Dopo il vivace – e anche più..! – confronto estivo a distanza (in mezzo ai tanti..), quello tra il presidente degli Usa Trump e il suo pari grado della Fed Powell, ieri quest’ultimo ha abbassato il tasso del dollaro, materia del contendere, insieme a altro, tra quelle due istituzioni. Quel Re Salomone in versione moderna non avrebbe saputo far meglio che fingere di addivenire a un evidente compromesso che conferma la scarsa convinzione sua e dei vertici della Fed che la situazione economica a stelle e a strisce sia sulla strada di una vera ripresa.
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Alla fine non c’è stato il tanto atteso taglio «politico» di mezzo punto percentuale e la Federal Reserve ha optato per un ribasso del costo del denaro di un quarto di punto, come atteso da tutti gli analisti. Undici dei dodici membri del Federal Open Market Committee hanno votato per lo 0,25%, tranne Stephen Miran - ex consigliere economico di Donald Trump, ora governatore della Fed - che ha insistito per mezzo punto.
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I principali indici azionari statunitensi registrano variazioni frazionali, in attesa delle decisioni della FED in materia di politica monetaria. Alle ore 17.10 il Dow Jones guadagnava lo 0,66% a 46.062 punti, mentre l’S&P500 era in ribasso dello 0,1% a 6.600 punti. Segno meno anche per il Nasdaq (-0,5% a 22.222 punti). Giornata negativa per NVIDIA (-2,75% a 170,08 dollari). In rosso anche Oracle (-2,78% a 298,13 dollari) e Uber Technologies (-4,81% a 93,12 dollari).
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Dall’emergenza alla ripartenza: modelli, buone pratiche e sicurezza nei cantieri post-sisma 2016 (Norcia) Due intensi giorni di confronto e riflessione hanno animato la città di Norcia, epicentro del terremoto del 2016, con l’obiettivo di condividere esperienze e strategie per una ricostruzione sicura e efficace. L’evento, intitolato “Ricostruire in sicurezza”. Dall’emergenza alla ricostruzione: esperienze a confronto”, ha…
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