In questa fase in cui la Difesa, anche a causa dell’ipotesi ventilata dal presidente Donald Trump di un passo indietro degli Usa. così da lasciare ai 27 paesi Ue il compito di pensare loro stessi alla propria sicurezza, è al centro dei vertici europei e del dibattito politico, non manca chi mette in evidenza l’impatto che nuovi investimenti nel settore garantire su piano occupazionale. Tra questi il ministro Guido Crosetto
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"Rearm Europe, non avete capito? Un vero e proprio trasferimento di soldi" | Con Termometro Politico
Da un paio di settimane, l’UE ha approvato “Rearm Europe”: 800 miliardi saranno spesi a favore di armi e tecnologie per la difesa, per la durata di 4 anni in tutti gli Stati membri. Il tutto senza che gli stringenti vincoli del Patto di stabilità possano limitare la spesa. Passaggio che alla fine ha segnato l’inizio di un clamoroso cambio di passo dell’Europa, da anni sostenitrice del controllo del deficit e del pareggio di bilancio.
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Keep Russia out, America in and Germany down: ecco, nella sintesi del suo primo segretario, il britannico Ismay, la missione storica della Nato. Ora che Berlino ha impegnato sul prossimo decennio mille miliardi in difesa, infrastrutture ed energia sostenibile, siamo in una fase diversa. Si può discutere del revisionismo di Mosca sui confini, delle provocazioni «ibride», di costi e implicazioni della dissuasione, ma è un fatto che i come e i quanto dell’offensiva di Trump & co.
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Roma, 22 mar. – La Commissione europea probabilmente eviterà di usare, d’ora in avanti, il roboante nome “ReArm Europe” per designare il suo piano di rafforzamento delle capacità di difesa e, più in generale, della sicurezza degli Stati membri, per non urtare la sensibilità di alcuni governi e delle loro opinioni pubbliche, in particolare in Italia e Spagna, che non considerano appropriato il linguaggio bellico e l’evocazione di un “riarmo” come se l’Europa si stesse inevitabilmente avviando alla…
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Dove va l’Europa? Se qualcuno attendeva il Consiglio europeo del 20 marzo per avere qualche risposta, sarà rimasto deluso. O forse, più correttamente, confuso. La decisione dei leader europei sulla difesa, infatti, ha raggiunto l’unanimità: ok convinto alla proposta della Commissione von der Leyen di investire sul riarmo e di destinarvi, in maniera non certo simbolica, maggiori fondi. Tuttavia, l’unione di intenti dei paesi membri si è fermata al “cosa”, cioè allo spendere di più.
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Come scienziati — molti impegnati anche in discipline coinvolte nella tecnologia militare — come intellettuali, come cittadini consapevoli dei rischi globali attuali, crediamo che sia un obbligo morale e civico di ogni persona di buona volontà far sentire la propria voce contro l’appello per una ulteriore militarizzazione europea, ed esortare al dialogo, alla tolleranza e alla diplomazia. Una forte militarizzazione non difende la pace; porta alla guerra.
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