La notizia bella, soprattutto per uno, come me, che l’anno scorso ha portato al San Carlo un workshop sulla lingua nella canzone napoletana - «Da Di Giacomo a Geolier» era guarda caso il titolo - con l’intervento di linguisti, poeti e cantautori, è che si è aperto un dibattito su come «scrivere» il dialetto newpolitano, quello che si parla, e si canta, oggi, contratto dalla digitazione sugli smartphone e dai tempi precari.
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