Non c’era da scervellarsi per trovare le ragioni dei piccoli cambiamenti. Con la Seconda Repubblica tutto è cambiato. Le oscillazioni sono diventate onde anomale che travolgono i precedenti equilibri politici. Il fenomeno si è col tempo amplificato. Tre esempi. La Lega di Salvini: dopo i primi risultati modesti, è balzata al 17,35% alle politiche 2018 e al 34,26% alle europee 2019. I 5 Stelle alla prima prova elettorale del 2013 toccano la stratosferica vetta del 25%, per poi superarsi con il 32% nel 2018.
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Umberto Baldo Sappiamo bene quanto sia difficile estraniarsi dal contesto in cui si vive, sollevandosi sopra le passioni politiche e gli scontri che, inevitabilmente, lacerano il Paese. Tuttavia, da liberale che da decenni auspica la nascita di un’area politica capace di andare oltre l’anticomunismo e l’antifascismo di maniera — affrontando finalmente senza lenti ideologiche i nodi reali della Nazione – mi piace “guardare dell’alto” lo scenario post-referendario.
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Insomma, che succede al governo Meloni con la botta del referendum perduto? La spiegazione piatta e superficiale è che ha vinto l’Italia del no, che era poi non solo il no alla riforma ma soprattutto il no al governo Meloni. Ma è una spiegazione che non spiega nulla. Era scontato che l’Italia di opposizione, con poche defezioni, votasse compatta in quel modo, ma non era prevedibile che il No diventasse la maggioranza dei votanti: resta da spiegare perché un arcipelago di minoranze si trova poi maggioranza nelle urne; da dove proviene la differenza, lo…
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