L’Australia è stata pioniera vietando i social network ai minori di 16 anni nel dicembre 2025 e da allora piattaforme come Facebook, TikTok e Instagram sono tabù in molte famiglie. Anche l’Indonesia ha introdotto un simile divieto per gli under 16, mentre in Europa il dibattito è relativamente più recente. La Francia ha approvato il divieto per i minori di 15 anni ma la legge non è ancora in vigore e l’iter non è ancora concluso mentre la discussione sui provvedimenti restrittivi è già molto…
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C’è voluto l’episodio della professoressa accoltellata da un ragazzino delle scuole medie, a Trescore in provincia di Bergamo, per risollevare la domanda: come mai il governo Meloni ha congelato il disegno di legge per vietare i social network ai minori di 15 anni, mentre l’Europa accelera per tutelare i più giovani? La proposta è ferma in commissione del Senato dal 21 ottobre 2025, eppure è sostenuta…
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Presidente Alberto Stefani, ci voleva un giovane per parlare ai giovani e dei giovani? O il dato anagrafico è puramente casuale? «Penso che un giovane, soprattutto della mia generazione, che ha visto cambiare la società a causa dei social, rilevi con più forza questa necessità di avvicinarsi ai ragazzi e agire. Da adolescente non avevo lo smartphone e in pochi anni ho visto tramutarsi il mondo attorno a me.
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I divieti non funzionano. Men che meno se riguardano ciò che è di uso quotidiano. Nella fattispecie lo smartphone e, in particolare, i social ai ragazzini. Meglio allora lavorare per rendere più attraente il mondo fuori rispetto a quello dentro il cellulare. E, comunque, ci sono segnali di un’inversione di tendenza, con un numero crescente di giovanissimi che abbandona il virtuale preferendo il reale.
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Ecco l’articolo in quattro punti L’aggressione alla professoressa con il coltello ripresa e trasmessa con il cellulare La proposta di Stefani: niente social a chi ha meno di 14 anni Il no degli adolescenti La sentenza Usa che condanna Meta e Youtube per la dipendenza da social Social e ragazzi, cosa sta succedendo? La cronaca racconta di un rapporto talvolta morboso che rischia di inquinare il quotidiano degli adolescenti.
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Sempre più governi stanno pensando di restringere l'accesso alle piattaforme social per i più giovani, citando i rischi per la salute mentale. Alberto Stefani, presidente del Veneto, spinge per una legge simile anche in Italia Se ne parla da tempo in tutto il mondo, tra esperimenti, proposte di legge e dibattiti ancora aperti. Questa volta, però, anche l’Italia potrebbe fare sul serio…
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Da sempre, entrare in un sito pornografico ha richiesto lo stesso sforzo di passare dalla cassa senza fare la fila: zero. Altro che verifica dell'età, basta un click sul tasto Ho più di 18 anni e via. La Commissione europea quindi, complice anche le ultime pronunce statunitensi sugli effetti che le piattaforme hanno sui minori, sta accelerando il percorso già iniziato per introdurre sistemi di verifica dell’età efficaci.
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Alberto Stefani, dopo i recenti fatti di cronaca ha deciso di riprendere e rilanciare una proposta di legge sui limiti d’età nell’uso dei social. Perché?«È una proposta di legge che avevo firmato da deputato, nello scorso ottobre, prima di dimettermi per candidarmi alla guida della Regione — risponde il presidente leghista del Veneto —. Propongo un blocco dell’uso di tutti i social network al di sotto dei 14…
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