“Se vogliamo dare un respiro espansivo e coesivo all’economia degli Stati, è fondamentale trovare un accordo che modifichi il patto di stabilità europeo, svincolandolo dagli investimenti su asset produttivi e tutele sociali. L’Europa deve ritrovare le ragioni dell’integrazione economica, sociale e politica, superando l’impostazione di rigore e dell’austerity che l’ha bloccata…
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Si avvicina la resa dei conti sulla riforma del Patto di stabilità, le regole europee che mettono un freno alle politiche economiche degli Stati membri, stabilendo quanto possono o non possono spendere, e quali sono i livelli di debito e deficit accettabili. Mentre i ministri dell’Economia e delle finanze dei Ventisette cercano di chiudere l’accordo per definire la posizione del Consiglio, l’Aula di Strasburgo ha elaborato in maniera preliminare la propria, che andrà adottata…
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Minuti per la lettura LA TRATTATIVA è appesa a un filo e non è detto che arrivi al traguardo in tempo utile per cominciare il 2024 con la nuova versione, riveduta e corretta, del Patto di Stabilità: anzi, per certi aspetti, un compromesso al ribasso, potrebbe creare più problemi che opportunità rispetto alle vecchie regole. Come a dire: meglio a questo punto tenersi quello che già esiste, magari facendolo funzionare meglio.
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I debiti vanno fatti onorare ma senza uccidere il debitore. I falchi dell'Europa sembra lo abbiano capito e l'austerità è stata (quasi) messa in soffitta, anche in seguito ai problemi in cui si sta dibattendo l'economia tedesca (curata con massicci finanziamenti pubblici). L'Italia è riuscita a superare meglio di altri Paesi le emergenze che si sono susseguite in questi anni, e quindi si sta presentando al tavolo del difficile negoziato sul Patto di Stabilità con più autorevolezza rispetto al passato.
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Il negoziato sul Patto di Stabilità e Crescita è ancora in corso. Dopo lunghi mesi di discussione, un compromesso ancora non c’è. In molti ritengono che la responsabilità sia dell’Europa “incapace di decidere”. Il motivo dello stallo, forse, è ben più semplice: l’accordo non si trova perché - in realtà - non ci sono motivi validi per modificare le regole attuali. È sufficiente ripercorrere l’evol…
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«Ancora l’accordo non c’è, ma sono stati fatti passi in avanti». Così recita, più o meno, l’esito del summit Ecofin della settimana scorsa sul nuovo Patto di stabilità. Nell’andare oltre gli aspetti puramente tecnici, l’obiettivo principale del nuovo Patto attiene all’ipotesi di riduzione graduale del debito pubblico in base all’ampiezza del debito stesso. E ciò significa intorno all’1% annuo per i Paesi con debito oltre il 90% del Pil, 0,5% per quelli con debito più contenuto tra il 60% e il 90%.
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Il documento stilato da Germania, Francia, Italia e Spagna prevede deroghe all’accordo di Stabilità in caso di crisi in Eurozona o in Ue. Più tempo per rimediare a chi sfora le metriche e deficit all’1,5% (non al 3%) per i Paesi con un rapporto debito-pil superiore al 90%
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Riforma Patto Ue, le fissazioni su debito e deficit castrano la crescita. Analisi La recessione mondiale del 2008-09 ha fatto crescere il rapporto debito/Pil dell’Italia dal 104% al 119% mentre il successivo assurdo tentativo di consolidamento fiscale, fatto proprio per fermare tale rapporto, lo ha fatto in realtà salire al 135%. Vogliamo ora ripetere quella brillante esperienza? L'analisi dell'economista Ugo Arrigo Commentando l’audizione del ministro Giorgetti in…
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