosinistra è andata via liscia solo la candidatura di Giovanni Manildo (Pd) in Veneto. Su Matteo Ricci nelle Marche e Eugenio Giani in Toscana a fatica è arrivato l’appoggio del Movimento 5 Stelle (anche se nel secondo caso il malumore dei…
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Anche se la pratica Toscana, con il beneplacito del M5s alla candidatura dell’uscente Eugenio Giani, è stata archiviata, a Elly Schlein rimane ancora la Campania da blindare. Le altre partite, Calabria e Puglia, sembrano meno insidiose di quella in corso a Napoli, con la presenza ingombrante del governatore uscente Vincenzo De Luca che il piano anti cacicchi della segretaria non è riuscito a mettere in ombra.
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Scampato il pericolo toscano, e cioè il no del M5s regionale all’accordo con il presidente Eugenio Giani, Elly Schlein ha scelto una diretta Instagram per battere sui temi “identitari” sui quali spingere prima della pausa estiva: Gaza, salario minimo, TeleMeloni. Le prossime regionali sono rimaste sullo sfondo: «Stiamo lavorando con le altre forze alternative alla destra per costruire coalizioni inclusive, con candidature forti per battere le destra.
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Su queste pagine, firme autorevoli come quelle di Emanuele Felice, Carlo Trigilia, Piero Ignazi hanno offerto a Elly Schlein e al Partito democratico suggerimenti ispirati a un chiaro spirito costruttivo. Rara avis. Più facile, nei media, imbattersi in una raffica di giudizi sentenziosi e critiche corrosive. Altrettanto facile aggiungerne. Talvolta sono tentato di concludere che il mestiere del segretario del Pd non sia difficile ma impossibile.
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Pezzo dopo pezzo, non senza tira e molla, il mosaico del fronte progressista alle prossime regionali è quasi ultimato. Quattro candidati presidente in quota Pd, uno — con ogni probabilità — al M5S, un sesto da definire in Calabria, dove si andrà al voto dopo le dimissioni a sorpresa di Roberto Occhiuto. Il disegno di Elly Schlein - «ostinatamente unitario» come va dicendo sin dalla sua elezione…
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"Stiamo lavorando e siamo fiduciosi, siamo già partiti in alcune regioni come il Veneto e le Marche e stiamo lavorando per chiudere le alleanze anche nelle altre regioni che vanno al voto. Lavoreremo anche sulla Calabria che andrà al voto perchè il presidente Occhiuto ha nasato che la sua maggioranza voleva liberarsene e ha ritenuto di usare per fini personali l'istituzione Regione per potarla al voto, noi ci faremo trovare pronti".
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“Ho dato tanto” per la Calabria, ”ho anche messo a rischio la mia salute in questi 4 anni, e se anticipo le elezioni è per continuare il lavoro che sto facendo. Sulla gestione dei rifiuti, sugli aeroporti, o sui consorzi di bonifica, che prima erano 11 e ora è uno solo. L’opposizione poi ha avuto 4 anni per costruire un’alternativa. Se in tutto questo tempo non hanno trovato un leader con cui sfidarmi, le colpe sono solo…
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