Anche Massimo Gramellini, vicedirettore del Corriere, interviene ricordando il primo giorno al Corriere della Sera. «Ricordo l’emozione nel salire per la prima volta la scalinata, tra le foto di Moravia, Montale, Pasolini. Una volta salito in cima, ti senti un nano. C’èra stata una telefonata. All’inizio non ci credevo. Ho vissuto l’emozione di scrivere una rubrica in prima pagina, ti…
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"Sono fiducioso nel futuro del giornalismo di qualità ": il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana lo ha detto prima dell'evento alla Scala per celebrare i 150 anni del quotidiano di via Solferino. Una storia prestigiosa che ora, ha sottolineato il direttore, "dobbiamo portare nel futuro". "Il Corriere non è solo un giornale di carta ma un sistema di informazione" che include web, newsletter, app ma rispetto a prima "resta il principio di portare a…
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Vatican News È un messaggio di auguri e al contempo di gratitudine per il lavoro compiuto in un secolo e mezzo quello inviato da Papa Leone XIV al Corriere della Sera, il quotidiano italiano fondato a Milano nel 1876. “Da 150 anni la vostra storia è intrecciata con quella dell’Italia, testimoniando il ruolo della carta stampata come veicolo di diffusione non solo delle notizie, ma anche delle idee e della cultura come fermento vivo della società che il…
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Quando il Giro d’Italia vedeva la luce nel 1909, il Corriere della Sera girava per le case degli italiani già da oltre 30 anni. Ai tempi non c’erano televisioni che mostrassero le immagini, e le gesta dei grandi campioni passavano tutte dalle penne raffinate dei giornalisti inviati al seguito della Corsa Rosa. Se il Giro d’Italia, nell’immaginario di tutti, è un “grande romanzo scritto a pedali” , è “un’epopea rosa” , è “il racconto dell’Italia scritto sull’asfalto” , nonché…
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Il Corriere della Sera fa parte della mia storia personale da molto prima che ne diventassi editore. È stato per anni il giornale che leggevo ogni giorno, con quella familiarità che si riserva alle presenze costanti e affidabili. Era un rito quotidiano che avevo ereditato dal nonno materno, nonno Mario, che ogni giorno lo leggeva con attenzione dalla prima all’ultima pagina. Da ragazzo sognavo di fare l’imprenditore, l’editoria è…
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«Pubblico, vogliamo parlarti chiaro». Quante volte abbiamo riletto o riascoltato l’attacco fulminante di Eugenio Torelli Viollier, nel primo numero del Corriere venduto dagli strilloni a Milano nella serata del 5 marzo 1876. E oggi che siamo qui a festeggiare, 150 anni dopo, un compleanno importantissimo, non saprei scegliere una frase migliore per descrivere il nostro compito. Parlare chiaro e con franchezza, raccontare i fatti con semplicità e profondità, rispettarli senza piegarsi a interessi…
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In qualità di Presidente del Consiglio europeo, ma anche come cittadinoprofondamente coinvolto, ho la necessità di comprendere ciò che accade in Europa e nel resto del mondo. Per farlo, mi affido a fonti d’informazione autorevoli. Il Corriere della Sera è un quotidiano di riferimento a livello europeo e un punto fermo per conoscere l’attualità italiana. Naturalmente, leggerlo con regolarità rappresenta anche un utile esercizio per migliorare il mio italiano.
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Cari amici del Corriere, in questo vostro compleanno dei 150 anni – quasi la storia d’Italia che nacque appena 15 anni prima del giornale fondato da Eugenio Torelli Viollier – c’è chi ha profetizzato la scomparsa dei giornali. E sebbene, per quanto mi riguarda, rimanga inesausto il piacere di sfogliare il quotidiano di carta, credo che il rinnovamento tecnologico, il passaggio al digitale e la trasformazione dei quotidiani in piattaforme multimediali faranno in modo che questa profezia non…
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Quando penso al Corriere della Sera, il primo ricordo risale a quando, giovanissimo, muovevo i primi passi come militante della Liga Veneta e coltivavo già la passione per la politica estera. Tra le pagine del Corriere cercavo chiavi di lettura di ciò che accadeva oltre i confini italiani: una curiosità che non mi ha mai abbandonato. Accanto ai pezzi delle grandi firme e alle analisi internazionali, ho sempre apprezzato il legame del…
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Un’informazione libera è essenziale per la democrazia. È il risultato quotidiano di un lavoro che richiede indipendenza di giudizio e rigore nell’analisi, e il Corriere della Sera ci ha mostrato negli anni che cosa questo abbia significato per l’Italia. Il Corriere della Sera è uno dei più antichi quotidiani ancora in pubblicazione e da oltre cent’anni, tranne una breve interruzione, è anche il più…
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Ripensando alla mia giovinezza, rivedo una casa in Lombardia dove i giornali non mancavano mai. Sono nato e cresciuto lontano da Milano, e sul tavolo di casa capitavano tutti i quotidiani, ma il Corriere della Sera eraimmancabile. La mia conoscenza di Milano, prima ancora di metterci piede stabilmente, è avvenuta proprio attraverso quelle pagine, la voce della grande città. Quando ho iniziato a studiare musica, il giornale è diventato uno strumento indispensabile.
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C’è il lettore arrabbiato. Legge il giornale e si arrabbia. Si sa, legge giornali arrabbiati, guarda le trasmissioni arrabbiate. Ogni notizia gli dà argomenti per arrabbiarsi: «Ma come si fa ad essere così stupidi!?». Che si tratti della politica, della cronaca, persino del campionato. È il lettore arrabbiato. C’è il lettore depresso. Legge il giornale e si deprime. Si sa, legge giornali deprimenti: ogni notizia è un motivo per diventare sempre più triste, angosciato…
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Il Corriere della Sera è stato come la prima sigaretta. Fingevo di leggerlo, poco più che bambino, per apparire grande agli occhi di papà. Lui commentava gli articoli di politica con mio fratello maggiore e a me non piaceva essere escluso da un momento che a casa segnava l’ingresso nel mondo degli adulti. Ho iniziato così e poi, diversamente dal fumo, non ho più smesso. Anche per questo il Corriere, oltre a essere «il» giornale, è stato, ed è, una…
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Mentre camminavo a passo svelto per via Solferino, maldestramente in ritardo, come spesso mi succede, mi dicevo: «Alla fine parleremo di calcio». Ero stato invitato a un pranzo con una decina di giornalisti del Corriere. Un gruppo variegato di editorialisti di politica, cronaca, economia ed esteri. Non un’intervista e nemmeno una chiacchierata sui temi dell’economia o della finanza a me più congeniali, ma piuttosto un’occasione per conoscersi al di là delle rispettive divise…
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Da anni collaboro con il Corriere, in particolare con La Lettura. Ma, prima ancora, sono un lettore, e riconosco che questo giornale rappresenta in Italiala grande editoria. Durante la mia giovinezza trascorsa a Benevento, il Corriere era per me ilquotidiano che raccontava una realtà lontana e molto attraente: Milano. Mi affascinavano quei racconti della grande metropoli che, a distanza di anni,mi avrebbe accolto.
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Il mio primo ricordo del Corriere della Sera non risale direttamente al Corrierone, come viene chiamato affettuosamente da noi meneghini, bensì al Corriere dei Piccoli, l’edizione per bambini che il giornale di via Solferino mandava tutte le settimane nelle case d’Italia. Per quanto fosse dedicato all’infanzia, il giornalino era tutt’altro che una ninna nanna, ma anzi, si prefiggeva di essere altamente formativo e bastava leggere le strofette che accompagnavano le finestre disegnate…
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Il Corriere della Sera è stato per me, fin dall’infanzia, parte di una ritualità semplice e costante. Al mattino, a casa, arrivava prima di tutto, sul tavolo della colazione accanto al caffè. Ricordo mio padre Nicola che lo leggeva con attenzione silenziosa, talvolta segnando un passaggio, talvolta richiamandoci su un articolo che riteneva importante. Non era un gesto distratto ma un modo per orientarsi nel mondo.
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Celebrare i 150 anni del Corriere della Sera significa rendere omaggio a un’istituzione che è diventata uno dei simboli del Paese e racchiude tutto ciò che rende unica la nostra città: lavoro, passione civile, cultura e, soprattutto, accoglienza. Perché Milano è capace di attrarre e accogliere talenti, idee e storie diverse. Questo anniversario invita a uno sguardo storico condiviso. Un decennio prima della nascita del Corriere veniva fondata Banca Popolare di Milano.
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Da quando sono ragazzo, il Corriere della Sera fa parte della mia quotidianità. Per mio padre leggerlo era un gesto quasi rituale. Sfogliando quelle pagine ho imparato a conoscere il mondo attraverso una voce che, nel tempo, ho continuato a ritenere insostituibile e oggi è molto più che informazione: è un allenamento alla riflessione. Ciò che apprezzavo allora – e che continuo ad apprezzare oggi – è l’equilibrio.
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Quando sono arrivato per la prima volta in Italia, ormai più di 26 anni fa, la lettura del Corriere mi ha aiutato a comprendere più velocemente questo Paese straordinario: il vigore delle piccole e medie imprese italiane, lo spirito imprenditoriale delle persone, ma anche le sue dinamiche politiche, economiche e sociali. Per ovvie ragioni legate al mio lavoro, il primo sguardo va alle pagine economiche e al loro settimanale di approfondimento.
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Il Corriere della Sera è sempre stato, per me, molto più di un giornale. Un punto di riferimento stabile, un elemento quotidiano che ha attraversato i miei anni e continua a farlo. Nei miei primi 10 anni di lavoro, che ho passato in gran parte all’estero tra il Sud America e il Sudest asiatico, dove non vi erano mezzi di comunicazione al di fuori del telefono e della carta stampata, poter leggere il Corriere, anche il giorno dopo, era come una boccata d’aria di casa.
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Ho fatto parte del consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup dal 2000 al 2012 e non dimentico le parole di mio padre Giampiero, che è stato a lungo presidente del patto di sindacato di Rcs: «Ricordati che il Corriere è un’istituzione democratica del Paese». Una affermazione, una responsabilità. Ecco, questo senso dell’istituzione è stato la regola con cui io e la mia famiglia ci siamo sempre rapportati al Corriere della Sera, come azionisti e come…
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È difficile trovare una definizione che descriva cosa il Corriere della Sera rappresenti per me; tra le tante possibili scelgo quella di «compagno di viaggio». Appartengo a chi legge il giornale molto presto, prima che il ritmo della giornata acquisti velocità. Negli anni, le mie abitudini di lettura sono cambiate: la matericità della carta stampata, che ha per me un fascino insostituibile, è alternata dalla lettura dell’edizione digitale.
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Il mio rapporto con il Corriere della Sera è di lunga data. Una storia che si intreccia con quella che mi lega a Milano, al lavoro e alle scelte pubbliche e private che mi hanno accompagnata fino a oggi. È per questo che, sorridendo, ho spesso detto di aver «sposato il Corriere». C’è un aneddoto che racconta bene questo legame: il giorno del mio matrimonio con Gian Marco Moratti nel pomeriggio andammo entrambi in ufficio a lavorare.
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Come per tante famiglie italiane, epoca dopo epoca, il Corriere della Sera ha scandito anche la nostra quotidianità. Ricordo mia nonna come mio padre, assorti nella lettura quasi sacra di questo giornale che oggi vedo passare virtualmente nelle «mani» dei miei figli, anche se in versione web. Abbiamo visto correre la storia sulle sue pagine: autorevole, familiare, adagiato sul tavolo di casa tutti i giorni.
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È come uno di casa, il Corriere. Da sempre. Mio padre, che insegnava latino e greco, lo leggeva sul tavolo dello studio, ritagliando gli articoli preferiti, riposti in una cartella di cuoio marrone. A me lo lascia va solo dopo, quando ormai l'odore d'inchiostro era quasi evaporato. Cominciavo dalla fine, dalle pagine sportive. E, a proposito di sport, ricordo Ferruccio de Bortoli a San Siro, in quei posti della tribuna a ridosso della recinzione che «dell'ultimo orizzonte il guardo (quasi)…
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Il mio primo incontro con il Corriere della Sera è avvenuto dopo i 20 anni. Da bambino, infatti, in casa il Corriere non c’era. Aveva prevalso la componente piemontese della famiglia, con le proprie preferenze editoriali. Non mancava mai La Stampa – detta la «Busiarda» – affiancata dal Giornale di Montanelli, di cui era fan la nonna reazionaria, e dalla Repubblica, voce della zia di sinistra. In questa versione domestica dell’arco costituzionale, il Corriere era…
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Sono cresciuto a Milano, in zona Brera-Garibaldi. La mia scuola elementare era in via Palermo, vicinissima alla sede del Corriere della Sera. Da bambino, negli Anni 70, passavo in una zona fatta di disuguaglianze: da una parte il benessere, dall’altra quella che allora era considerata una zona a «disagio sociale». Via Solferino era la parte bella nella mia routine: andare a scuola, fermarmi all’edicola per comprare le figurine Panini, sbirciare i titoli dei giornali esposti.
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Per me il Corriere della Sera è da sempre un compagno di viaggio, testimone puntuale dei cambiamenti più significativi anche in ambito accademico. Ricordo con un po’ d’orgoglio quando vidi pubblicate delle bellissime immagini dello «Smiley lab», appena inaugurato nel nostro ateneo: un luogo unico per i nostri studenti, dove l’alta tecnologia e l’innovazione si incontrano per trasformare l’apprendimento in una esperienza attiva e immersiva.
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Il Corriere della Sera, per me, è prima di tutto un gesto quotidiano. Il giornale sul tavolo al mattino, un titolo che resta, una voce autorevole a cui tornare. Un grande quotidiano non è solo lo specchio di un Paese ma ha una responsabilità propria. Nel Corriere ho sempre riconosciuto una moderazione costruttiva, mai timorosa. Un giornale che ha accompagnato, raccontato e spesso anticipato le trasformazioni del Paese, accettando le sfide della modernità senza perdere identità.
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Prima o poi intingerò il giornale nel caffelatte, tanto sono abituato, facendo colazione, a leggere per prima cosa al mattino il Corriere della Sera. È un’abitudine legata alla qualità del giornale, che porta tutte le notizie che la curiosità cerca. Sono ancora affezionato alla carta stampata, usando poco i social media, e quindi, nella mia testa, una notizia è vera quando la leggo. Tante sono le esperienze familiari con il primo giornale d’Italia, che mio padre acquistò negli Anni 70 e…
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La vigilia di due anniversari – il 150° del Corriere della Sera e, nel 2027, gli 80 anni dalla fondazione del Teatro – offre l’occasione per ripercorrere le tappe di un lungo cammino che lega istituzioni profondamente radicate nella città di Milano, nate per raccontarne il presente, interpretarlo e restituirlo al dibattito pubblico e, nel contempo, entrambe con la vocazione di rivolgersi a una platea che oltrepassa i confini cittadini.
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Per me il Corriere della Sera è un giornale speciale. Mi ha accompagnato per tutta la vita, come una presenza discreta ma costante, capace di scandire le giornate e, in fondo, anche i pensieri. Da bambino lo vedevo tra le mani di mio padre Vittorio: lo leggeva con rispetto e con gusto, apprezzando le «penne» che lo firmavano. Oggi mi accorgo che quello stesso piacere è passato a me: cambiano i nomi, cambiano i tempi, ma resta l’attenzione per chi sa raccontare i fatti…
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Il Corriere della Sera è Milano e da milanese che ama la sua città annovero la testata tra i punti cardine insieme al Teatro alla Scala, alla Triennale, a Brera e allo stadio San Siro. Lo definirei un compagno di vita. Mi addormento e mi sveglio con le sue pagine. Nella notte, quando fatico a prendere sonno, sfoglio le anteprime dell’edizione digitale e al mio risveglio trovo l’edizione cartacea, quella che considero l’originale, insieme alla colazione con spremuta, caffè e brioches.
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Ricordo, quando da Solomeo mi recavo a Milano, che si lavorava fino a tardi, poi un poco di riposo, poi si riprendeva, si mangiava qualcosa insieme in una di quelle trattorie antiche che ancora si trovano a Milano. Vecchie osterie, poi si continuava a chiacchierare con gli amici e i colleghi e verso mezzanotte o addirittura all’una, passavamo dal giornalaio a prendere la prima edizione del Corriere della Sera, quando facevano le edizioni della notte.
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Dal 1876 il «Corriere» racconta la vita del Paese e del mondo: trasformazioni sociali, conquiste civili, svolte culturali, guerre, ricostruzioni. In un secolo e mezzo di storia il nostro giornale ha accompagnato generazioni di persone, attraversando momenti decisivi della storia italiana e internazionale. Accanto alla Storia con la maiuscola, però, il quotidiano ha incrociato ogni giorno anche quella dei suoi lettori e delle sue lettrici.
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Sono due anime notturne, che hanno sempre toccato i loro momenti d’esaltazione e di magia col buio, alla luce delle lampade elettriche: sui rossi velluti dei palchi, sulle macchine rotative della stampa; e per centocinquant’anni i due spiriti della notte si sono fusi in serate d’alchimia, in quelle ore speciali in cui l’uno narrava l’altra, nel racconto delle Prime (ma non solo), quando da via Solferino andavano in stampa…
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Milano. Marzo 2026. Il 5 marzo 1876 usciva il primo numero del Corriere della Sera. Quattro pagine stampate quasi artigianalmente e vendute a cinque centesimi. Centocinquant’anni dopo, quel giornale nato in poche stanze della Galleria Vittorio Emanuele II è diventato una delle istituzioni culturali e giornalistiche più importanti del Paese. Per Milano, però, il Corriere non è semplicemente un quotidiano.
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C'è anche molto di Napoli e della Campania nella storia dei 150 anni del «Corriere della sera» che si celebrano oggi. A cominciare dal fondatore dello storico quotidiano. Si chiamava Eugenio Torelli Violler, prese il cognome del padre avvocato e della madre francese. A Napoli, la sua città, aveva lavorato appena diciottenne nel giornale che Alessandro Dumas diresse con fondi garibaldini. Si chiamava «L'indipendente», redazione in via Chiatamone, testi scritti in francese e tradotti in italiano.
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