Non è più solo una sequenza di episodi isolati. Il cosiddetto "rampage", la violenza estrema pensata anche per essere vista, raccontata e condivisa, è oggi un fenomeno studiato, con dati che ne mostrano la logica interna. E soprattutto, la sua capacità di riprodursi. Uno degli elementi più solidi emersi dalla ricerca è il cosiddetto effetto contagio. Dopo un attacco violento, la probabilità che se ne verifichi un altro simile aumenta per circa due…
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Si chiamano “edit”: video sui social che durano pochi secondi, con musica accelerata e immagini montate come videoclip. Dentro, però, non ci sono influencer o attori. Ci sono i volti dei killer delle stragi. Brenton Tarrant - l’attentatore di Christchurch che nel 2019 ha ucciso 51 persone - Anders Breivik, autore della strage in Norvegia nel 2011 con 77 morti. E ancora Eric Harris e Dylan Klebold, i due studenti della Columbine High School che nel 1999 hanno ucciso 12…
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Dipendenza da social. O, tecnicamente, internet addiction disorder, veicolato principalmente da strumenti come smartphone e pc. Un problema dilagante, soprattutto tra i cosiddetti nativi digitali, e che a Los Angeles è finito al centro di una sentenza che in molti definiscono storica. Sì, perché Google e Meta sono stati condannati a risarcire una ventenne che fin dall’infanzia ha sviluppato una dipendenza da social YouTube e Instagram
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Una proposta di legge per limitare il potere degli algoritmi sui social media e contrastare la dipendenza digitale è approdata in Senato, aprendo un nuovo fronte nel dibattito su tecnologia, intelligenza artificiale e tutela degli utenti. Il disegno di legge, presentato dai senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso, mira a vietare pratiche che favoriscono la dipendenza da algoritmi e l’influenza automatizzata sui comportamenti degli utenti.
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L’obiettivo è rafforzare la responsabilità dei vertici delle grandi piattaforme digitali e dei sistemi di Intelligenza artificiale, nel quadro delle norme europee già esistenti Una proposta di legge, presentata dal Partito democratico al Senato, punta a vietare le forme di dipendenza' legate ai social media. Il testo mira a introdurre la dipendenza algoritmica e l’influenza algoritmica tra le pratiche vietate al ricorrere di specifiche condizioni.
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La sentenza arriva da Los Angeles e cambia il modo in cui guardare ai social: Instagram e YouTube possono creare dipendenza e, per questo, essere ritenuti responsabili di danni alla salute mentale degli utenti più giovani. Oltre a rappresentare il caso del momento, la notizia simboleggia un passaggio che potrebbe ridefinire il rapporto tra tecnologia, responsabilità e design delle piattaforme. La sentenza che segna un precedente Dipendenza social: cosa ha…
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Una giuria di Los Angeles ha stabilito pochi giorni fa che Meta e Google sono colpevoli di negligenza per aver gestito un prodotto che ha arrecato danni a bambini e adolescenti e per non aver messo in guardia sui pericoli. Poche ore prima, dal tribunale di Santa Fe nel New Mexico, era arrivata un’altra mazzata: Meta condannata a pagare 375 milioni di dollari per non aver informato in modo appropriato gli utenti sui pericoli delle sue piattaforme e per non aver fatto abbastanza per proteggere i minorenni…
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E se un giorno, prima di aprire Instagram o TikTok, ci comparisse davanti agli occhi una scritta simile a quella sui pacchetti di sigarette: «I social nuocciono gravemente alla salute?». Negli Stati Uniti l’idea non è più una provocazione, anzi è già quasi realtà. Tra cause collettive e richieste di maxi-risarcimenti, le piattaforme digitali stanno entrando in una stagione giudiziaria che ricorda da vicino quella che negli anni Novanta…
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Una sentenza destinata a lasciare il segno nel rapporto tra piattaforme digitali e responsabilità legale. Meta è stata condannata da una giuria del New Mexico a pagare 375 milioni di dollari per aver ingannato gli utenti sulla sicurezza dei suoi servizi e per non aver impedito gravi abusi, inclusi casi di sfruttamento minorile. Una decisione che apre scenari nuovi per il futuro dei social e per la tutela dei più giovani online.
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«Ci sarà pure un giudice a Berlino», diceva il mugnaio di Potsdam inventato da Bertold Brecht. Di fronte alla decisione del sovrano Federico II di Prussia di espropriare e abbattere il suo mulino, il soggetto più debole invocava l’intervento di una giustizia «riparativa» rigorosa e neutrale, in grado di raddrizzare il torto che stava subendo. E pazienza se la frase brechtiana è stata spesa anche dall’ex sottosegretario dimissionato Andrea Delmastro quando, l’anno scorso, venne condannato per rivelazione del…
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Non l’unica di questo periodo - che inchioda un social network alla propria, vergognosa, mancanza di responsabilità, in particolare verso i minori. Stiamo parlando della multa di 375 milioni di dollari comminata a Meta da un tribunale del New Mexico per non aver protetto i minori sulle sue piattaforme social. Bambini e adolescenti ingannati Meta avrebbe dunque «ingannato i teenager dello Stato sulla sicurezza dei suoi social network pur sapendo che le piattaforme come Facebook e Instagram…
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Una giovane californiana di 20 anni ha vinto una causa contro due colossi della tecnologia, ottenendo un risarcimento da 3 milioni di euro per i danni legati alla dipendenza dai social network. La vicenda, iniziata quando era minorenne, segna un precedente rilevante nel rapporto tra utenti e piattaforme digitali. Una sentenza che fa scuola Dopo due anni di processo, i giudici hanno riconosciuto la responsabilità delle piattaforme digitali nel favorire meccanismi capaci di generare dipendenza, imponendo un risarcimento…
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I social drogano i consumatori: la storica sentenza Usa Google e Meta sono colpevoli, lo conferma un tribunale americano. Sono colpevoli di avere scientemente indotto dipendenza, grazie a soluzioni di neuroscienze e digitale, nei loro utenti. Come riportato da Bloomberg e CNN, la sentenza ha stabilito un risarcimento di circa 6 milioni di dollari, attribuendo il 70% della responsabilità a Meta e il 30% a YouTube.
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Il panorama legale per i colossi della Silicon Valley è mutato drasticamente negli ultimi mesi, passando dalle sanzioni amministrative per la privacy a vere e proprie condanne per danni alla salute dei minori. Si va verso una regolazione dei social? In questi giorni, una giuria della California ha emesso una sentenza senza precedenti: Meta, soprattutto per il suo social fotografico Instagram, e Google, per i filmati di YouTube, sono state riconosciute responsabili di aver progettato algoritmi finalizzati a creare…
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Il disegno di legge al Senato, firmato da Antonio Nicita e Lorenzo Basso, punta a vietare la dipendenza e l’influenza algoritmica tra le pratiche delle piattaforme digitali. L’obiettivo è rafforzare la responsabilità delle grandi aziende tecnologiche e dei sistemi di intelligenza artificiale nel quadro delle norme europee Una proposta di legge presentata dal Partito democratico al Senato punta a vietare le forme di “dipendenza” legate ai social media .
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Al centro del procedimento c’è Kaley G.M., una ragazza oggi ventenne che ha iniziato a usare YouTube e Instagram alle elementari, sviluppando nel corso dell’adolescenza ansia, depressione, pensieri suicidi e forte distorsione dell’immagine corporea. La tesi dell’accusa è chiara: le piattaforme sarebbero state progettate per creare dipendenza, sfruttando meccanismi psicologici noti per tenere i giovanissimi incollati allo schermo il maggior tempo possibile.
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Due sentenze «storiche» finiranno per cambiare il mondo dei social? A Los Angeles un tribunale ha condannato Meta e Google (in quanto proprietaria di YouTube) a risarcire con 3 milioni di dollari una ventenne che aveva citato in giudizio i giganti della Silicon Valley per averle procurato ansia e depressione a causa di una «dipendenza da social paragonabile a quella del fumo e del gioco digitale». Mentre TikTok e Snap (che possiede…
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Meta e Google sono state giudicate responsabili della dipendenza dai social media tra i giovani. È il verdetto raggiunto da una giuria di Los Angeles nell'ambito del processo sulla dipendenza da social media iniziato il 27 gennaio scorso. La decisione è arrivata dopo più di 40 ore di discussione nel corso di nove giorni, a un mese dall'inizio delle arringhe finali. La denuncia è partita da una ventenne californiana, Kaley G.
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