Nel grande palcoscenico della politica internazionale, il rapporto tra Iran e Stati Uniti assomiglia sempre più a una commedia degli equivoci. Due potenze che si studiano, si provocano, si ignorano, poi tornano a parlarsi come due attori che conoscono a memoria il copione ma fingono ogni volta di essere sorpresi. Da una parte Washington, che alterna toni da sceriffo del Far West a improvvisi slanci di dialogo.
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Almeno due volte a settimana, Saleh e sua moglie partecipano ai raduni notturni di piazza Enghelab, a Teheran. Vanno lì perché il loro paese «è stato attaccato dai nemici e abbiamo il dovere di sostenere la resistenza», racconta in un vocale. Saleh è un impiegato pubblico, sua moglie fa la casalinga, sono soldati di un fronte invisibile ma decisivo per la Repubblica islamica: il controllo delle p…
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/06/2026 St 2025/26 27 min L'Iran, da tre mesi oggetto di un'operazione militare da parte di Stati Uniti e Israele, è un paese complesso, lacerato dal regime degli ayatollah ma sostenuto da una società civile viva e combattiva. Quante Storie ne ripercorre gli ultimi cinquant'anni, dalla rivoluzione islamica del 1979 alle trattative di questi giorni con Trump, con la politologa Paola Rivetti e l'attivista per diritti umani, nata in Iran e cresciuta in Italia, Pegah Moshir Pour.
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Secondo la geopolitologa Simona Epasto, il conflitto non si gioca più soltanto sul piano militare: al centro ci sono il controllo dei flussi, le infrastrutture strategiche e la ridefinizione degli equilibri del Mediterraneo allargato Sono trascorsi cento giorni dallo scoppio della guerra in Iran. Il conflitto, iniziato con l’idea di un’operazione lampo, continua invece ad andare avanti tra stop and go
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– Cento giorni di guerra sono abbastanza per rinfrescarci la memoria e prendere atto di una verità conosciuta, ma mai banale: quando una guerra comincia, quasi sempre viene raccontata come necessaria, inevitabile, addirittura giusta, se non santa. Intanto civili e militari continuano a morire, le scie di sangue diventano più lunghe, le città devastate… e i prezzi volano. E chi paga? Noi europei, come sempre, in mezzo tra l’incudine e il martello.
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Dal febbraio del 2026 l'Iran è stato il bersaglio di attacchi congiunti da parte degli Stati Uniti e di Israele, che hanno provocato una nuova escalation dei conflitti in Medio Oriente. Perché questo Paese si trasforma ripetutamente un focolaio bellico? È a causa del petrolio, della religione o della sua supremazia in Medio Oriente?
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«Lo spirito da leader martire» ha impedito ad Ali Khamenei di «rifugiarsi nei bunker». Così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi racconta ad Al Mayadeeen, una tv libanese vicina ad Hezbollah, la scomparsa della Suprema Guida dilaniata dalle bombe israeliane la mattina del 28 febbraio scorso. Un racconto in prima persona, visto che quel giorno Araghchi era nel bunker della Suprema Guida in attesa di riferirgli i risultati delle trattative con…
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Iran, a Teheran la vita scorre normale durante una tregua fragile 2 giugno 2026 A Teheran la vita sembra procedere normalmente con l'Iran in stato di tregua fragile con gli Stati Uniti e Israele ma la banca centrale del Paese avverte che l’inflazione ha raggiunto livelli che non si registravano dalla Seconda guerra mondiale. Un rapporto pubblicato lunedì dalla Banca centrale iraniana rappresenta il primo riconoscimento ufficiale di ciò che gli iraniani che fanno la spesa, pagano un taxi o si recano…
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“Questo conflitto ha rivelato che l’America è inaffidabile e incapace di finire ciò che ha cominciato. Una sconfitta per gli Stati Uniti non è dunque possibile ma probabile”. Lo ha detto Robert Kagan della Brookings Institution in una recente intervista alla Public Broadcasting Company, Pbs, la rete televisiva pubblica. Kagan non è certamente una colomba e infatti è un grande sostenitore di interventi militari all’estero ma nel caso dell’Iran la vede dura.
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