C’è da dire che l’opposizione sta facendo di tutto per farsi riconoscere ancora una volta. Dopo aver battuto Giorgia Meloni al referendum della settimana scorsa, uno si sarebbe aspettato maggiore accortezza e capacità di organizzazione delle prossime mosse. Uno si sarebbe aspettato un piano solido per affrontare i prossimi mesi. E invece no. Il solito Beppe Conte, avvocato del popolo, è tornato a vestire i panni di tribuno della plebe lanciandosi in avanti e rilanciando l’idea delle primarie.
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– Chi più ne ha più ne metta. Pierluigi Bersani, Franco Gabrielli, Gaetano Manfredi, Andrea Riccardi, Ernesto Maria Ruffini, Silvia Salis sono solo i nomi più noti e che ricorrono di più. Sta di fatto che dall’ebbrezza del successo referendario sta germogliando un florilegio di candidature per la corsa alla guida del centrosinistra, oltre che della sua anchilosata gamba centrista che non sboccia, in realtà e a ragion veduta ristretta…
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Quando Rosy Bindi ha evocato in tv la «carta coperta» per risolvere il problema della scelta del leader da candidare a Palazzo Chigi per il centrosinistra, i giornalisti più attenti e smaliziati hanno subito pensato a Pier Luigi Bersani. Io, lo confesso, un po’ per un’ovvia associazione di idee, un po’ per naturale inclinazione a cercare sempre il dettaglio minore, il punto di vista laterale, la piccola smagliatura nella grande tessitura della politica, ebbene sì, ho pensato alla…
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ROMA – «La notizia delle primarie è fortemente esagerata». La vera linea del Nazareno è sulla falsariga del telegramma di Mark Twain in risposta a un giornalista che aveva dato la notizia della sua morte. Ai vertici del Pd è servita una settimana di sopportazione e secchiate di acqua fredda per sfiammare il tema della scelta del leader del campo progressista, lanciato con un colpaccio comunicativo da Giuseppe Conte lunedì scorso prima del festeggiamento per la vittoria referendaria.
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Lo ha detto Rosy Bindi: “Serve una carta coperta”. Serve al centrosinistra, un jolly – un candidato – che faccia saltare il banco al montepremi dell’azzardo elettorale. Ma non c’è, come nello spizzico delle carte a Ramino, un po’ di fiori, di picche o quadri che siano, una figura da indovinare? Non c’è. Non riuscendo a trovare un candidato la soluzione è presto data: tenerlo nascosto. Come i tartufi
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C’è un insieme di fatti che dicono che intorno a Elly Schlein si sta facendo terra bruciata. Un’aria che un po’ somiglia a quella che circonda Antonio Tajani. Con le debite differenze, i rispettivi mondi di riferimento stanno dicendo a entrambi «grazie per il lavoro svolto». La famiglia Berlusconi guarda oltre il ministro degli Esteri. I «vecchi leoni» del Pd cominciano seriamente a coltivare altri progetti nella consapevolezza che Elly non ce la…
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