Dopo l’inflazione, provocata dall’eccessiva emissione di euro e dal conseguente aumento dei tassi d’interesse, per restringerne la circolazione – che tanta soddisfazione ha data alle locuste della finanza -, ecco la terza guerra contro i redditi da lavoro: la folle corsa agli armamenti. “Dobbiamo difenderci”, dice Ursula von der Leyen. In realtà, vogliono sottrarre alla spesa sociale 800 miliardi di euro, per la gioia ingorda dei costruttori di sistemi d’arma.
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Andrea Tornielli «L’aumento di risorse economiche per gli armamenti è ritornato ad essere strumento delle relazioni tra gli Stati, mostrando che la pace è possibile e realizzabile solo se fondata su un equilibrio del loro possesso. Tutto questo genera paura e terrore e rischia di travolgere la sicurezza poiché dimentica come un fatto imprevedibile e incontrollabile possa far scoccare la scintilla che mette in moto l’apparato bellico».
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Da quanto si è iniziato a ventilare l'ipotesi di una pace in Ucraina, l'Europa si è messa in testa di creare un proprio esercito mostruoso. A noi sembra una stupidaggine: la guerra sta per finire e l'Unione si arma adesso. Lo avremmo capito tre anni fa, ora non comprendiamo per quale motivo dovremmo costituire un'armata, in un vero e proprio atto di presunzione. In tanti anni l'Ue non è riuscita a fare nulla, e ora vuole anche mettersi la divisa
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Undefined «Dobbiamo prepararci alla marcia per la guerra?». L’amarezza di Flavio Lotti è tutta in questa frase, che il presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della pace pronuncia subito, quasi con rassegnazione. L'ispiratore di tante mobilitazioni non violente dell'Italia degli ultimi decenni è preoccupato. «Il piano di riarmo da 800 miliardi annunciato da Von der Leyen è pura follia, ma stupirsi adesso non serve a nulla».
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I governi europei sono impazziti, proclamano la necessità di riarmarsi e di continuare la guerra già persa in Ucraina ma non propongono le uniche cose che sarebbe possibile e positivo realizzare: cioè che l’Onu garantisca la pace e la neutralità dell’Ucraina (o meglio: di quello che è rimasto dell’Ucraina) e che in Europa si proceda verso il disarmo bilaterale, atomico e convenzionale. Dall’Atlantico agli Urali bisogna cominciare a disarmare e rottamare le…
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Mentre i lavoratori europei affrontano salari stagnanti, licenziamenti e il progressivo smantellamento dello stato sociale, Bruxelles stanzia 800 miliardi per le spese militari. Un fiume di denaro sottratto ai fondi di coesione e, in gran parte, destinato all’acquisto di armi made in Usa. Uno scandalo economico e politico, una resa incondizionata all’industria bellica, mentre la crisi sociale continua a mordere milioni di cittadini.
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La corsa al riarmo tradisce i principi su cui è nata l’Europa | In In Primo piano | Di Di Paolo Soldini Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email L’Unione europea non può diventare una NATO senza gli Stati Uniti. Non può in un duplice senso: intanto perché non è in grado di farlo, ma soprattutto perché cercando di farlo perderebbe l’anima, cioè la sua ragion d’essere per come è radicata – nonostante tutte le sue debolezze, le sue contraddizioni, il suo inveterato vizio di deludere le aspettative e…
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Donald Trump, il giorno del suo insediamento alla Casa bianca, ha parlato dell’avvento di “una nuova era”, e ha esaltato la potenza degli Stati Uniti (la cui bilancia commerciale, comunque, non è stata mai così vistosamente in deficit), e del suo programma imperialista che prevede la trasformazione del Canada in uno Stato membro degli Usa, la riconquista di Panama e l’annessione della Groenlandia. Egli inoltre, in questo e negli altri suoi discorsi, ha sempre posto in…
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È ancora presto per stabilire se il vertice fra il segretario di stato americano Marco Rubio e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, tenutosi a Ryad lo scorso 20 febbraio, passerà alla storia come l’evento che segna il punto di svolta della situazione geopolitica globale della nostra epoca. A parte gli ammiccamenti e un impegno fra le due delegazioni a proseguire sulla strada verso la piena normalizzazione delle relazioni bilaterali quello che è certo è che la scelta del luogo dell’incontro riveste per…
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