Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale che interviene sul titolo IV della Costituzione introducendo la separazione tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Si tratta, quindi, di distinguere le carriere dei giudici – che emettono le sentenze – da quelle dei pubblici ministeri, che rappresentano la pubblica accusa.
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Politici e curiosi escono dal teatro Parenti di Milano. Hanno tutti le idee chiare, ma sono qui per ascoltare le ragioni del Sì e pure le storie (tante, troppe) di malagiustizia che vengono presentate sul palco. Entrare nelle sale è praticamente impossibile. Lo staff si affretta a recuperare le sedie da aggiungere, soprattutto in vista dell’arrivo di Giorgia Meloni, che chiuderà l’evento. Sul palco si alternano politici, magistrati, vittime della malagiustizia.
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La separazione delle carriere «è cosa buona e giusta». È una cosa di destra, di sinistra (anche se qualcuno da quelle parti fa lo smemorato) e di centro. È un atto di buonsenso, è l’anello mancante del giusto processo. È davvero, parafrasando Tolkien, una riforma «a lungo attesa». Si
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Uno sguardo giuridico al quesito referendario del 22-23 marzo sulla separazione delle carriere di pubblici ministeri e magistrati (Perugia) Il 6 marzo l’aula magna di Palazzo Gallenga-Stuart ha aperto le porte alla città di Perugia per permettere a tutti di informarsi sul referendum costituzionale del 22-23 marzo riguardo la separazione delle carriere di pubblici ministeri e magistrati. Per l’Università per Stranieri di Perugia hanno partecipato i professori Francesco Duranti e Paolo Morozzo Della Rocca…
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