Il primo è una riforma costituzionale per cui servono altri tre o quattro passaggi dopo la prima approvazione in Senato. La seconda è già legge dopo l'ok della Camera: applica la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 PUBBLICITÀ Il Parlamento ha esaminato nel giro di poche ore, tra martedì e mercoledì, due riforme fortemente volute dal governo che potrebbero cambiare il futuro dell'Italia.
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Autonomia differenziata, premierato e riforma della giustizia: sono tutti punti del programma elettorale dello schieramento che ha vinto le ultime elezioni. La gente li ha votati per queste cose, chi ha votato per i partiti di centrodestra, cioè la maggioranza di chi è andato a votare, vuole queste riforme. È infantile e inutile gridare adesso all’attacco alla democrazia e alla Costituzione. Ancora più banale sottolineare l’astensione, la bassa affluenza, le percentuali.
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Due milioni e mezzo di preferenze per Giorgia Meloni significano che gli elettori credono nella sua proposta repubblicana; una destra conservatrice, non reazionaria, che archivi i legittimi pregiudizi di chi obiettava sull’origine postmissina del partito. Draghiana in Europa, turbo atlantista nel mondo, Meloni, in questo momento, è un alleato più fedele di Biden del Pd, diviso fra l’atlantismo delle correnti di centro e il pacifismo anti Nato di Tarquinio e Cecilia Strada, scelti direttamente dalla…
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Prima approvazione ieri pomeriggio in Senato del c.d. premierato. Come è noto, ne mancano altre tre: quella della Camera dei deputati in prima lettura e poi, dopo almeno tre mesi dall’approvazione in prima lettura, le approvazioni in seconda lettura dei due rami del Parlamento. Il percorso, pertanto, è ancora lungo, ma si inizia a fare sul serio: il dado (delle riforme) è tratto. Cosa prevede Rinviando, come peraltro già scritto, l’analisi del testo a successivi contributi puntuali e…
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Con il primo sì incassato al Senato Giorgia Meloni porta a casa una tappa fondamentale nell’approvazione definitiva della legge sul premierato. Che però adesso potrebbe tornare in Aula soltanto nel 2025, visto che ci sono altre riforme da votare. Tra cui anche la riforma delle carriere dei magistrati. E mentre alla Camera si va verso l’ok anche per l’autonomia differenziata, 180 costituzionalisti firmano un appello per stare al fianco della senatrice a vita Liliana Segre…
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Al Senato passa il premierato, la madre di tutte le bandiere per Giorgia Meloni. Alla Camera l’Autonomia, la madre di tutte le bandiere per Matteo Salvini. Ma il combinato disposto non fa, di due bandiere, un disegno riformatore coerente. E questo è il primo elemento: le due riforme, appunto perché bandiere, in qualche misura anche dell’uno contro l’altro – per l’una è il “chi comanda”, per l’altro il prezzo identitario della fedeltà - non si parlano.
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Questo è un appello, forse una sfida, sicuramente un messaggio su un tema che cambierà il futuro del nostro Paese. Giorgia Meloni, facciamo un gioco? Non c’è nessun agguato, è tutto trasparente. Lei porta avanti il suo progetto di premierato alla Camera e al Senato, che ha definito “la madre di tutte le riforme”, fino ad arrivare al referendum. C’è un unico dettaglio, ovvero la posta in gioco: in caso di sconfitta deve dimettersi.
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Europee, la crescita del Pd dà ragione alla leadership di Schlein. Ora va costruita un’alleanza contro la destra | In In evidenza In Analisi | Di Di Nadia Urbinati Le elezioni europee ci hanno offerto una pietanza agrodolce. Da un lato, quello continentale, hanno dimostrato in maniera palese il rischio che le destre acquistino potere rappresentativo nel governo dell’Unione. E, soprattutto, che nell’opinione pubblica europea si…
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L’Europa dopo il voto europeo non è al suo anno zero, come si tende a dire con espressione abusata e inadeguata. Non lo è, ma i vecchi assetti hanno subito un colpo le cui conseguenze si riveleranno via via nel tempo. La Francia non è mai stata così vicina ad avere un governo di estrema destra destinato a contraddire il vangelo laico della Quinta Repubblica messo a punto dal generale De Gaulle: nessun accordo con gli eredi di Petain e di Vichy, la destra esiste ma deve essere repubblicana, ossia legittimarsi…
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“Mi fa arrabbiare che l’unico leader donna al G7 limiti i diritti delle altre donne. È la scelta di una premier, non dell’Italia”. Non usa mezze parole la segretaria del Pd Elly Schlein nell’attaccare la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che durante l’ultima riunione del G7 non si è minimamente spesa per difendere i diritti delle donne, a partire dal diritto all’aborto. Un’intervista in cui Schlein si è detta “contenta che il Pd abbia recuperato 5 punti…
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Bologna — «Voglio scrivere un programma comune con le opposizioni. Perché ora l’alternativa è possibile. A Meloni dico che stiamo arrivando, e li fermeremo». Elly Schlein parla dal palco di Repubblica delle Idee a Bologna, intervistata da Maurizio Molinari. In prima fila tutto il Pd. Tanti gli applausi. In Puglia al G7 la parola aborto è sparita dalla dichiarazione finale. Come ha vissuto quest…
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E se la tanto contestata elezione diretta del premier servisse soprattutto ad Elly Schlein? Nel nuovo “bipolarismo femminile” sancito dal voto europeo si cela, a ben vedere, un quesito del tutto paradossale. Infatti, Giorgia Meloni non ha bisogno del premierato per tornare a vincere. Al contrario la segretaria del Pd, senza tale riforma, difficilmente riuscirà a conquistare la premiership del Paese.
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Le duellanti. Il confronto tra due leader donne può trasformare la politica. E ci pensa anche il M5S
Due leader donne, Giorgia e Elly. Che risultano vincenti. A dispetto di chi ha voluto impedire tra loro quel faccia a faccia che in tempi di astensionismo dilagante avrebbe potuto avere l'effetto di coinvolgere gli indifferenti. Le due si sono sentite al telefono dopo una vittoria che le ha
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Una... bozza di “bipolarismo”. Missione compiuta, in Italia, per Meloni e Schlein che, radicalizzando e rendendo nominale lo scontro, sono riuscite nell’intento segretamente condiviso: abbassare il più possibile la rilevanza delle forze intermedie e porre gli aventi diritto al voto (o almeno quelli interessati a esprimersi) innanzi a un bivio. L’idea, coltivata poco a poco, ha dato i suoi frutti: Giorgia ha personalizzato la battaglia, ci ha messo faccia e nome di battesimo – sbandierato, scandito…
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(Adnkronos) – Botta e risposta tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein all’indomani delle elezioni europee. “Quello che io vedo, nell’alto risultato di Fratoianni e nel buon risultato del Pd a guida Schlein, è un rischio radicalizzazione a sinistra che tra l’altro noi abbiamo visto in questi mesi nei toni e nei contenuti. Però sicuramente c’è stata una parte di semplificazione del quadro, che è una buona notizia”, ha detto Meloni a ‘Cinque minuti’ su Rai1, commentando…
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