L'ex attaccante della Fiorentina, Luca Toni, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport per parlare della qualificazione ai Mondiali dell'Italia: Non sarà una partita facile, l'Italia l'ha aspetta da anni. Giocheremo contro una Bosnia tosta. Quando indossi una maglia come questa rappresenta una delle nazionalità più importanti del mondo, è normale che ci sia pressione. L'importante è non farsi travolgere e pensare al campo.
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Il cammino dell’Italia si avvicina al suo snodo decisivo, quello che può trasformare una rincorsa complicata in un ritorno atteso da anni. Dopo aver superato l’ostacolo Irlanda del Nord, la Nazionale guidata da Gattuso si è guadagnata l’accesso all’ultimo atto dei playoff: novanta minuti (o poco più) che valgono un posto al Mondiale 2026. Non una partita qualsiasi, ma un crocevia capace di segnare il presente e il futuro…
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Ora si che si gioca tutto, Gennaro Gattuso carica i suoi, ma in bilico c'è la partecipazione della nazionale italiana ai mondiali, un pensiero che sembra intollerabile già solo a ventilarlo, ma che è un timore che sembra serpeggiare. Una notte per risorgere o per affondare. L'Italia si gioca tutto a Zenica, in uno stadio mignon, su un campo zuppo d'acqua, davanti al tifo indiavolato del pubblico bosniaco
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L'ex commissario tecnico dell'Italia, Roberto Donadoni, ai microfoni di Radio Anch'io Sport (Rai Radio 1) ha fatto alcune considerazioni alla vigilia di Bosnia-Italia. Ecco le sue dichiarazioni: "La giusta preoccupazione ci deve essere, in palio c'è una posta importante. Vale per noi come per loro. Poi il campo determinerà. Loro hanno speso qualcosa in più dal punto di vista fisico contro il Galles, ma sono quelle partite in cui l'aspetto fisico…
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ZENICA Chiedimi se sono felice. Sì, ci sono vari modi per esserlo. Bosnia e Italia lo sono, ma in modi distinti. Giocare al calcio dà gioia a prescindere, a qualsiasi livello lo si pratichi; rappresentare un popolo, sentirlo addosso, appassionato, unito. Sentimenti diffusi da più queste parti, meno dalle nostre, almeno se si parla di Nazionale. La Bosnia è unita, è oltre le sue diversità. Ci sono musulmani che oggi vanno a braccetto con i cattolici, in giro per le strade di Sarajevo…
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La sfrontatezza della gioventù si consuma in due atti. Prima l’arcuata traiettoria da corner, disegnata per l’affidabile testa di Dzeko, che manda la Bosnia-Erzegovina ai tempi supplementari contro il Galles. Poi, dopo il nulla di fatto nell’extra time, l’ultimo rigore della serie: il ragazzino osserva il pallone, prende una rincorsa glaciale, spiazza il portiere con disarmante tranquillità e gela il Millennium Stadium di Cardiff
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