Ascolta la versione audio dell'articolo 2' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Sei strategie per far durare più a lungo abiti e scarpe, migliorando l’impatto ambientale e ridurre il volume di rifiuti tessili. Sono i punti evidenziati da Ecotessili, Consorzio italiano nato nel 2021 per la raccolta e il recupero dei rifiuti provenienti da abbigliamento, accessori, biancheria, calzature.
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Spenti i riflettori sulla Milano Fashion Week, resta alta l’attenzione sull’impatto ambientale della produzione di massa. Il Consorzio Ecotessili traccia per l’Italia un quadro definito “allarmante”: ogni anno acquistiamo in media 19 chili di vestiti, ma ne gettiamo 12, una quantità sufficiente a riempire un’intera valigia. «Il consumo tessile pro capite nell’Unione Europea aumenta di anno in anno, mentre il numero medio di utilizzi per ogni capo è crollato del 36%»…
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MILANO – Spenti i riflettori sulla Milano Fashion Week, l’attenzione sull’impatto ambientale della produzione di massa rimane alta ed il Consorzio Ecotessili traccia un quadro “allarmante” per l’Italia: ogni anno acquistiamo mediamente 19 chili di indumenti, ma ne buttiamo via ben 12 chili, una quantità sufficiente a riempire un’intera valigia. “Il consumo tessile pro capite nell’Unione Europea aumenta anno dopo anni, mentre come leggiamo nei dati il numero medio di utilizzi per singolo capo è…
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Il consumo tessile pro capite nell'Unione europea è aumentato di 2 chilogrammi all’anno tra il 2019 e il 2022, mentre il numero medio di utilizzi per capo è diminuito del 36%. Il Consorzio Ecotessili richiama l’attenzione su prevenzione, riuso e corretta raccolta come leve prioritarie, in attesa del concretizzarsi del regime di Responsabilità estesa del Produttore (Epr) che segnerà un cambio di passo nella gestione dei rifiuti tessili I riflettori sulla Milano…
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Dal 19 luglio 2026 distruggere capi e calzature invenduti non sarà più consentito. È una data che segna uno spartiacque per l’industria della moda europea e, in particolare, per il comparto tessile italiano. Per anni l’eccesso di produzione è stato assorbito con svendite sottocosto ed esportazioni poco tracciate, fino alla distruzione fisica dei prodotti rimasti in magazzino. Un paradosso in un settore che consuma grandi quantità di acqua, energia e materie prime, ma che troppo spesso ha trattato l’invenduto come…
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L'Europa è pronta a dire stop alla fast fashion. Nel tempo si sono susseguite iniziative e proposte, discusse e in alcuni casi già attuate, contro una moda usa e getta, in buona parte proveniente dai mercati asiatici. Proprio tra queste tante iniziative arrivano le regole che vietano la distruzione dei vestiti invenduti. Le nuove regole vengono descritte come un vero e proprio cambio di paradigma per l'industria della moda: meno sprechi, più circolarità e maggiore trasparenza.
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Ogni anno tonnellate di vestiti finiscono in discarica o vengono bruciati dopo essere stati indossati pochissime volte. È il lato nascosto della "moda veloce". Compriamo d’impulso, usiamo poco e buttiamo in fretta. Ma dietro una semplice maglietta non c’è solo stoffa. Ci sono acqua, energia, trasporti e lavoro. Quando la gettiamo via non eliminiamo solo un capo, ma tutto ciò che è servito per produrlo.
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La strada per l’economia circolare nel settore tessile è lunga, ma la startup Nazena è nella direzione giusta con la sua tecnica brevettata di riciclo. Nel 2022 l’Italia ha prodotto circa 160mila tonnellate di rifiuti tessili, equivalenti a circa 2,7 kg di tessuti pro capite, con un trend in crescita rispetto agli anni precedenti e una raccolta differenziata che riguarda circa il 70-76 per cento dei Comuni.
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La moda non è solo stile. È una filiera globale che parte dalle fibre – naturali o sintetiche –, attraversa fabbriche e intermediari, si nutre di marketing e velocità e finisce nei nostri armadi sempre più pieni. Dietro ogni capo si muove un sistema complesso: impatti ambientali, lavoro invisibile, logistica accelerata, sovrapproduzione e consumo continuo. Il problema non è soltanto la fast fashion, ma il modello che la rende possibile.
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