ROMA – Un mercato automobilistico in sofferenza strutturale, stretto tra ambizioni europee sempre più stringenti e un contesto nazionale incapace di accompagnare la transizione energetica con strumenti coerenti. È questo il quadro delineato dall’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) nella consueta conferenza di fine anno: quello di una “stasi” che rischia di trasformare l’Italia in un mercato di serie B, meno attrattivo per investimenti e innovazione.
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La decisione di ieri è un piccolo contentino, ma le visioni rivoluzionarie scolpite nel Green Deal nel 2019, 6 anni fa, non possono essere rimosse velocemente. La scadenza del 2035, con il divieto di vendite con emissione di CO2, viene confermata, mentre l’introduzione di un’apertura sulle ibride e sui carburanti alternativi dà solo un briciolo di flessibilità. In ogni caso, il 90% delle auto vendute dovranno essere elettriche e per il 10% non elettrico gli sforzi sono enormi.
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L’illusione di puntare spediti sull’elettrico per arrivare all’obiettivo di zero emissioni è durata una decina d’anni, a voler esagerare. Nel 2007-2008, Carlos Ghosn del gruppo Renault-Nissan si impegnò a produrre una linea di veicoli a zero emissioni a livello globale entro il 2012: “Se stai per permettere ai paesi in via di sviluppo di avere tante auto quante vogliono, non c’è assolutamente alternativa a zero emissioni… e l’unico veicolo a zero emissioni disponibile oggi è…
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I veicoli tradizionali potrebbero non sparire del tutto dai listini dei costruttori. La Commissione europea ha presentato oggi, 16 dicembre, un pacchetto di misure per il settore automobilistico che cancella di fatto il divieto totale di vendita di auto con motore a combustione a partire dal 2035. Secondo la Commissione, l'obiettivo è definire "un quadro politico ambizioso ma pragmatico per garantire la neutralità climatica e l'indipendenza strategica entro il 2050, offrendo al…
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