Le elezioni parlamentari armene del 7 giugno non sono una normale scadenza democratica. Sono diventate il punto di collisione tra tre dinamiche: il tentativo di Nikol Pashinyan di avvicinare l’Armenia all’Unione Europea e agli Stati Uniti, la volontà russa di impedire lo sganciamento di Yerevan dalla propria orbita strategica, e l’interesse americano a trasformare il Caucaso meridionale in un corridoio energetico, minerario e logistico alternativo all’influenza di Mosca.
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Approfondimenti:
L’“Armenia reale” immaginata da Nikol Pashinyan viene dipinta con un colpo di pirotecnia nel buio notturno, grazie a un nugolo di droni che nei cieli della capitale compongono immagini, colori e simboli. È così che il primo ministro uscente e leader di Contratto civico – dato per favorito dai sondaggi alle parlamentari che si terranno nella giornata di oggi – ha deciso di chiudere il suo ultimo comizio elettorale venerdì sera nella centralissima piazza della Repubblica a Yerevan, con le sue…
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Si tengono oggi, in un contesto geopolitico tra i più delicati dalla fine dell’Unione Sovietica, le elezioni parlamentari in Armenia. L’obiettivo del primo ministro uscente, Nikol Pashinyan, è rafforzare i legami con l’Ue e gli Usa, confermando un cambio di baricentro geopolitico rispetto alle storiche relazioni tra Erevan e Mosca. Gran parte dell’opposizione sostiene invece …
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Città del Vaticano Le elezioni in Armenia del prossimo 7 giugno si collocano in un contesto politico e geopolitico che molti analisti descrivono come uno dei più delicati dalla fine dell’Unione Sovietica, in cui dinamiche interne e pressioni esterne si intrecciano in modo sempre più evidente. Non si tratta soltanto di un normale appuntamento elettorale, ma di un passaggio politico che riflette difficoltà interne e la ridefinizione degli equilibri regionali.
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