L'attesa, durata vent'anni, è finita: esce nei cinema italiani "Il diavolo veste Prada 2". Con l'iconica Miranda, la direttrice della rivista di moda Runway, in grave crisi, e la giornalista d'assalto Andy che arriva inaspettatamente in suo soccorso. Il sotto-testo di tutto il film è che siamo in un momento storico di grande incertezza in molti ambienti, dall'editoria al cinema. Temi di attualità affrontati con ironia, e immersi nell'irresistibile glamour del primo diavolo veste Prada.
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Approfondimenti:
Lo aspettavamo da 20 anni, e oggi è il giorno X, quello del Diavolo veste Prada 2. Nel 2006, quando uscì il primo capitolo, molte di noi erano stagiste alle prime armi, le riviste di moda (Vogue in testa), erano assimilate alla Bibbia e tutti avevano un «disperato bisogno di Chanel» (quella di Karl Lagerfeld). Vent'anni dopo, l'editoria è in crisi, le riviste chiudono da un giorno all'altro e il resto del tempo sono impegnate in una frenetica rincorsa…
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Roma, 29 apr. – Moda e outfit firmati, lusso, personaggi divertenti – arguti ma allo stesso tempo vulnerabili – entrati nell’immaginario collettivo – battute sagaci, musiche, ritmo, New York e Milano, tante guest star, tra cui Lady Gaga. Il piatto è servito. Arriva oggi nelle sale, a 20 anni dal successo mondiale del primo capitolo, “Il Diavolo Veste Prada 2” diretto ancora da David Frankel. Non un semplice sequel ma un “aggiornamento” a un contesto completamente nuovo di crisi del…
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Era il 2006 quando nei cinema di tutto il mondo fece il suo debutto Il diavolo veste Prada, pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger e diventata in brevissimo tempo un vero e proprio cult generazionale. La pellicola, infatti, seguiva la giovane Andy (Anne Hathaway) mentre muoveva i primi passi nel mondo del lavoro, gestendo però un ambiente tossico come quello della rivista di moda Runway, gestita dalla tirannica Miranda Priestly (Meryl Streep)…
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A vent’anni dall’uscita del film che ha segnato una generazione, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci tornano nei ruoli di Miranda, Andy, Emily e Nigel. L’attesissimo sequel, diretto da David Frankel, scritto da Aline Brosh McKenna e prodotto da Wendy Finerman, non è però una semplice “operazione nostalgia”. Ecco perché Il Diavolo veste Prada 2, disponibile nelle sale italiane dal 29 aprile, è un ritratto puntuale delle trasformazioni che caratterizzano la…
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Al mio segnale, scatenate Miranda. Vent’anni dopo, il ritorno c’è. La punta di una scarpa emerge da un’auto scura, sfiora il tappeto rosso tra flash e ali di pubblico: è ancora lei, ed è ancora un ingresso. Il diavolo veste Prada 2 riparte da Meryl Streep, al culmine e insieme sul crinale. Il rosso domina, ma sotto la superficie si intravede già la crepa. Miranda Priestly è di nuovo al comando della rivista Runway, ma stavolta la crisi non è interna: è pubblica…
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Ascolta la versione audio dell'articolo 4' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Se volete ricordare il mondo della moda del Diavolo Veste Prada 1, splendente e fiero e con vent’anni di meno, non andate a vedere Il Diavolo Veste Prada 2. Se volete vedere come è diventato, trascinando con sé il giornalismo di moda, andateci. Qualunque sia la scelta, sia consapevole.
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Vent'anni non passano così, tanto per passare. Due decenni, anche meno, sono bastati a Il Diavolo veste Prada per consolidare il suo status di cult, di pilastro di un immaginario molto newyorkese, fashion, turbocapitalistico, di rampante femminismo. Un film che aveva esaltato un libro modesto, trasformandolo in un zeitgeist culturale, forse l'ultimo approdo del liberismo degli anni Novanta e l'inizio di qualcosa di diverso.
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Oggi la scena più famosa di Il diavolo veste Prada non avrebbe senso. È quella in cui Miranda Priestly spiega che il maglione di Andy non è soltanto blu, ma ceruleo, disegnando i contorni di un'industria della moda milionaria che impiega innumerevoli posti di lavoro. Oggi quella scena non sarebbe possibile perché Miranda si mette al centro di un sistema di potere con enormi ricadute economiche. Ma nel 2026 il pubblico non va più in edicola, mentre i consumatori sono meno inclini di…
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