Cari amici vicini e lontani, non so cosa pensare di fronte all’ennesimo alterco tra il presidente americano che minaccia e il presidente dell’assemblea iraniana (sic) che provoca. Allora Trump è per definizione brutto e cattivo ma dall’altra parte abbiamo una nazione governata (ancora?) dagli ayatollah che hanno messo nero su bianco, nella costituzione, la distruzione dello stato di Israele. Io non sarei molto tranquillo se possedessero l’arma nucleare.
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A Grandangolo l’analisi del professor Esmail Mohades sulla guerra in Iran e le tensioni in Medio Oriente: nucleare, ruolo dell’Occidente, Paesi del Golfo e stallo diplomatico tra Stati Uniti e Teheran. Nel nuovo appuntamento di Grandangolo, la rubrica in onda ogni martedì alle 18:30 su Il Capoluogo d’Abruzzo e su Rete8, il professore e intellettuale iraniano Esmail Mohades in studio per un’analisi a tutto campo sulla complessa situazione della guerra in Iran e sullo scenario geopolitico del Medio Oriente.
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La tregua è appesa a un filo, ha detto il presidente Trump. La speranza è che sia una delle sue abituali dichiarazioni roboanti, sempre smentite dai fatti. Ma l’impressione è che davvero – fallito l’ennesimo round negoziale – la ripresa del conflitto possa essere dietro l’angolo, con le catastrofiche conseguenze per tutti: per gli abitanti della regione e per l’intera comunità internazionale. In Occidente, l’interpretazione prevalente è che i pasdaran rifiutino gli…
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GERUSALEMME – Non è una situazione chiara quella in cui Trump arriva in Cina: sull’incontro incombono l’ombra di una possibile ripresa della guerra contro l’Iran ma anche l’incertezza su quali siano i reali obietti del presidente americano. Ne abbiamo parlato con Gregory Gause, esperto del Middle East Institute di Washington, e professore emerito di Affari internazionali alla Bush School of Gover…
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Da sempre, negli scontri e nelle rivalità, la minaccia si è rivelata un forte e decisivo strumento da usare nelle trattative; è l’anticamera del pericolo reale e scuote le coscienze impaurite e intorpidite dall’imprevedibilità. È lo strumento che Trump sta usando nella sua guerra «personale» contro l’Iran, che, per nulla impressionata, sta rispondendo colpo su colpo con la sua irremovibilità politica e militare alla prepotenza americana
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Che fare? Sicuramente l’amministrazione Usa non vede in questa domanda l’ombra del leninismo, ma altrettanto certamente ne sono in questi giorni ossessionati. Ieri Trump ha riunito il vertice operativo per analizzare le possibili opzioni dopo la risposta iraniana al suo “memorandum”; il vicepresidente JD Vance, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo di stato maggiore congiunto generale Dan Caine, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri…
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L'aggressione di Usa e Israele ha rafforzato il potere dell'élite di Teheran che lucra in dollari dalla vendita di petrolio e prodotti petrolchimici. Ecco perché la parte antimperialista e quella neoliberista sono antagoniste solo all'apparenza Per sette settimane, le forze aeree statunitensi e israeliane hanno dominato i cieli iraniani. La sorveglianza ad alta quota, gli attacchi di precisione contro infrastrutture militari e palazzi residenziali a Teheran, e le rotte di volo pressoché indisturbate hanno caratterizzato la fase iniziale del…
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Circa diciotto mesi fa pubblicai un libro nel quale sostenevo che, nel suo secondo mandato, Donald Trump avrebbe accelerato lo smantellamento del sistema multilaterale, scatenato nuove guerre commerciali, aumentato il rischio di conflitti militari, normalizzato la violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti e accelerato il declino dell’impero americano, già indebolito da dece…
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L’ ennesima possibilità di firmare un accordo tra gli Usa e l’Iran è sfumata. Quali conseguenze ci saranno nello scacchiere mediorientale e globale? E come si evolverà il riassetto geopolitico della regione? Le reciproche strategie della tensione, quella della Casa Bianca tesa a strangolare l’economia iraniana già in affanno con bombardamenti, sanzioni e il blocco navale alle petroliere di Teheran, e quella degli Ayatollah mirata a soffocare l’economia globale impedendo con i temibili barchini…
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Che succede nella vita quotidiana in Iran? Come reagisce la popolazione allo stato di guerra permanente con gli Stati Uniti ed Israele? Un citizen-journalist iraniano, inviando un file audio al sito IranWire - sito di base a Londra che ha una rete di cittadini giornalisti all’interno, gole profonde nel regime e monitora la stampa interna - ha descritto il pessimo stato mentale e psicologico medio dei cittadini iraniani dopo le proteste di massa svoltesi a dicembre scorso e represse duramente nel sangue dalle…
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Che la geopolitica mondiale sia da decenni dominata dal desiderio di controllare i flussi marittimi e, in particolare, quelli delle materie strategiche, è cosa nota. Che la Cina sia uno degli obiettivi della guerra attuale degli Stati Uniti nelle acque antistanti Hormuz, come già prima nel cambio di regime in Venezuela, è ormai altrettanto noto, anche se non se ne parla adeguatamente. Perché, nelle intenzioni americane, quella avviata il 28 febbraio scorso è fra le più grandi, al momento, guerre alle catene di approvvigionamento del suo…
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Incertezze e instabilità dominano il Golfo Persico Falliti anche i più recenti tentativi di trovare un accordo tra Stati Uniti e Iran appare inutile attribuire credibilità alle contraddittorie dichiarazioni di Donald Trump, forse interessato più ad alimentare incertezze che mettono in difficoltà l’economia mondiale ma stanno gonfiando Wall Street e l’export energetico statunitense. Al di là delle scaramucce nel Golfo Persico degli ultimi giorni, l’impressione è che i negoziati guidati dal…
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Quando il 28 febbraio i primi missili Usa hanno devastato la residenza del Leader Supremo della Repubblica iraniana, i megafoni di Washington davano la notizia di un’operazione breve e risolutiva. Dieci settimane dopo, non c’è sul tavolo nessuna conclusione né sul piano militare né su quello diplomatico e non ci sono neanche segni di imminente fine del conflitto. Il bilancio politico per gli Stati uniti si rivela pesantissimo: credibilità erosa, basi militari impraticabili e alleati in fuga.
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Nell’uno come nell’altro caso ci sono i due contendenti con un convitato di pietra che non siede al tavolo ma gioca una sua partita: tra Usa e Iran c’è Israele, tra Russia e Ucraina l’Unione Europea. I mediatori sono importanti ma solo fino a un certo punto fidati: il Pakistan è sospettato di un eccesso di simpatia per l’Iran (e infatti è tornato in scena il Qatar), gli Usa di Trump non piacciono a Zelensky e ai suoi che però devono sopportarli.
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Dopo l'azione preventiva e efficace degli aerei americani e israeliani contro la grande offensiva missilistica che l'Iran aveva pianificato da tempo per devastare Israele e le installazioni statunitensi sparse nella regione, da Erbil nel nord dell'Iraq fino al Qatar, con circa 2.500 missili balistici dal peso compreso fra le 15 e le 26 tonnellate, oltre a numerosi droni, la guerra americana contro l'Iran aveva un secondo atto pronto, lì a portata di mano.
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Ex ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ed ex consigliera per la Sicurezza nazionale durante l’amministrazione Obama, Susan E. Rice ha contribuito alla stesura dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015. È una voce autorevole nell’analisi della crisi attuale. Le chiediamo: a quali condizioni sarebbe possibile riaprire uno spazio di negoziazione e magari far rivivere quegli accordi fondamentali per la pace…
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Continua la saga della guerra-non guerra. Quella in cui ogni tentativo di dialogo viene subito corretto da un attacco, ogni spiraglio diplomatico da una minaccia, ogni apertura da una posizione massimalista. Due strade ormai ben tracciate si sovrappongono: quella negoziale, che dovrebbe portare alla fine delle ostilità, e quella militare, che continua a ricordare a tutti quanto rapidamente il conflitto possa riaccendersi.
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Alan Eyre è stato un pioniere del dialogo con l’Iran: primo portavoce del dipartimento di Stato a parlare farsi, fu anche l'unico diplomatico di carriera a far parte del team negoziale che dal 2010 al 2015 lavorò all’accordo nucleare (Jcpoa). “Qualsiasi accordo che l'amministrazione Trump può raggiungere con l’Iran, ammesso che ci riesca, sarà lo stesso di Obama”, dice. “La guerra è stata una fal…
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Un quartetto di potenze regionali ha preso in mano la mediazione tra Stati Uniti e Iran. Con l’obiettivo vitale di evitare una ripresa devastante, anche per la loro economia, del conflitto. E quello subordinato, ma più a lungo respiro di ridisegnare il Medio Oriente. In maniera diversa rispetto ai progetti di Benjamin Netanyahu. Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto si sono spesi per frenar…
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Con una buona dose di dadaismo Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, dichiara all’intero pianeta che l’Iran è stato sconfitto e che è al collasso. Peccato che l’Iran non lo sappia, aggiungiamo noi, e continui anzi a resistere come prima, senza in alcun modo piegarsi al vile e neo-barbarico aggressore, voglio dire a Usraele, mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontier. A dirla tutta sembra invece che sia proprio Washington al collasso in Iran…
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WASHINGTON – Aaron David Miller, per anni inviato del dipartimento di Stato in Medio Oriente, azzarda questa previsione: «Le opzioni sul tavolo in Iran sono due: l’accordo di una pagina per fermare la guerra e iniziare un vero negoziato di pace; oppure la ripresa ancora più dura del conflitto. Il tempo sta dalla parte di Teheran, che ha una soglia di tolleranza più alta, quindi è probabile che il…
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La guerra tra Stati Uniti e Iran si muove in uno spazio in cui le operazioni militari contano quanto le loro interpretazioni politiche. Non è soltanto ciò che accade sul terreno a definire il conflitto, ma il modo in cui viene sospeso, riattivato e raccontato. È in questo spazio ambiguo che il conflitto viene letto anche alla luce di una norma pensata per limitarne la durata e perimetro: il War powers resolution act.
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La popolazione iraniana sta trascorrendo i giorni della guerra e del “cessate il fuoco” temporaneo tra terrore e speranza. I cittadini per le strade sono come avvolti da una pesante cappa di paura indotta dalla propaganda del regime e da una minacciosa presenza militare che ha trasformato il volto delle città in un’enorme guarnigione. La macchina della propaganda della R…
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La «Furia epica» di Donald Trump non ha portato al cambio di regime in Iran, ma ha sconvolto equilibri strategici ed economici. Nessun comparto è passato indenne attraverso la tempesta. Il modo in cui Trump ha iniziato e poi condotto la guerra ha acuito le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. I Paesi europei si lamentano per non essere stati consultati. Il presidente americano ha replicato minacciando di ritirare…
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