NUOVOOra puoi ascoltare gli articoli di Fox Information! Ero nel grembo di mia madre quando la rivoluzione islamica del 1979 distrusse la patria della mia famiglia, costringendoci all’esilio. Come tanti iraniani, il mio paese mi è stato rubato prima ancora che potessi fare il primo respiro. Ma il mio legame con l’Iran non è solo una questione di patrimonio culturale; è scritto col sangue. Mio padre, il generale Gholam Ali Oveissi, ex comandante in capo…
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«Cosa significhi vivere sotto un regime simile possono intuirlo solo i nonni che hanno conosciuto il fascismo. Quello degli ayatollah è un fascismo teocratico: basta un nulla per essere cancellati». Shirin Abbasiasbagh non alza la voce. Non ne ha bisogno. Le sue parole arrivano nette e affilate, come se avessero attraversato quarant’anni di storia iraniana prima di atterrare nel Cremasco, dove il suo racconto prende forma e peso.
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– Buffissimo ma profondo, tagliente. Con una goccia di malinconia negli occhi che non se n’è mai andata per davvero. Capace di strappare migliaia di sorrisi ai bambini del centro storico, chiedendo in cambio uno spicciolo. O anche nulla. Così da mezzo secolo ormai. Lo conoscono tutti Ramin Saravi, lo Charlot di via degli Speziali. Ma forse non tutti sanno qual è la terra che gli ha dato i natali nel 1950
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Ahmad non riesce a contattare la madre e la sorella che si trovano nel nord dell’Iran dall’inizio delle proteste: «Il telefono squilla ma non risponde nessuno, con le piattaforme on-line non c’è connessione». È abbattuto, non solo dalle preoccupazioni per i suoi familiari, ma dall’evoluzione del contesto intorno al Paese. «ALL’INIZIO cercavo di non seguire», e detto da lui che si è sempre definito comunista ed è scappato dall’Iran per motivi politici è una frase…
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"L'alessandrino" Fahim Abid e lo sgomento per il "genocidio che il regime sta attuando" nel suo Iran
“L’alessandrino” Fahim Abid e lo sgomento per il “genocidio che il regime sta attuando” nel suo Iran ALESSANDRIA – Fahim Abid vive ad Alessandria, è titolare dell’unico ristorante persiano in città, e ha lasciato l’Iran il 18 agosto del 1979. Aveva 19 anni. Da allora non ha più potuto mettere piede nel suo paese per colpa del regime, racconta. L’inizio della conversazione però si apre con il suo pianto a dirotto per quello che sta vedendo, per la…
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Per la quinta notte consecutiva il regime ha spento tutto. L’idea era semplice: nascondere quante persone sono ancora in strada. Rendere invisibile la folla. Trasformare il buio in silenzio. È successo l’opposto. Che cosa sta accadendo in Iran Nel buio, le torce dei telefoni si sono accese tutte insieme. Migliaia. Decine di migliaia. Un gesto elementare, istintivo, collettivo. Così le persone si sono contate.
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Nel 1997 siamo scappati dall’Iran. Mio padre, mia madre, mio fratellino e io. Siamo scappati perché mio padre, dopo anni di studio e di riflessione personale, aveva deciso di cambiare religione. Si era battezzato ed era diventato cristiano cattolico. Una scelta spirituale, intima. Ma in Iran, in quegli anni, una scelta del genere significava esporsi subito a controlli, pressioni e punizioni. O peggio.
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Ci possono essere ottime ragioni per non esultare dopo un gol segnato — la più frequente delle quali è notoriamente la legge dell’ex. Ma nessuna è nobile quanto il gesto di chi fa dello sport un veicolo di denuncia sociale verso il resto del mondo. Soprattutto quando la situazione è disperata, quando tra rivolte e repressioni sempre più violente le telecomunicazioni del proprio Paese sono ormai fuori uso.
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«Ho cercato in qualsiasi modo di contattare le persone che conosco e i mie cari in Iran, attraverso conoscenze. Non voglio entrare nelle questioni politiche, sono un'imprenditrice di origine iraniana e il mio obiettivo è diffondere la bellezza che arriva dalle mie radici. Ma…
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DBM del 14 gennaio: le proteste contro il regime in Iran, parla un esule iraniano che vive in Valle d’Itria Rassegna stampa e approfondimenti su attualità e notizie del giorno. In questa puntata: Domenico Palmiotti – giornalista su ex Ilva: la Procura sequestra senza facoltà d’uso l’area convertitore 3 dell’Acciaieria 2 dell’ex Ilva, dove ha perso la vita Claudio Salamida Mario Raffo – presidente Federmoda Confcommercio Taranto su saldi…
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L’italo-iraniano Maziar Firouzi, 36 anni, attore protagonista di “La bocca dell’anima”, in concorso ai David di Donatello, sogna un Iran libero e laico. Lo sogna da Palermo, dove è nato dopo che la famiglia è arrivata nel 1979 e dove è membro attivo della comunità persiana. Da giorni i tentativi di contattare amici e parenti sono vani: il Paese è in black out strategico. «Parte della famiglia è t…
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Ore drammatiche in Iran dove continuano le proteste, represse nel sangue, contro il regime degli ayatollah. Una situazione in continua evoluzione soprattutto per i risvolti internazionali. A Cremona è presente un nucleo di iraniani, uno di loro è Farhad Matin, arrivato 12 anni fa, rifugiato politico a seguito di una precedente ondata di proteste (“sono riuscito ad uscire al momento giusto”, spiega).
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«L’ultima volta che ho sentito i miei genitori è stato l’8 gennaio poi più nulla, internet e le chiamate internazionali sono state interrotte». E per lui, come per altri iraniani che vivono in Trentino, resta l’ansia per i propri cari e per il futuro dell’Iran dopo la violenta repressione delle ultime settimane da parte del regime degli ayatollah, che ha provocato centinaia di vittime. In…
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Così gli iraniani che abitano all'estero fanno staffetta e alzano il volume: «Ho il dovere di dare voce ai miei concittadini, tanto più che sono stati isolati e arrivano sempre meno racconti». A parlare è Shirin Abbasiasbagh, 52 anni, scienziata iraniana, che vive in Italia dal 2005, da quando ha lasciato il suo Paese, «Un Paese che per molti anni ci ha fatto vivere nella paura». Lei, terza figlia…
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Nel suo Paese ci aveva messo la faccia, durante le proteste di massa scoppiate per la morte di Mahsa Ahmini, al grido di “Donna, vita, libertà”. Adesso che l’Iran è di nuovo in fiamme, Aida, che ha 24 anni, è lontana. Vive a Verona per poter continuare gli studi, e ha paura a mostrarsi. Ma solo perché teme per la sua famiglia, ancora a Arak, cittadina industiale a 300 chilometri da Teheran. I morti sono centinaia, il regime usa il pugno di ferro
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Le mosse e contromosse nella crisi politica dell'Iran conducono alle porte dell'Europa, i Balcani. I rapporti di Teheran nella regione sono tesi e in alcuni casi di aperto contrasto. Il più aspro è quello con l'Albania, colpevole per la Repubblica Islamica di ospitare migliaia di mujaheddin iraniani pronti a rovesciare il regime dei mullah. Sono i Mojaheddin-e Khalq (Mek), noti anche come Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Cnri).
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BOLZANO. «Sono riuscito a lasciare l'Iran, prima che il 9 gennaio venissero bloccati i voli e il Paese finisse in una sorta di isolamento dal resto del mondo, nel tentativo disperato del regime degli Ayatollah di reprimere nel sangue i movimenti di protesta che stanno diventando ogni giorno più forti». Davide Mahmudy - 26 anni, bolzanino (nella foto, assieme alle sue cugine), figlio di due professionisti iraniani o come preferisce dire lui persiani, insegnante di tennis al Circolo di…
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BOLZANO. 'Sono riuscito a lasciare l'Iran, prima che il 9 gennaio venissero bloccati i voli e il Paese finisse in una sorta di isolamento dal resto del mondo, nel tentativo disperato del regime degli...
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