Colpo di scena: persino Medici Senza Frontiere ha finalmente ammesso ciò che Israele denuncia da anni, ovvero la presenza di uomini di Hamas e il trasferimento di armi all’interno degli ospedali di Gaza. La decisione dell’organizzazione internazionale di sospendere le attività non essenziali all’ospedale Nasser di Khan Younis, annunciata qualche giorno fa, rappresenta difatti un tardivo riconoscimento di una realtà che è stata sistematicamente negata, nascosta e minimizzata.
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La decisione di Medici Senza Frontiere (MSF) di sospendere parte delle attività all’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, rappresenta uno degli sviluppi più delicati e politicamente sensibili della guerra tra Israele e Hamas. Per la prima volta dall’inizio del conflitto un’importante organizzazione umanitaria internazionale — spesso critica verso Israele per i bombardamenti su strutture sanitarie — ha denunciato la presenza sistematica di uomini armati all’interno di un ospedale operativo.
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In una nota diffusa dall’organizzazione, MSF riferisce che negli ultimi mesi pazienti e personale hanno più volte osservato uomini armati, in alcuni casi con il volto coperto, muoversi in diverse aree del vasto complesso ospedaliero. Segnalati anche episodi ritenuti inaccettabili: dalla presenza armata alle intimidazioni, fino agli arresti arbitrari di pazienti e a un recente caso sospetto di trasferimento di armi.
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Editoriale del Jerusalem Post: Quando questo fine settimana Medici Senza Frontiere (Médecins Sans Frontières) ha rivelato d’aver sospeso a gennaio tutte le operazioni non vitali nell’ospedale Nasser dopo che il…
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