Non è proprio andata giù a Michele Serra l'identificazione dell'urlatore alla Prima della Scala da parte della Digos. Non importa se era un atto dovuto per garantire la sicurezza di tutti i presenti nel teatro del Piermarini che peraltro quel giorno, il 7 dicembre, ospitava le istituzioni come successe esattamente 23 anni fa quando un loggionista gridò "vergogna". No, per Serra, la Digos non doveva permettersi di chiedere i documenti all'uomo che ha urlato…
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Partiamo dai fatti: alla Prima della Scala di Milano, un tal Marco Vizzardelli è stato identificato dalla Digos dopo aver urlato “Viva l’Italia antifascista” subito dopo l’esecuzione dell’inno di Mameli. Dopo una infinita polemica, la Questura di Milano ha spiegato che “l’identificazione dei due spettatori presenti in galleria è stata effettuata quale ordinaria modalità di controllo preventivo per garantire la sicurezza della rappresentazione.
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Poiché tra i compiti della Digos c’è “tenere sotto controllo l’attività degli estremisti politici”, alla Scala gli agenti in servizio avrebbero dovuto identificare il Salvini: era sicuramente, tra i presenti, il più ostile ai valori costituzionali. (Al contrario, il grido “viva l’Italia antifascista” è quanto di più legalitario si possa affermare). E un’altra persona che, se fossi la Digos, iden…
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Caro direttore, quel grido alla Scala, da parte di un loggionista, “VIVA L'ITALIA ANTIFASCISTA” può essere la punta dell’iceberg di una insofferenza, germogliata negli ultimi anni con gli esecutivi borghesi, figlia putativa del “Melonismo”? Quell’urlo intendeva lodare, onorare, i nostri Padri Costituenti ed affermare che la nostra società è fondata sull’Antifascismo, così come sancito nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana, che vieta la riorganizzazione del Partito Nazionale…
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"Quel che mi lascia perplesso non è l'antifascismo, ma l'antifascismo senza fascismo. Se ci fosse il fascismo davvero, io farei molto peggio di ciò che quel signore ha fatto alla Scala. Non capisco come si possa interrompere un clima che c'è intorno alla prima della Scala nel periodo natalizio con un'affermazione che non trova riscontro nella realtà, visto che per fortuna non c'è il fascismo" lo ha detto il deputato Federico Rampelli, di Fratelli d'Italia…
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Prima Scala, Rampelli (FdI): "Perplesso da antifascismo senza fascismo" 11 dicembre 2023 "Quello che lascia perplessi non è l’antifascismo: è l’antifascismo senza fascismo". Così Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati, a proposito del grido del loggionista alla Prima della Scala, a Milano. L'esponente di Fratelli d'Italia, a margine della presentazione della manifestazione 'Atreju' nella sede del partito in via della Scrofa, a Roma, ha poi commentato…
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(Agenzia Vista) Roma, 11 dicembre 2023 "Quel che mi lascia perplesso non è l'antifascismo, ma l'antifascismo senza fascismo. Se ci fosse il fascismo davvero, io farei molto peggio di ciò che quel signore ha fatto alla Scala. Non capisco come si possa interrompere un clima che c'è intorno alla prima della Scala nel periodo natalizio con un'affermazione che non trova riscontro nella realtà, visto che per fortuna non c'è il fascismo" lo ha detto il deputato…
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Jesi – Davanti al Palazzo dei Convegni a Jesi si è tenuto (ieri, domenica, ndr) un Flash Mob organizzato dalla locale sezione dell’Anpi, con riferimento all’identificazione effettuata dalla Digos a Marco Vizzardelli che, prima dello spettacolo alla Scala di Milano, aveva gridato “Viva l’Italia antifascista”. L’Anpi di Jesi ha inteso così esprimere, da una parte, il proprio sdegno per una vicenda incredibile che ricorda periodi davvero bui della nostra storia e, dall’altra, affermare il proprio orgoglio…
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Le parole hanno un significato. Esattamente come i gesti. Ma le parole hanno anche un’intelligenza. Un’empatia, una sfumatura, un colore e una storia. Hanno uno spazio e un tempo dove muoversi e respirare. Una parola porta con sé altre parole. Altre storie. Altri significati. E in essa trovano spazio sentimenti ed emozioni, nostalgie e ricordi. Una parola può salvare e distruggere può rimettere le cose a posto.
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Ed ora adesso, stragi, furore e morti. Il cantico di guerra alzate, o forti. Guerra, guerra! Sangue, sangue! Vendetta! Strage, strage! Con queste parole nella settima scena del secondo atto della Norma la protagonista incita il suo popolo alla rivolta contro i dominatori stranieri, e subito le risponde il capo dei druidi accompagnato dal coro dei guerrieri: Guerra, guerra! Le galliche selve quante han querce producon guerrier ...
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Se fossimo in un Paese normale, Marco Vizzardelli, che dal loggione della Scala ha gridato “viva l’Italia antifascista”, verrebbe portato ad esempio come italiano rispettoso della Costituzione. Giova evidenziare che Vizzardelli ha urlato “viva l’Italia antifascista” dopo che l’Inno nazionale era terminato. E quindi il Vizzardelli con orgoglio ha rappresentato quello che milioni di italiani tengono nel proprio cuore e nella loro mente.
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MERANO. La voce di Marco Vizzardelli, chi frequenta l’ippodromo di Maia o segue in Tv l’ippica, ha imparato a conoscerla. Ancora prima della ribalta televisiva, si fanno leggere i suoi pezzi sulla carta stampata, effervescenti e puntuali. Squillanti e autorevoli, la voce e le parole, brillanti e mai scomposte. Forse troppi aggettivi, ma così è, per uno come lui che ama il suo lavoro e ama le sue passioni, perché così deve essere.
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La ricreazione a sinistra non finisce mai. È tutto un giro infinito di antifascismo, militanza, moralismo, narrazione e disfatte elettorali. L’ultimo tassello è il loggionista della Scala impavido che sfida il presidente del Senato La Russa e resiste alla Digos che si è limitata ad identificarlo. Tutto appare straordinario, in particolare per il fatto che molti prendano sul serio questa lotta in trincea col papillon.
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Massimo Gramellini, durante la sua trasmissione tv “In altre parole”, ha dedicato il suo monologo al gesto del signor Marco Vizzardelli che, in un attimo di silenzio, poco prima che iniziasse la nuova stagione della Scala di Milano, ha gridato dal loggione, alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa, “Viva l’Italia antifascista” e poi è stato identificato dagli agenti della Digos. Gramellini, al termine del suo monologo ha tirato fuori la carta d’identità, si è dunque identificato, e ha ripetuto “Viva l’Italia…
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«Viva l’Italia antifascista!». Sentire risuonare quel singolo grido la sera del 7 dicembre 2023 tra i loggioni del Teatro alla Scala di Milano, subito dopo l’inno nazionale, è stato come assaporare l’aria primaverile del 1945, annuncio di Liberazione. Chi c’era ha riferito che l’applauso è stato più forte di quello dedicato poco prima all’inno di Mameli, una sua più convinta continuazione. L’autore di quel “viva” si è poi visto avvicinare da agenti della Digos che hanno chiesto i documenti identificativi.
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Ma è possibile che nel dicembre del 2023, in un mondo così radicalmente cambiato, stravolto e smemorato, che non ricorda nemmeno quel che è successo pochi giorni fa, totalmente immerso in temi, problemi e scenari che non hanno precedenti, la piccola, spocchiosa setta degli intellettuali engagé non abbia nulla di meglio da fare che riproporre la questione del fascismo e dell’antifascismo? Prendete un caso esemplare, di uno che campa ormai da alcuni anni all’ombra del Ducione, Antonio Scurati – d’ora in avanti denominato S. – che si è buttato…
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"Viva l'Italia antifascista". Dopo la Scala di Milano, il grido è risuonato alla Nuvola dell'Eur, all'ingresso di Elly Schlein. La segretaria è stata invitata a presentare il libro libro di Giorgia Serughetti "La societa' esiste". Al grido segue un lungo applauso del pubblico e il giornalista Marco Damilano, che modera l'incontro, mostra il proprio documento d'identità per dire, ironico: "Sono pronto a essere identificato".
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Dopo le polemiche alla prima della Scala, l’urlo “Viva l’Italia antifascista!“ è risuonato anche a ‘Più libri più liberi’. È accaduto durante uno degli incontri della fiera della piccole e media editoria in corso a Roma, scatenando gli applausi di tutti i presenti, compresa la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, presente all’evento. Più libri più liberi, Damilano dopo le polemiche della…
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"Viva l'Italia antifascista": a gridarlo, dalla platea, un gruppo di persone venute ad ascoltare la presentazione del libro di Giorgia Serughetti “La società esiste”, alla Nuvola di Roma, a cui partecipa la segretaria del PD Elly Schlein. Alla frase è seguito un applauso del pubblico con il giornalista Marco Damilano che ha tirato fuori la carta d'identità dicendo «ecco sono pronto ad essere identificato».
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Alla prima della Scala, il loggionista Marco Vizzardelli “chiude” l’esecuzione dell’Inno di Mameli urlando “Viva l’Italia antifascista!”. La Digos lo cerca, lo identifica, verbalizza una legittima, benché fuori luogo nella circostanza, esclamazione che deriva addirittura dalla Costituzione. Nelle stessa serata, alla trasmissione televisiva di La7 “Piazza pulita”, il leghista Paolo Grimoldi, già segretario lombardo del Carroccio ed ex deputato, non proprio l’ultimo della fila, “spara” alzo…
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Vi immaginate se qualcuno avesse gridato «Viva la Germania antinazista» in un teatro tedesco e quattro poliziotti lo avessero avvicinato per chiedergli i documenti? Gli agenti della Digos hanno identificato il loggionista Marco Vizzardelli che, alla prima della Scala, aveva accompagnato le ultime note dell’inno nazionale con l’urlo «Viva l’Italia antifascista!». Lo avrebbero fatto anche se avesse gridato «Viva la pappa col pomodoro»: dicono sia la prassi nelle manifestazioni riprese dalla tv.
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