Per alcuni analisti, l’uso massiccio di droni kamikaze rappresenta un cambiamento profondo nel modo di fare la guerra. Altri, come Gilli, sono più propensi alla cautela . “Questi sistemi offrono certamente dei vantaggi”, afferma, “ma non parlerei di una vera e propria rivoluzione: esistono già tecnologie in grado di contrastarli come difese a corto raggio, sistemi elettronici e persino laser ad alta potenza”.
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Ascolta la versione audio dell'articolo 3' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Shahed in persiano significa «testimone». E nel linguaggio religioso sciita è una parola che viene associata al martirio. Uno shahed è un martire. Un kamikaze. Per questo i droni iraniani si chiamano così. Perché sono velivoli kamikaze: vengono lanciati verso un obiettivo e detonano all’impatto.
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Il conflitto in Medio Oriente si sta rapidamente trasformando in una guerra asimmetrica in cui i droni occupano il centro della scena. Gli Shahed iraniani, pur non essendo più una novità, vengono lanciati in quantità impressionanti contro obiettivi nei Paesi del Golfo: in media, nell’ultima settimana, gli iraniani hanno impiegato ogni giorno più droni di quanti i russi riescano a far volare sull’Ucraina (circa 150 unità in media ogni 24 ore).
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L’esercito degli Stati Uniti ha dichiarato nelle scorse ore che una porta-droni iraniana è stata attaccata e incendiata. Il Comando Centrale delle forze Usa ha mostrato un video in bianco e nero della nave in fiamme dopo che diversi attacchi l’avevano colpita. L’esercito iraniano non ha ancora confermato l’attacco. Teheran finora non ha fornito dettagli sulle perdite di equipaggiamento militare nel conflitto.
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Dopo aver attaccato almeno 11 Paesi dall’inizio delle operazioni di Washington e Tel Aviv, Teheran e le sue capacità offensive potrebbero essere vicine al punto di rottura. Secondo il Pentagono, Teheran ha lanciato oltre 2000 droni e 500 missili balistici, molti dei quali intercettati. I lanci dei missili, ha precisato ieri il dipartimento della Guerra Usa, sono diminuiti del 90% rispetto al primo giorno di combattimenti, quelli dei droni dell’83%.
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Le 'città dei missili', la rete di basi sotterranee costruita dall'Iran per proteggere il proprio arsenale balistico, sono diventate uno dei principali obiettivi della campagna militare di Stati Uniti e Israele. A sei giorni dall'inizio della guerra, la strategia dei bunker degli ayatollah - evidenzia il Wall Street Journal - ha iniziato a rivelarsi un errore. Aerei da guerra e droni armati sorvolano da giorni decine di siti sotterranei…
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Se sentite l'inconfondibile ronzio di un motorino a tutta velocità, dovreste sapere che siete nei guai. Ma se guardiamo più da vicino, vediamo che il pericolo non è la tecnologia: è il prezzo. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ L'Iran usa un numero enorme di droni Shahed, semplici ed economici da produrre, per sopraffare gli scudi di difesa avanzati. È del tutto insostenibile sparare un intercettore da un milione di dollari contro un drone da 25mila-40mila euro.
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A cambiare la modalità della guerra contemporanea? E' stato l'Iran. E lo ha fatto con il drone Shahed-136, che sta recitando un ruolo di primo piano nel conflitto con Israele e Stati Uniti. Il velivolo è un sistema a lungo raggio, economico e preciso quanto basta: qualità note da tempo, visto che si è rivelato determinante nella guerra in Ucraina. Nella prima fase Mosca ha iniziato a importarlo da Teheran e dall'autunno del 2022 a usarlo contro le città…
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Iran, TV di Stato mostra esercitazioni militari con lancio di missili e volo di droni 25 febbraio 2026 La televisione di Stato iraniana ha diffuso un video che mostra la Guardia Rivoluzionaria del Paese impegnata in un'esercitazione che comprendeva il lancio di missili, il volo di droni e il fuoco di armi da sparo contro obiettivi lungo la costa. Questo avviene mentre gli Stati Uniti dispiegano la loro più grande potenza militare degli ultimi decenni in Medio Oriente
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