L’Ucraina ha sparigliato le carte del conflitto: per la prima volta, missili statunitensi a lungo raggio hanno colpito il territorio russo, puntando dritti sulla regione di Bryansk. L’operazione, confermata da Kiev, ha mandato su tutte le furie il Cremlino, che ha immediatamente rilanciato minacce nucleari e accuse contro l’Occidente. Un passo che alza la posta su un tavolo già carico di tensioni, è proprio il caso di dirlo, esplosive.
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– Una guerra di attrito, destinata a proseguire nonostante l’impiego limitato dei missili americani oltre confine. Un presidente che non è intenzionato ad arrendersi e un Paese, l’Ucraina, che potrebbe subire attacchi ancora più violenti. Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes, spiega perché l’impiego dei missili Atamcs non sarà risolutivo. Germano Dottori, cosa cambia con la nuova dottrina nucleare russa? “Bisogna vedere i dettagli del…
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Dodici esplosioni. Sei missili. Per la prima volta l’Ucraina colpisce all’interno del territorio della Federazione russa con gli Atacms forniti dagli americani. L’altro giorno il presidente Biden ha dato il via libera. La reazione di Putin è stata immediata anche se i preparativi erano in corso da tempo: ha firmato un decreto sui “Fondamenti della politica statale nel campo della deterrenza nucleare”.
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Sono trascorsi mille giorni dall'inizio della guerra in Ucraina. Secondo alcune stime, sarebbero morte durante il conflitto oltre un milione di persone. Mosca accusa Biden di "gettare benzina sul fuoco" nel conflitto in Ucraina e promette "risposte appropriate" alla decisione dell'amministrazione Usa uscente di consentire a Kiev l'utilizzo di missili a lungo raggio. Macron definisce "totalmente buona" la mossa di Washington
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