Hantavirus, questo sconosciuto fino a pochi giorni orsono, è diventato il tema dominante dell’informazione mondiale, passando ovviamente anche dai social, dove gli esperti di escrementi di topi sono ormai un esercito da tastiera. Lasciamo da parte l’aspetto medico e scientifico, le nostre paure legittime e anche le rassicurazioni degli esperti: concentriamoci sulla geografia magari utilizzando un desueto mappamondo.
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Nel mondo 1,7 milioni di virus circolano fra mammiferi e uccelli e almeno la metà potrebbe infettare l’uomo, responsabile di facilitarne la diffusione distruggendo l’habitat naturale degli animali vettore e serbatoio. Emerge dal rapporto Ipbes, la piattaforma intergovernativa sulla biodiversità ed è una realtà monitorata dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, con sede a Padova, centro di referenza…
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Si sta parlando molto dell’epidemia che ha colpito almeno otto passeggeri della nave da crociera Mv Hondius, causata dall’Hantavirus. L’ipotesi a oggi più accreditata che spiega l’origine del focolaio è che il primo paziente ammalato (ornitologo olandese, poi deceduto), con la moglie (deceduta anche lei), avesse visitato una discarica a cielo aperto a pochi chilometri da Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina.
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