Quando scriviamo di un pentito, com’è successo ieri con Giovanni Brusca, noialtri giornalisti siamo attenti a specificare l’accezione del termine, poiché il pentito non è tecnicamente tale. Non è uno che abbia scoperto l’abisso di tenebra dentro di sé. Uno che nella notte dell’anima sia stato sconvolto da un bagliore di luce divina. Non è l’Innominato di Alessandro Manzoni, riemerso alla verità dopo lo spaventoso travaglio.
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Approfondimenti:
Nicola Di Matteo, fratello del piccolo Giuseppe, il bambino strangolato e poi sciolto nell'acido su ordine, tra gli altri, di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato, fa fatica a parlare. "Il fine pena mai è stato per mio fratello, per i giudici Falcone e Borsellino, per gli agenti di scorta, per tutti quelli che ha ammazzato. Sono stati loro a essere condannati per sempre - dice all'Adnkronos -.
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Me lo immagino Graviano mescolare e rimescolare le carte dei ricordi e dei pensieri nel mazzo dei giorni sempre uguali nel carcere di massima sicurezza di Terni, rinchiuso al 41 bis Giovanni Brusca per lo Stato italiano è un uomo libero, che ha regolato i conti con la giustizia secondo quando prevede la normativa sui collaboratori, una notizia che produce le reazioni più diverse, mi chiedo cosa provochi nella testa di Giuseppe Graviano
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Le ferite inferte dalle stragi mafiose, nella storia recente della Repubblica, sono fra le più difficili da rimarginare. A farle riaprire, a volte, concorrono la riapertura di un’inchiesta, un anniversario o la flebile speranza di scovare altri brandelli di verità giudiziaria nella ricerca dei mandanti. E nel frattempo può accadere, ed è il caso di cui ragioniamo, che nel calendario di un tribunale arrivi il giorno del “fine pena” per uno di quegli assassini che le…
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La scarcerazione di Giovanni Brusca, “u verru” (il porco), “il macellaio” o lo “scannacristiani” dopo 25 anni di detenzione e quattro anni di libertà vigilata, ha riacceso il dibattito sull’efficacia e l’etica della normativa italiana sui collaboratori di giustizia. Brusca, noto per aver azionato il telecomando che causò la strage di Capaci nel 1992 e per l’omicidio di Giuseppe Di Matteo, un bambino sciolto nell’acido, ha ottenuto…
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Il boss mafioso è definitivamente libero dopo aver scontato 25 anni di carcere e quattro di libertà vigilata. Ora vivrà sotto falsa identità lontano dalla Sicilia e sottoposto al programma di protezione. “Saperlo in libertà è davvero troppo”, commenta Licia Ronzulli. "Se questi soggetti non avessero collaborato con la giustizia quanti altri crimini sarebbero rimasti impuniti? Non c’è niente di peggio di una giustizia che si affidi all’emotività, alla…
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Il boia di Capaci Giovanni Brusca è libero, Claudio Fava: "Vi spiego perché è giusto" La legge voluta da Giovanni Falcone prevede uno "sconto" per chi collabora. L'ex presidente della Commissione Antimafia all'Ars: "Il nostro non è uno Stato barbaro" Anna Taibi Laureata in Beni culturali Laureata in Beni culturali 811 LETTURE 8 Condividi questo articolo via e-mail = campi obbligatori Il tuo nome E-mail destinatario Messaggio Invia Giovanni…
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Che il fine pena sarebbe giunto anche per Giovanni Brusca, il boia di Capaci , era scontato. Come scontata è la polemica che la notizia ha suscitato. La politica si divide. Ma è difficile pensare che la legge sui pentiti, voluta dallo stesso Giovanni Falcone, possa subire modifiche, malgrado l’amarezza dei familiari delle vittime. «Ho appreso la notizia della liberazione definitiva di Giovanni Brusca.
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Giovanni Brusca, è libero. Il boss simbolo dell’epoca delle stragi volute dai corleonesi, il “sopravvissuto” di una dinastia di mostri, il boia di Capaci, il capomafia che azionò il telecomando che innescò l’esplosione il 23 maggio del 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, l’uomo che il piccolo Giuseppe Di Matteo chiamava zio ma non si fece scrupoli di torturarlo e ucciderlo è libero.
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L’ex boss mafioso che azionò il telecomando a Capaci ha finito di scontare la sua pena grazie ai benefici per i collaboratori. Ma è la legge che forse ha fatto il suo tempo. Sdegnati i parenti delle vittime delle stragi.O’ scannacristiani è libero e magari vota ai referendum per ribadire che lui è u...
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Ha ammesso di avere azionato il telecomando che innescò l’esplosione che, il 23 maggio 1992, a Capaci, uccise Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Ma ha confessato anche altri 150 omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito, che venne sequestrato, strangolato e sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia. Ora Giovanni Brusca, dopo 25 anni trascorsi in…
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La libertà di Giovanni Brusca non rappresenta un inciampo della giustizia, un errore burocratico o una falla. Al contrario, Giovanni Brusca è in libertà secondo la legge. È doloroso, ma ci si deve rendere conto che lo Stato, e gli Stati in generale, non solo l’Italia, sono estremamente fragili di fronte al crimine organizzato. Senza collaboratori, non si otterrebbe alcun risultato. Si può aggiungere che, senza collaboratori, le spese per il contrasto sarebbero…
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L’incontro a Washington tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in cui si è parlato di Ucraina e dazi. La nuova milizia armata palestinese che a Gaza complica ulteriormente la distribuzione degli aiuti alimentari. Il ritorno in libertà di Giovanni Brusca, l’ex boss di Cosa Nostra in carcere dal 1996 come responsabile dell’attentato di Capaci in cui morì Giovanni Falcone e decine di altri omicidi.
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Uno Stato forte, da un detenuto, ottiene l'espiazione della pena e la massima collaborazione per inchiodare l'organizzazione di cui ha fatto parte, soprattutto se questa organizzazione si chiamava Cosa Nostra. Se si è d'accordo su questo, si dovrà accettare che persino un detenuto come Giovanni Brusca venga liberato dopo 25 anni di carcere, e, soprattutto, dopo essersi dimostrato uno dei collaboratori di giustizia più importanti di sempre, questo per aver contribuito alla cattura dei vertici della mafia…
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Rimettere in libertà un diavolo, si può? Ieri Libero, come titolo di prima pagina, ha risposto così: "L'assassino di Falcone liberato. Il boia mafioso è fuori. È davvero giustizia?". La domanda era retorica, e la risposta era "no", ovviamente, come specificato nell'editoriale di Daniele Capezzone. Giovanni Brusca ha un "curriculum" luciferino, capace di far inorridire chiunque. ‘U verru, "il porco" in dialetto siciliano, lo "scanna cristiani", è il responsabile della strage di…
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Giovanni Brusca è un uomo libero. Libero davvero. Non evaso. Non graziato. Libero per legge. La stessa in nome della quale è stato prima condannato e quindi beneficiato, come previsto dalle norme volute da Giovanni Falcone, con uno sconto di pena per la sua collaborazione con la giustizia. Brusca ha trascorso 25 anni in carcere ed è stato poi sottoposto a tre anni di libertà vigilata. Adesso ogni…
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«Pacta sunt servanda» (i patti vanno rispettati) dice Gian Carlo Caselli che insieme al magistrato Alfonso Sabella catturò Giovanni Brusca il 20 maggio del 1996 in un complesso di villini in via Papillon, contrada Cannatello, Agrigento. Pausa, aggiunge: «Il punto di vista dei familiari delle vittime è assolutamente comprensibile, a loro si può soltanto umanamente dare ragione e nessuno più di me …
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Nel 2021, quando Giovanni Brusca ottenne la libertà vigilata e la protezione dello Stato, Giorgia Meloni la giudicò «una vergogna senza fine». Per i pochi ignari o smemorati, Brusca è un boss mafioso con una collezione di omicidi stimata in centocinquanta, fra cui quello di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e della scorta, e quello del quindicenne Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido.
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“Brusca libero, non è pericoloso”. Ma il giudice lo bacchetta: con Sim riservate parlava coi cognati
Di buon mattino, fa un po’ di pulizie nel suo piccolo appartamento. Poi, esce per la spesa, compra qualche giornale, e torna presto a casa. Nessuno lo riconosce. Giovanni Brusca, il boss che ha azionato il telecomando della strage di Capaci, il mandante dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, assomiglia ormai a un tranquillo pensionato, uno dei tanti che si incrociano ai giardinetti o al su…
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Giovanni Brusca non lo potrò mai perdonare per quello che ha fatto — dice Santino Di Matteo — ha ucciso mio figlio Giuseppe, che lui conosceva benissimo, giocavano insieme». Il pentito che per primo ha svelato i segreti della strage di Capaci e il nome di Giovanni Brusca («Lui azionò il telecomando») continua ad essere un implacabile accusatore. «Quel capomafia oggi d…
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«Capisco i cittadini perplessi per la scarcerazione di Giovanni Brusca ma io ho fatto l'investigatore quando non c'era la norma sui collaboratori e quando è stata introdotta voluta da Giovanni Falcone e i successi collegati a questa norma, che ha permesso di svuotare cosa nostra dall’interno, sono sotto gli occhi di tutti»: a parlare è Luigi Savina, che da capo della squadra mobile di Palermo catturò il boss.
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Stupisce anche tanti pezzi di antimafia militante la liberazione di Giovanni Brusca. Compresi tanti familiari di vittime innocenti, di vedove rimaste con figli orfani come Rosaria Schifani, la moglie di uno dei tre agenti di scorta caduti a Capaci con Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Una sensazione di rabbia che accomuna vari fronti interni al mondo di martiri e perseguitati da Cosa Nostra. A soffrire è pure un mafioso ufficialmente…
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L'ex boss mafioso è tornato libero dopo aver scontato la sua pena In dialetto siciliano Giovanni Brusca era soprannominato “u verru”, il porco, per la sua ferocia. Sessantasette anni, è stato per oltre un decennio a capo del mandamento mafioso di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. Uno dei superboss dei Corleonesi, vicino a Totò Riina, considerato uno dei boss stragisti. Arrestato nel 1996, diventa collaboratore di giustizia contribuendo alla fine della stagione…
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Poco più quattro anni fa, il 31 maggio del 2021, Giovanni Brusca, uno dei responsabili materiali della strage di Capaci, otteneva la libertà vigilata e usciva dal carcere di Rebibbia. La notizia aveva suscitato sdegno e vergogna in parte della politica. I leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, avevano espresso pubblicamente la loro contrariet…
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Il boia è libero per una legge voluta una delle sue vittime Giovani Falcone, un destino che sa di beffa, anche e soprattutto per i parenti di chi morì per l'esplosione del 23 maggio del 1992 in cui scomparvero Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Giovanni Brusca è libero, lo “scannacristiani” di cosa nostra , autore di un centinaio di omicidi, il più toccante quello del piccolo Matteo, sciolto nell’acido.
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Il 23 maggio 1992 è una data che ha segnato la storia d’Italia: a Capaci, l’attentato mafioso in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. A premere il telecomando che innescò l’esplosione fu Giovanni Brusca, noto come “il boia di Capaci”, boss di San Giuseppe Jato, responsabile di decine di omicidi e tra i più fedeli sicari di Totò Riina
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“Una notizia che sconvolge, ma i risultati della legge sui collaboratori di giustizia sono straordinari”. Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare Antimafia e deputata di Fratelli d'Italia, accoglie così la notizia della messa in libertà di Giovanni Brusca. Il boss mafioso, collaboratore di giustizia, ha finito di scontare i 4 anni di libertà…
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Scarcerazione Brusca, Grasso: Capisco la rabbia, ma legge voluta da Falcone per sconfiggere la mafia
“Lo so, la prima reazione alla notizia della liberazione di Brusca è provare rabbia e indignazione. Vale per tutti, anche per me. Ma dobbiamo evitare reazioni di pancia e ragionare insieme. La legge per cui ora, dopo 25 anni di carcere e 4 di libertà vigilata, è considerato libero l’ha voluta Giovanni Falcone, ed è la legge che ci ha consentito di radere al suolo la cupola di Riina, Provenzano e Messina Denaro, che negli anni 80 e 90 ha…
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Giovanni Brusca , il boia di Capaci, il capomafia che azionò il telecomando che innescò l'esplosione il 23 maggio del 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, è libero. A fine maggio sono trascorsi i 4 anni di libertà vigilata impostigli dalla magistratura di sorveglianza, ultimo debito con la giustizia del boss di San Giuseppe Jato che si è macchiato di decine di omicidi e che, dopo l'arresto e dopo…
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Il 20 maggio 1996 il boss mafioso Giovanni Brusca fu catturato a Palermo. Le immagini del blitz delle forze dell'ordine e l'esultanza della folla sono rimaste impresse nella memoria. Oggi Brusca è un uomo libero dopo 25 anni di carcere di cui gli ultimi 4 in libertà vigilata. Il boss di San Giuseppe Iato che azionò il telecomando il 23 maggio del 1992 nella strage di Capaci ha finito di scontare il suo debito con la giustizia.
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